dati covip 2020

Fondi pensione, nell’anno della pandemia rendimenti al 3%. Ancora battuto il TFR (+1,8%)

Tra il 2011 e il 2020 rendimenti medi annui composti pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,7 per i fondi aperti, al 3,3 per i PIP di ramo III e al 2,4 per cento per le gestioni di ramo I

di Davide Colombo

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Nell'anno della pandemia e del blocco cautelativo dei risparmi, cresciuti sui conti bancari di 160 miliardi per metà da parte delle imprese e per metà dalle famiglia, anche la previdenza complementare ha segnato il passo. Le adesioni registrate a fine 2020 erano solo 236mila in più (+2,6% rispetto al +4% del 2019), per un totale di 9 milioni e 353mila iscritti. Questo valore va depurato dalle posizioni multiple (in questo caso di scende a 8,480 milioni) e dalle posizioni divenute silenti, poiché l'iscritto ha sospeso i contributi ormai da tempo.

Nei dati della Commissione di vigilanza (Covip) appena pubblicati si legge che a dicembre le risorse destinate alle prestazioni erano circa 196 miliardi, 11 in più sull'anno, mentre i rendimenti, dopo una partenza in perdita, hanno alla fine chiuso in positivo. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti per i fondi negoziali e per i fondi aperti sono cresciuti, rispettivamente, del 3,1 e 2,,9%, mentre i PIP di ramo III hanno subito una limatura dello 0,2%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato +1,4%.

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Incognita 2021 sul risparmio previdenziale

La domanda che si pongono gli analisti e gli operatori del settore è ora sulla ripartenza o meno del risparmio previdenziale, tenendo in debito conto la grave eredità della crisi sanitaria (per nulla conclusa) sul mercato del lavoro, con statistiche ufficiali che al momento stimano perdite attorno ai 450mila posti. Un'ipoteca non da poco in un contesto nel quale restano intatti i tanti nodi italiani che impediscono una migliore allocazione del risparmio in previdenza complementare: una contribuzione obbligatoria di primo pilastro molto elevata, piccole dimensioni aziendali che frenano l'adesione ai fondi negoziali, sostanziale assenza di interessa da parte dei dipendenti pubblici, fiscalità svantaggiosa, commissione elevate e scarsa competitività dei fondi aperti e dei PIP.

Le adesioni al palo

Rispetto alla fine del 2019, nei fondi negoziali si sono registrate circa 101.000 posizioni in più (3,2%), per un totale di 3,261 milioni. I maggiori incrementi nel fondo destinato ai lavoratori del settore edile, (20.600 unità in più) e in quello rivolto ai dipendenti pubblici (14.000 unità in più). Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano ora 1,628 milioni di posizioni, 76.000 unità in più (4,9%), mentre per i PIP “nuovi” il totale delle posizioni, 3,508 milioni, è in aumento di 89.000 unità (2,6%).

Contributi in frenata

Il patrimonio dei fondi negoziali è ora pari a 60,4 miliardi (+7,5%), mentre i fondi aperti segnano 25,4 miliardi e in PIP “nuovi” 39,2 miliardi, con un aumento, rispettivamente, del 11,1 e del 10,4%. I versamenti contributivi sono cresciuti di 12,4 miliardi (+3%), assai meno dunque rispetto ai trend degli ultimi anni (poco sopra il 5%). Nella Nota Covip segnala, in particolare, il calo dei contributi osservato nel secondo trimestre, in corrispondenza della fase più acuta della crisi, poi recuperato nei mesi successivi. La differenza tra il flusso complessivo incassato nel 2020 e quello del 2019 è positiva per circa 350 milioni a livello di sistema, e nelle diverse tipologie di forma pensionistica è positiva sia per i fondi negoziali e per i fondi aperti sia, seppure in misura marginale, per i PIP.

Chi sceglie il TFR perde sempre

Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale - conclude come di consueto l'analisi Covip - si conferma anche a fine 2020 che il bilancio è positivo per chi ha scelto di puntare sulla previdenza complementare. Nei dieci anni da inizio 2011 a fine 2020, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,7 per i fondi aperti, al 3,3 per i PIP di ramo III e al 2,4 per cento per le gestioni di ramo I; nello stesso periodo, la rivalutazione del TFR è risultata pari all'1,8% annuo. Covip non fornisce ancora i dati di flusso complessivo di TFR generato dal sistema produttivo per il 2020. Solo per memoria ricordiamo che l'anno prima è stato pari a circa 27,4 miliardi: soltanto 6,3 sono stati girati ai fondi pensione, 15,2 sono rimasti nei bilanci delle aziende e 5,9 sono andati al fondo di Tesoreria gestito da Inps. Sui rendimenti perduti con questi ultimi due tipi di opzione ogni singolo lavoratore può provare riflettere senza difficoltà.


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