Lavoro e pandemia

Fondi quarantena, indennità sospesa per il settore privato. Statali salvi

La Fondazione consulenti del lavoro: «Nel pubblico impiego il periodo di quarantena è equiparato ad un periodo di ricovero ospedaliero, non è computato ai fini del periodo massimo del mantenimento del rapporto di lavoro e legittima la percezione dell'intera retribuzione senza alcuna decurtazione della retribuzione accessoria»

di Mariolina Sesto

2' di lettura

Mentre il governo cerca di trovare le risorse per rifinanziare il fondo per l’indennità di quarantena, leggendo l’intreccio di norme sulla materia, la Fondazione Consulenti del lavoro segnala il diverso trattamento fra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato, Con questi ultimi privati dell’indennità, mentre gli statali continuano a essere coperti.

Perché i lavoratori pubblici sono salvi

«Non va trascurato il diverso trattamento spettante ai lavoratori del pubblico impiego» scrivono i consulenti del lavoro. E spiegano: «Infatti, l'articolo 87, comma 1 del D.L. n. 18/2020, nel testo a oggi vigente, il periodo di quarantena è equiparato ad un periodo di ricovero ospedaliero, non è computato ai fini del periodo massimo del mantenimento del rapporto di lavoro (periodo di comporto) e legittima la percezione dell'intera retribuzione senza alcuna decurtazione della retribuzione accessoria con carattere fisso e continuativo». Per loro, dunque, l'esaurimento delle risorse lamentato dall' Inps per i lavoratori del settore privato non incide in alcun modo, non essendo vincolato al limite di risorse citato ed operativo per i lavoratori del settore privato, creando di fatto una discriminazione di non poca portata.

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Regole diverse nei vari settori del privato

L'esaurimento delle risorse stanziate e il mancato rifinanziamento lamentato dall'Inps carica il datore di lavoro di una responsabilità ulteriore: se i lavoratori in quarantena ottengono da un medico iscritto al SSN una certificazione di malattia, pur se contrassegnata dagli specifici codici della quarantena, prevedere un periodo con assenza di retribuzione rischia di non rispettare anche le previsioni contrattuali del singolo comparto e ordinamento contrattuale, fanno notare sempre i consulenti del lavoro. Solo in alcuni casi, infatti, le tutele economiche della malattia autorizzano l'assenza diindennità da parte del datore di lavoro. Nel caso del contratto collettivo del Commercio siglato da Confcommercio, Filcams - Cgil, Fisascat – Cisl e Uiltucs – UIL, ad esempio, “le indennità a carico del datore di lavoro non sono dovute se l'Inps non corrisponde per qualsiasi motivo l’indennità”; ma altri contratti collettivi ‘liberano' il datore di lavoro solo in caso di assenza a visita di controllo o altri eventi con responsabilità a carico del lavoratore. Nel caso di alcune figure, come i lavoratori con qualifica di impiegato del settore industriale, l'Istituto non avrebbe comunque dovuto erogare alcuna indennità rendendo lo scenario ancora più complesso e oneroso per le imprese.

La differenza tra vaccinati e non vaccinati

Il periodo di assenza per quarantena, che configurerebbe un danno economico per i lavoratori in assenza di indennità da parte dell'Inps e del datore di lavoro, è poi diverso per vaccinati e non vaccinati e questo porterebbe quindi a un danno economico maggiore per i secondi rispetto ai primi: la circolare n. 36254 dell'11 agosto del Ministero della Salute ha distinto, infatti, in una forbice compresa fra 7 e 14 giorni il periodo di quarantena, distinguendo fra soggetti che abbiano o meno completato il ciclo vaccinale e a seconda del contatto con vittime di Covid-19 con variante VOC sospetta o confermata.

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