inchiesta

Fondi Lega, la traccia dei 49 milioni in operazioni bancarie. Perquisita la società di un deputato leghista

La Guardia di finanza nella sede di Boniardi Grafiche riconducibile al deputato del Carroccio Fabio Massimo Boniardi (non indagato).

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

2' di lettura

La traccia della presunta frode da 49 milioni di euro della Lega si potrebbe celare, in parte, nei passaggi di capitali verso diversi conti correnti. Un’ipotesi che trova conferma nelle perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Genova nella sede di Boniardi Grafiche, società direttamente riconducibile al deputato leghista Fabio Massimo Boniardi, non indagato. In ballo ci sono 450mila euro che passano dal conto corrente accesso in Banca Aletti e intestato all'Associazione Maroni presidente verso il conto dell’azienda del parlamentare, per poi finire in altri conti riconducibili al partito.

I fondi della Lega
L’inchiesta è quella sul presunto riciclaggio che ci sarebbe dietro la sparizione dei 49 milioni di euro di fondi pubblici «ottenuti illecitamente» dalla Lega tra il 2008 e il 2010 attraverso l'ex Senatùr Umberto Bossi e il suo tesoriere Francesco Belsito. I reati di cui erano accusati Bossi e Belsito sono caduti in prescrizione. Tuttavia la Corte di Cassazione ha confermato la confisca definitiva dei 49 milioni. Nella sua requisitoria in Cassazione, il Pg Marco Dall'Olio, aveva invece chiesto la conferma delle condanne per Belsito e Bossi, parlando di «indubbie spese per la famiglia Bossi». «Non è vero che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva “rimborso autisti”. Ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi. E non è un aspetto secondario - aveva sottolineato Dall'Olio - , è sotto questo profilo che si configura il reato di truffa».

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Indagato l’assessore regionale
In questo filone d’indagine è già iscritto nel registro degli indagati l’assessore regionale Stefano Bruno Galli. Già a dicembre scorso i pm di Genova avevano provato a perquisire la sede della società Boniardi, ma non era stato possibile in quanto il deputato leghista aveva eletto domicilio proprio all’indirizzo aziendale. La Procura, così, ha chiesto l’autorizzazione a procedere al Parlamento che l’ha concessa all’inizio di agosto.

Documenti bancari
I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria, guidati dal colonnello Maurizio Cintura, hanno acquisito documenti cartacei e informatici su disposizione del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Paola Calleri. Secondo l’accusa circa 450mila euro sarebbero transitati da Banca Aletti all’associazione Maroni presidente. Da questa, poi, sarebbero stati girati su alcuni conti riconducibili alla Lega. I 450mila euro, infatti, tramite Galli sarebbero formalmente stati utilizzati per acquistare del materiale a sostegno della campagna elettorale della Lega ma, in realtà, non sarebbero stati mai spesi e sarebbero rientrati in altri conti correnti, riconducibili al partito. Delle due società destinatarie delle perquisizioni la prima - la Boniardi Grafiche - è riconducibile al deputato leghista Fabio Massimo Boniardi.


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