rendimenti 2018

Fondi, resa dei conti sulle commissioni. L’indice ha fatto meglio

di Gaia Giorgio Fedi, Lucilla Incorvati


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(Afp)

4' di lettura

Il 2018 passerà alla storia come uno di quegli anni borsisticamente da dimenticare. Tra paura del rallentamento dell’economia mondiale, guerra dei dazi, fine del Qe, e ragioni interne ai singoli mercati, la volatilità l’ha fatta da padrona in tutti i listini, dal nuovo al vecchio continente. E come se non bastasse, il 2019 si apre con quella che rischia di essere una vera e propria “mazzata” per reti e consulenti: una disclosure sui costi che metterà a nudo quanto la gestione dell’investimento costa realmente e il suo impatto sui rendimenti. I fondi specializzati su Piazza Affari (secondo la classificazione di Morningstar) hanno una media di commissioni correnti pari a 2,13% sul patrimonio (sono le commissioni di gestione, le spese amministrative, legali e altre spese sostenute dal fondo, ad esclusione delle commissioni legate, se previste, al risultato: se si porta qualcosa a casa, si pagano altre somme), mentre la media delle commissioni di ingresso è pari a 2,68% del capitale versato.

Piazza Affari, che nei primi mesi dell’anno si era distinta in Europa, è stata trascinata nel vortice con gli indici che hanno chiuso decisamente in picchiata: - 16,2% il Fste Mib, - 16,6% lo Star, - 25,4% il Fste Small Cap, - 12% Aim Italia.Non è andata meglio ai fondi azionari specializzati sull’Italia. Anzi, tutta l’industria del risparmio gestito è stata travolta dalla bufera dei mercati con riscatti pesanti che a novembre hanno toccato i 4 miliardi di euro.

Il bilancio 2018 degli azionari Italia

Chi ha puntato a Piazza Affari con i fondi, al netto di costi e commissioni, ha perso più del mercato. Il fondo Zenit Multistrategy Stock-Picking Pir ha chiuso l’anno a - 27% e l’Azimut Trend Italia a - 23%. Qualche prodotto, invece, è riuscito a fare meglio, come i fondi di Anima, l’Ersel Leadersel P.M. I. e il Fideuram Italia.

«Nel 2018, in una fase molto incerta sia sul fronte interno sia sul contesto internazionale - afferma Luigi Dompè di Anima - è stato premiante, aver adottato un approccio «value». La riduzione delle valutazioni ha infatti colpito tutti gli indici, ma in misura più marcata dove i multipli erano più elevati». Come spiega Dompè, la recente correzione del mercato e il rientro delle valutazioni su valori più interessanti rispetto a quelli di inizio 2018, giustificheranno un posizionamento più neutrale, in quanto il potenziale di ribasso del mercato è limitato.

Kairos Alpha Sicav Target Italy risulta addirittura a -5,45% nel 2018, sebbene con un aggiornamento provvisorio, che non rende neutro il confronto con gli altri prodotti. «Il fondo cerca di produrre valore evitando di prendere direzione sul mercato - spiega Massimo Trabattoni, responsabile azionario Italia di Kairos -, ma non siamo contenti del risultato. La generazione di valore è una questione complicata e gli ultimi anni sono stati contrastati a livello macro, per la paura del rallentamento americano, i timori sulla stabilità politica italiana, il petrolio in altalena, la salita oltre le attese dei tassi statunitensi. Oltre al mercato senza direzione, ci ha danneggiato la perdita dei titoli a minore capitalizzazione, peggiore delle big cap, mentre di norma è sulle medie capitalizzazioni che si trova il valore».

I risultati a lungo termine

La buona gestione, soprattutto su un fondo azionario, va vista anche su un orizzonte di lungo termine. I fondi più longevi mostrano rendimenti positivi sui cinque anni. Fideuram Italia che ha chiuso l’anno a - 12,6%, ma negli ultimi cinque anni ha reso il 32,. Il fondo si distingue anche da un punto di vista dei costi, perché non prevede commissioni di performance. «Fideuram Italia ha come obiettivo quello di battere ogni anno il mercato di almeno qualche punto e quindi nel 2018 ha risentito dell’andamento negativo di Piazza Affari - sottolinea Gianluca La Calce, a.d. di Fideuram Investimenti Sgr -. Sono tre le componenti della gestione: una punta a storie che ci piacciono sotto il profilo fondamentale; una più tattica sempre su singole aziende e, infine, una più legata all’esposizione di mercato. Quest'anno, alla luce dell'incertezza politica ed economica, il gestore ha avuto un approccio prudenziale per il quale il fondo ha risentito più dell'esposizione dei titoli ad alta capitalizzazione e liquidi». Per il 2019 La Calce ritiene che da un punto di vista dei fondamentali il mercato sembri abbastanza “cheap” ma la prudenza è d'obbligo. Per questa ragione i gestori della casa saranno più cauti su settori come il lusso e la tecnologia, mentre privilegeranno quelli più value come utilities e automotive.

LA DISCESA DELLA BORSA
LA DISCESA DELLA BORSA
LA DISCESA DELLA BORSA

La visibilità per il prossimo anno è ancora molto scarsa, secondo gli operatori. «Ci sono molti fattori che creano incertezza - precisa Marco Nascimbene, gestore di Fondersel P.M. I., che ha perso il 19,5% nel 2018, ma a cinque anni guadagna il 26% -. La situazione politica italiana resta delicata; l’accordo sulla Brexit è da definire; l’entità del rallentamento dell’economia non è misurabile e potrebbe accentuare l’avversione al rischio degli investitori». Anche l’idea di Ersel, però, è che la correzione abbia creato delle opportunità; in particolare nei settori ciclici e tra le small cap, punite in modo eccessivo dal mercato, nonostante i fondamentali solidi. La parola d’ordine è dunque navigare a vista.

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