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Fondi, il patrimonio supera i 2mila miliardi

di Isabella Della Valle


3' di lettura

Con 2mila miliardi di patrimonio gestito, l’industria italiana dell’asset management a maggio ha toccato un picco storico. Si tratta di una cifra enorme che potrebbe quasi compensare il debito pubblico italiano. Ma soprattutto è una cifra che conferma il risparmio delle famiglie come asset fondamentale per il nostro Paese. In questi anni i mercati finanziari hanno attraversato fasi più o meno complesse, in cui spesso la volatilità ne ha dettato l’andamento, ma l’industria del risparmio gestito ha sempre tenuto la rotta. A dimostrarlo ci sono i numeri conseguiti ogni mese che hanno portato il settore nei primi cinque mesi dell’anno a viaggiare con una raccolta positiva per oltre 48 miliardi, vale a dire poco meno di quanto incassato nel corso di tutto il 2016 (56 miliardi) e oltre il 30% di quanto raccolto nel 2015, anno record per il sistema che difficilmente si ripeterà (141 miliardi).

A maggio nelle casse dei gestori sono entrati complessivamente 11,5 miliardi (erano 9 ad aprile), grazie allo sprint dei fondi che hanno raccolto 12,4 miliardi, tamponando così la perdita accusata dalle gestioni di portafoglio,in rosso per un miliardo. Un altro dato importante emerso dalle statistiche di maggio, riguarda il sorpasso delle gestioni collettive (salite oltre mille miliardi) rispetto a quelle di portafoglio: le prime ora pesano sul patrimonio totale per il 50,3%, le seconde per il 49,7. È la prima volta che accade. Un contributo alla crescita del settore arriva sicuramente dai Pir (piani individuali di risparmio), diventati per molte Sgr i prodotti di punta sui quali indirizzare i flussi della clientela. Del resto sono la novità del 2017 e, anche se al momento non è ancora possibile quantificarne l’andamento su base mensile, dai dati diffusi dalle singole società appare evidente come la leva fiscale da un lato e l’offerta di un’alternativa alla tradizionale diversificazione dei portafogli dall’altro, stiano dando i risultati. Analizzando più nel dettaglio il segmento dei fondi aperti, i campioni di raccolta sono stati i prodotti obbligazionari che a maggio hanno più che raddoppiato il saldo rispetto ad aprile, passando da 3,4 a 7,3 miliardi. In netto recupero anche i flessibili, in attivo per 2,7 miliardi, gli azionari (passati da 422 milioni di aprile agli attuali 2,2 miliardi) e i bilanciati (da 1,3 a 2,2 miliardi). In caduta libera, invece, i monetari territorio negativo per 2,2 miliardi rispetto ai 466 milioni precedenti. Al di là della raccolta, su base annua i fondi che hanno dato le maggiori soddisfazioni sono stati gli azionari che mediamente hanno reso poco meno del 16% con picchi del 24,5% per i prodotti investiti sui mercati emergenti, ma si sono comportati bene anche i fondi focalizzati sul Pacifico e su Piazza Affari, saliti rispettivamente del 18 e del 17 per cento. La grande attrazione per gli obbligazionari, invece, non è giustificata dalle performance: a livello di categoria la rivalutazione è stata dell’1,9%. I flessibili sono cresciuti del 4%, i bilanciati del 5.

Per quanto riguarda i gruppi, il dato migliore in assoluto in termini di raccolta è stato ottenuto da Generali che, grazie ai fondi aperti, ha incassato più di 3 miliardi. Molto positivo anche il bilancio per Amundi (2,5 miliardi) che nei giorni scorsi ha perfezionato l’acquisizione di Pioneer Investments. Intesa San Paolo ha raccolto 1,2 miliardi, mentre Anima e Ubi rispettivamente 696 e 569 milioni. Conti in rosso, invece, per Allianz (775 milioni), Pioneer (-275 milioni), State Street Global (-172 milioni) e Franklin Templeton (-125 milioni).

MAPPA MENSILE DEL RISPARMIO GESTITO Fonte: Assogestioni
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