Campagna adesioni

Fondi pensione, più che il silenzio/assenso serve informare e formare fin dalla scuola

Il Direttore Generale del fondo pensione Previndai (Dirigenti) interviene sul dibattito sul rilancio delle adesioni tramite una campagna informativa pubblica

di Oliva Masini (*)

3' di lettura

È l'attualità ad aver riportato sotto i riflettori l'ipotesi di un nuovo semestre di silenzio-assenso per l'adesione ai fondi pensione negoziali. Il dossier è infatti arrivato sul tavolo governo-sindacati per la riforma del sistema pensionistico, che comprende anche un capitolo sulla previdenza complementare. Ma di cosa si tratterebbe? Si ripeterebbe quello che è avvenuto nel 2007, quando entrò in vigore l'attuale normativa: tutti coloro il cui Tfr era accantonato in azienda avevano sei mesi di tempo per decidere se confermare questa opzione o indirizzare quanto maturato da quel momento in poi alla previdenza complementare.

In assenza di una scelta esplicita, il Tfr veniva automaticamente incanalato verso il comparto più prudente del fondo di categoria. Da quel momento, a chi entra nel mondo del lavoro si ripropone lo stesso meccanismo. Il nuovo semestre di silenzio assenso riguarderebbe quindi tutti coloro che ancora mantengono il Tfr in azienda: una sorta di richiamo a porre attenzione a questo tema.

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Una operazione utile?

Siamo sicuri che sia sufficiente ricordare, a distanza di 15 anni, che il Tfr può essere utilizzato per le pensioni future? Oggi come allora il tema non è dare l'opportunità di compilare un modulo barrando una casella. Se l'operazione si concretizzasse in questo, personalmente ritengo che non sarebbe affatto utile. Scopriremmo che sono molto più attenti e sensibili a queste tematiche i lavoratori più prossimi alla pensione mentre i giovani – per i quali la previdenza complementare è una necessità – continuerebbero a disinteressarsi della questione, posta in questi termini. Eppure, chi si affaccia oggi al mondo del lavoro ha davanti a sé un percorso meno stabile e spesso discontinuo, con inevitabili effetti sui trattamenti pensionistici.

È vero che i giovani si sono attrezzati e reagiscono con dinamicità al nuovo ecosistema lavorativo ma certo non si fermano a pensare al domani, figuriamoci al dopodomani. Come può dunque un modulo da barrare sensibilizzare sulla necessità di iniziare presto a costruire le basi economiche per una vecchiaia serena? Se poi si vuole fare affidamento sulla “non scelta” per indirizzare il Tfr alla previdenza complementare, temo non si otterrà molto e, francamente, lo ritengo poco coerente con il ‘prodotto' che si vuole offrire. In Previndai, infatti, non ci stanchiamo mai di ripetere che la previdenza complementare è, e deve essere, la previdenza delle scelte. Scelte consapevoli, informate, adeguate al profilo degli aderenti.

Il fascino della bacchetta magica

Che fare allora? Credo che sia necessario innanzitutto affrontare la questione senza cedere al fascino della “bacchetta magica”: un intervento a cui si affidi il potere taumaturgico di risolvere in un battito di ciglia l'annosa questione della scarsa adesione dei lavoratori italiani alla previdenza complementare. Il problema, infatti, ha radici profonde: quanti giovani hanno la consapevolezza di quanto calerà il loro reddito disponibile passando dall'ultimo stipendio alla pensione? Informare e formare, fin dalla scuola, dovrebbe diventare una priorità.

Non si può affrontare un tema simile in maniera spot, ogni 15 anni: che sia pubblicità progresso, cartoni animati, formazione a scuola o in azienda, occorre che l'attenzione all'argomento sia continua. Soprattutto se si pensa che avendo occasione di parlare di questi temi si suscita sempre attenzione negli interlocutori e chi lavora nel nostro mondo lo sa bene. Spesso ci si sente chiedere: “Perché nessuno me lo ha mai detto?” Quando questa domanda arriva da un giovane, l'obiettivo è raggiunto. Ogni volta che arriverà da un cinquantenne, dimostrerà che la battaglia è stata persa.

Infine, altra leva potrebbe essere quella fiscale. Un intervento che certo avrebbe un peso sulle casse dello Stato ma che probabilmente, soprattutto in ottica futura e se pensato a favore dei giovani, potrebbe evitare esborsi per garantire un tenore di vita dignitoso agli anziani di domani.

(*) Direttore Generale Previndai

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