ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa relazione Covip 2021

Fondi pensione, rendimenti più elevati del Tfr: si arriva fino all’11%

Il presidente dell'Authority Padula lancia l'allarme sulla copertura previdenziale delle cosiddette fasce deboli, a partire dai giovani e dalle donne, e auspica correttivi

di Marco Rogari

Pensioni, nuovo scivolo in arrivo nelle aziende in crisi

5' di lettura

Non solo ha retto l'impatto della pandemia, ma è riuscito a far registrare tassi di crescita simili a quelli del periodo precedente l'era Covid. Il sistema di previdenza complementare ha chiuso il 2021 con 8,8 milioni di iscritti, in aumento del 3,9% rispetto al 2020, anche se nel 27,2% dei casi (2,4 milioni) non sono stati effettuati versamenti di contributi. E sempre lo scorso anno nel pianeta delle “forme integrative” il risparmio previdenziale ha raggiunto i 213,3 miliardi, in salita del 7,8%, e i rendimenti sono risultati quasi in toto sensibilmente più elevati della rivalutazione del 3,6%, al netto delle tasse, fatta registrare dal Tfr: 4,9% e 6,4%, rispettivamente, per i fondi negoziali e aperti; 11% per i Piani individuali pensionistici (Pip) “nuovi” di ramo III; 1,3% per le gestioni separate di ramo I.

Ma il presidente della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Mario Padula, nelle sue “Considerazioni” sulla relazione annuale riguardante l'attività svolta lo scorso anno dall'Authority, lancia l'allarme su alcuni rischi collegati alle ricadute del conflitto russo-ucraino e ai mutamenti del contesto macroeconomico e sociale. A cominciare da quello dell'allontanamento di giovani, donne e lavoratori del Mezzogiorno, ovvero dei soggetti più fragili sul versante occupazionale, dalla prospettiva delle scelte di lungo termine, come quelle sul terreno della previdenza complementare.

Loading...

Per questo motivo Padula lancia la proposta di trasformare gli attuali incentivi fiscali previsti per l'adesione ai fondi pensione in interventi finanziari a favore delle categorie più deboli. Non solo: secondo Padula, sarebbe opportuno superare il vincolo che prevede la permanenza automatica del Tfr non devoluto alle “forme complementari” nelle imprese con meno di 50 addetti. E andrebbe avviata anche una nuova fase di silenzio-assenso per lo stesso Tfr, ma in forma riveduta e corretta, oltre all'ampliamento del modello dei fondi negoziali di settore «nella direzione di un sistema di welfare integrativo integrato».

Si riducono le forme pensionistiche integrative: 349 nel 2021

Alla fine del 2021 risultavano presenti in Italia 349 fondi pensione: 33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 72 Pip e 204 fondi preesistenti. Oltre 20 anni fa le forme pensionistiche integrative erano oltre il doppio (739).

Aderisce ai fondi il 34,7% della forza lavoro

Gli iscritti sono arrivati a quota 8,8 milioni (+3,9% sul 2020) per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze di lavoro. La Covip indica che le posizioni in essere sono 9,7 milioni (comprese quelle doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto). I fondi negoziali contano 3,4 milioni di iscritti, quasi 1,7 milioni sono le adesioni ai fondi aperti e 3,4 milioni ai Pip “nuovi”. Circa 620mila sono poi gli iscritti ai fondi preesistenti.

Under 35 solo il 17,8% degli iscritti, il 57% risiede al Nord

Come in passato la distribuzione per età vede la predominanza delle classi intermedie e più prossime al pensionamento: il 50,3% degli iscritti ai fondi pensione ha un'età compresa tra 35 e 54 anni, il 31,9% ha almeno 55 anni e solo il 17,8% ha meno di 35 anni. Il presidente Padula afferma che la percentuale della fascia di età più giovane è cresciuta di soli 0,4 punti percentuali mentre si è assistito a un progressivo spostamento dalle classi di età centrali a favore di quelle più anziane, aumentate di circa sei punti percentuali. Confermata anche la maggiore adesione alla previdenza complementare dei lavoratori delle regioni settentrionali: il 57% degli iscritti risiede al Nord.

Le risorse accumulate dalla previdenza integrativa a +7,8%

Lo scorso anno le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto i 213,3 miliardi di euro: + 7,8% sul 2020. La Covip fa notare che si tratta di un ammontare pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

Casse dei professionisti a quota 100,7 miliardi nel 2020

I dati riportati nella relazione sulle Casse di previdenza sono quelli relativi alle attività «detenute» nel 2020, che, a valori di mercato, ammontano a 100,7 miliardi e risultano in aumento di 4,7 miliardi rispetto all'anno precedente. La Commissione evidenzia che dal 2011 al 2020 queste attività sono cresciute complessivamente di 45 miliardi, ma fa sottolinea pure che «a fronte di una sostenuta dinamica di crescita nell'aggregato, permangono differenze, anche ampie, nelle attività detenute dalle singole casse: circa il 74% dell'attivo è di pertinenza dei cinque enti di dimensioni maggiori, i primi tre raggruppano circa il 55% del totale».

Contributi a livello pre-Covid: incassati 17,6 miliardi

Il flusso di contributi è tornato a crescere con un andatura simile a quella del periodo precedente la pandemia: nel 2021 sono stati incassati 17,6 miliardi: 5,8 sono affluiti ai fondi negoziali (+5,5%), 2,6 miliardi ai fondi aperti (+12,7%), 4,9 miliardi ai Pip (+6,8%) e 4 miliardi ai fondi preesistenti (+3,1%).Il 27,2% degli iscritti non ha versato contributi. Circa 2,4 milioni di iscritti, pari al 27,2% del totale, non ha effettuato versamenti nel 2021 (76mila in più sul 2020). E oltre un milione di individui non versa contributi da almeno cinque anni.

Rendimenti fino all'11%

Il 2021 si è rivelato un anno sostanzialmente positivo anche per i rendimenti dei fondi pensione, che, al netto dei costi di gestione e della fiscalità generale, hanno raggiunto in media il 4,9% per i fondi negoziali, il 6,4% per quelli aperti, l'11% per i Pip “nuovi” e l'1,3% nelle gestioni separate di ramo I. Nel report della Covip si afferma che, considerando gli ultimi 10 anni, il rendimento medio annuo dei fondi pensione negoziali e aperti è stato, rispettivamente, del 4,1%, e del 4,6%, quello dei Pip “nuovi” di ramo III del 5%, mentre è stato del 2,2% per le gestioni di ramo I. Nello stesso periodo la rivalutazione media annua del Tfr è stata dell'1,9 per cento.

Il quadro degli investimenti

La Covip osserva che l'allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, per il 53,7% del patrimonio: il 16,8% è rappresentato da titoli di debito pubblico italiano. In aumento al 22,6% i titoli di capitale (rispetto al 19,6% del 2020) e anche le quote di Oicr, passate dal 15,5 al 16%. I depositi si attestano al 6,7%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano l'1,9% del patrimonio, e sono stati sostanzialmente stabili rispetto al 2020. Complessivamente, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell'economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 40 miliardi di euro: il 22,7% del patrimonio. E i titoli di Stato ne rappresentano la fetta maggiore (29,6 miliardi).

Padula: meno vincoli per Tfr, rivedere incentivi per fasce deboli

«Non deve trascurarsi il ruolo di interventi mirati sul sistema degli incentivi all'adesione e alla contribuzione, che tengano conto di un modello del mercato del lavoro in cui uno spazio sempre più ampio hanno guadagnato i cosiddetti lavori non-standard», afferma il presidente della Covip. Che aggiunge: «Le agevolazioni previste per favorire la partecipazione e l'adeguatezza dei flussi contributivi potrebbero essere meglio direzionate, ad esempio trasformando gli incentivi fiscali in interventi finanziari a favore delle categorie più deboli. In un'ottica di efficientamento della spesa pubblica, è una scelta ottimale investire risorse su quei segmenti della popolazione più bisognosi di protezione sociale».

Secondo Padula, «andrebbe anche valorizzata la possibilità - oggi prevista solo nella fase di ingresso nel mercato del lavoro - di riportare in anni successivi la deducibilità non goduta in un determinato periodo di imposta». Un altro accorgimento da adottare sarebbe il superamento del vincolo di permanenza nelle imprese con meno di 50 dipendenti del Tfr non devoluto alla previdenza complementare. E, sempre a parere di Padula, per ampliare «adesione e protezione» potrebbe essere utile riproporre il meccanismo del “silenzio-assenso” già utilizzato nel 2007 ma con alcuni accorgimenti.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti