tecnologia

Fondi pubblici alla ricerca:  così l’Austria attira le imprese

di Roberta Miraglia


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Pubblico-privato. I laboratori di ricerca applicata dell'Austrian Institute of Technology studiano, su richiesta, soluzioni tecnologiche avanzate per le piccole e medie imprese. Il 30% dei contratti arriva dall'estero

4' di lettura

È la ricerca applicata uno dei punti di forza del sistema-Austria che offre agli investitori incentivi fiscali per l’R&D e una serie di cluster dell’innovazione dove gli istituti sono in parte finanziati con fondi pubblici.

Lo hanno spiegato a una platea di imprese italiane i rappresentanti di Aba Invest in Austria - l’agenzia nazionale per gli insediamenti esteri - e l’amministratore delegato dell’Austrian Institute of Technology durante l’incontro organizzato nei giorni scorsi a Milano presso il quartier generale di UniCredit.

L’Austria è un Paese fortemente competitivo nei settori ad alta intensità di Ricerca e Sviluppo con investimenti pari al 3,2% del Pil e può contare su 71mila ricercatori (per oltre il 70% impiegati nel settore privato), 65 istituti di ricerca extra-universitari e 60 cluster settoriali per lo scambio di competenze tra le aziende.

L’Italia, con oltre 10 miliardi di euro di stock di investimenti diretti, è oggi il quarto investitore in Austria. Inoltre, con un export verso l’Austria di oltre 10 miliardi di euro nel 2018 (in crescita del 5% medio annuo dal 2014), il nostro Paese ne è il terzo partner commerciale dopo Germania e Stati Uniti.

Oltre 300 multinazionali hanno stabilito i propri quartier generali regionali in Austria e scelto il mercato come destinazione di investimenti produttivi e tecnologici: Infineon investirà 1,6 miliardi di euro in un sito all’avanguardia per la produzione di semiconduttori di potenza in Carinzia, mentre Boehringer Ingelheim ha investito 700 milioni nella creazione di un centro per la produzione di biofarmaci a Vienna.

«L’anno scorso come Aba abbiamo assistito 28 progetti italiani realizzati su circa 300 richieste» spiega Marion Biber, direttirce per l’Italia di Aba Invest in Austria. «Quelli tedeschi sono i più numerosi: su 355 assistiti nel 2018 il 40% viene dalla Germania. Poi ci sono gli svizzeri e infine gli italiani, soprattutto dal Nord-Est». «I nostri cluster - continua - accolgono le aziende di un settore e mettono insieme tutta la catena del valore. In Alta Austria hanno sede parecchi centri di ricerca, come quello di Linz su materie plastiche e meccatronica; oppure quello sull’automotive in Stiria che si è allargato alla mobilità e include ferrovie e aerospazio. I Comet, poi, sono i centri di competenza per le eccellenze tecnologiche che operano con fondi federali che coprono dal 35 all’80% del totale».

Nei 29 centri Comet di vario livello e nei 63 progetti sviluppati il volume dei finanziamenti è stato di 2,2 miliardi, dei quali 708 milioni federali e 350 regionali.

«Lavoriamo a livello globale, il nostro mercato è l’Europa perché la tecnologia non ha confini e dunque il 30% dei nostri contratti di ricerca proviene dall’estero» racconta Anton Plimon, amministratore delegato dell’Austrian Institute of Technology (Ait). «Siamo un istituto di ricerca applicata che è per il 50,4% del Governo e per il 49,6 della Federazione delle industrie austriache. Con 1.370 dipendenti e otto centri, collaboriamo con le università e realizziamo un fatturato di 163 milioni annui. Un terzo dei nostri ricercatori si dedica alle soluzioni per Industria 4.0 e intelligenza artificiale, il resto alle infrastrutture, da quelle energetiche alla mobilità sostenibile e i trasporti a basse emissioni».

Quanto al fatturato, il 40% arriva dal Governo, il 40% dalle industrie e il 20% dai grandi progetti dell’Unione europea. «Le piccole e medie imprese hanno bisogno di una tecnolgia per un singolo prodotto - aggiunge Plimon - e l’istituto gliela fornisce utlizzando le conoscenze tecnolgiche che derivano dallo sviluppo dei grandi progetti e applicandole alle esigenze della singola azienda. Questa è la nostra missione, rendere sostenibile per le Pmi l’accesso alla tecnolgia di generazione più avanzata». L’attività è in crescita: l’anno scorso si è registrato un incremento del 15% dei contratti, segno che sono in corso molti investimenti in ricerca.

Non è solo la presenza di una rete rodata di cluster e centri di eccellenza tecnologica a spingere gli investimenti in Austria. Lo spiega Stefano Lualdi, cfo di Salvagnini Group: «Il Paese ci dà opportunità di business coerenti con la strategia di prodotto, ci permette di restare un produttore europeo con politiche di supporto favorevoli allo sviluppo soprattutto in fase di avviamento. Il sistema Paese permette relazioni corte, con burocrazia snella e risposte veloci; presenta infrastrutture evolute e chiarezza normativa». Dopo una jv con una società austriaca realizzata nel 1987, il gruppo veneto leader nella produzione di macchine industriali per la deformazione e il taglio della lamiera, nel 1993 ha aperto una società in Austria.

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