ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSalvini non sarà sentito dai giudici

Russiagate: spunta Vannucci, il terzo italiano al Metropol

Si è concluso a Milano l’interrogatorio a Gianluca Savoini, il leghista che ha cercato di fare da mediatore tra Russia e Italia per un finanziamento da 65 milioni di dollari a favore del Carroccio. Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere

di Alb.Ma.


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Da sinistra, Claudio D’Amico, Matteo Salvini e Gianluca Savoini (Ansa)

6' di lettura

«Assolutamente no». Così Francesco Greco, procuratore di Milano, ha escluso l’ipotesi che il vicepremier Matteo Salvini venga ascoltata nel corso delle indagini sul cosiddetto Russiagate: il tentativo di dirottare fondi russi nelle casse della Lega, in teoria grazie alla mediazione dall’esponente leghista Gianluca Savoini.

Proprio Savoini, esponente del Carroccio e presidente dell’associazione Lombardia-Russia, si è avvalso il 15 luglio della facoltà di non rispondere ai pubblici ministeri Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. Savoini, ascoltato in una sede esterna al Palazzo di Giustizia a Milano, è sotto indagine con l’accusa di corruzione internazionale nel vivo dell’inchiesta sul versamento di fondi russi alla Lega “grazie” a un affare sulla compravendita di petrolio a prezzo scontato. Il caso è esploso dopo la diffusione di un audio dove Savoini discute dell’affare a Mosca, in compagnia di due connazionali: l’avvocato Gianluca Meranda e il consulente Franco Vannucci.

L’ipotesi di una «pista russa» sui fondi alla Lega trova, al momento, la smentita di Mosca. Un portavoce del Cremlino ha dichiarato che il governo russo non ha mai fornito alcun sostegno finanziario a partiti e politici italiani. «Come abbiamo già detto - ha affermato Peskov - nessuno di noi dalla Russia ha mai dato sostegno finanziario ad alcun politico o partito politico in Italia. Non c'è nessun dubbio». Il Cremlino ha aperto anche a una cooperazione delle indagini: «C'è una base giuridica per la cooperazione che può essere attivata in qualsiasi momento su richiesta delle parti».

Di cosa si parla, più nel dettaglio?
L’oggetto dell’interrogatorio è l’accordo che avrebbe consentito alla Lega, il partito del vicepremier Matteo Salvini, di incassare l’equivalente di 65 milioni di dollari di fondi dalla Russia . Il retroscena è emerso da un audio pubblicato il 10 luglio da una testata statunitense, Buzzfeed, anche se le dinamiche descritte nella conversazione erano già state svelate da un’inchiesta del settimanale l’Espresso nel febbraio 2019.

L’intermediario principale dell’operazione è stato identificato in Gianluca Savoini , un esponente delle Lega che viene considerato come un emissario del partito in Russia.

Il caso è esploso prima con scandalo politico, ravvivando l’accusa di legami opachi fra il Carroccio e Mosca, per poi assumere una rilevanza penale. La Procura di Milano ha aperto formalmente un indagine a carico di Savoini per corruzione internazionale e, ora, sta valutando l’avvio di una rogatoria per fare chiarezza sui flussi finanziari che si sarebbero dovuti registrare fra la Russia e il partito che esprime uno dei due vicepremier nel governo italiano.

Ma cosa si è scoperto, esattamente, con l’audio?
L’audio diffuso da Buzzfeed, in un articolo firmato dal giornalista italiano Alberto Nardelli, è stato registrato al Metropol Hotel di Mosca. I suoi contenuti erano già stati anticipati lo scorso febbraio da un’inchiesta di due reporter dell’Espresso, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, poi autori di un libro-inchiesta sullo stesso argomento. La conversazione coinvolge un totale di sei persone: tre italiani e tre russi.

L’unica voce riconoscibile con sicurezza è quella di Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia e «sherpa» della Lega a Mosca. Ora sono emersi anche gli altri due connazionali. Il primo è Gianluca Meranda, un avvocato che ha partecipato all’evento come consulente di una banca d’affari. Meranda ha scritto una lettera a Repubblica, dove conferma la sua partecipazione (in rappresentanza di una società «interessata all'acquisto di prodotti petroliferi di origine russa») ma nega qualsiasi affiliazione politica o interesse per il finanziamento ai partiti. Il secondo, come anticipato sopra, è Francesco Vannucci, 62enne di Suvereto (Livorno). Vannucci ha dichiarato all’Ansa di essere stato presente «in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l'avvocato Gianluca Meranda».

Nell’audio, Savoini spiega l’ambizione di stringere ulteriormente i rapporti fra l’Europa e la Russia, chiamando in causa il fronte nazionalista che si è venuto a saldare in occasione del voto delle Europee del 23-26 maggio fra la stessa Lega e altri partiti dell’area come il Freiheitliche Partei Österreichs (Austria) e il Rassemblement national (Francia).

LEGGI/Savoini e i legami con i sovranisti putiniani

Poi si parla di un accordo, quello che ha scatenato le controversie e le indagini. La trattativa consisteva nel dirottare sulle casse della Lega 65 milioni, a margine di un’operazione che avebbe condotto una grossa azienda petrolifera russa a vendere alla Eni petrolio per 1,5 miliardi di dollari (Eni ha già negato qualsiasi coinvolgimento). La transazione sarebbe stata poi intermediata da una banca russa, andando a finanziare la campagna elettorale della Lega.

Che cosa ha provocato lo scandalo?
I riflessi del caso sono soprattutto di ordine giudiziario e politico. In termini giudizari, la Procura di Milano ha aperto formalmente un’indagine con l’ipotesi di reato di corruzione internazionale. I magistrati sostengono di aver già avuto accesso da mesi agli audio svelati da Buzzfeed, concentrandosi sui rapporti Lega-Russia dai tempi della prima inchiesta de l’Espresso.

Ora i pubblici ministeri Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, stanno vagliando l’ipotesi di avviare una rogatoria internazionale a Mosca (semplificando, una richiesta di assistenza internazionale) per verificare se il trasferimento di fondi abbia avuto davvero luogo.

È probabile, però, che l’impatto maggiore sia di carattere politico. Il vicepremier Matteo Salvin e diversi esponenti della Lega hanno scaricato Savoini, liquidandolo come un millantatore che ha agito in totale autonomia rispetto agli interessi del Carroccio.

L’incongruenza, rilanciata dallo stesso Buzzfeed, è che esistono diverse testimonianze fotografiche e verbali del rapporto fra Savoini e la Lega, a partire dalla sua presenza durante una visita ufficiale di Salvini a Mosca.

Incalzato dai cronisti sul tema, il vicepremier ha risposto con irritazione che Savoini «non era stato invitato». Al di là degli episodi, i rapporti fra i due coprono un periodo di almeno due decenni e sono puntellati da forme anche strette di collaborazione.

Savoini, elenca ancora Buzzfeed, ha svolto il ruolo di portavoce di Salvini, organizzato viaggi in Russia per delegazioni della Lega e presenziato a diversi incontri fra politici italiani e diplomatici russi, inclusa la recente visita di Putin al premier italiano Giuseppe Conte.

I precedenti, da Le Pen alle dimissioni di Strache
Non c’è nulla di inedito nella fascinazione della destra europea per la Russia di Putin. Ma anche il caso di un flusso di finanziamenti fra il Cremlino e l’Europa conta alcuni precedenti.

Un esempio quasi identico alla vicenda-Savoini è quello che ha affossato la carriera di Heinz-Christian Strache, segretario del Freiheitliche Partei Österreichs, incastrato da un video che lo vedeva intento a promettere favori alla finta nipote di un oligarca russo in cambio di finanziamenti.

Strache si è dovuto dimettere, innescando una crisi del governo di centrodestra di Vienna (che si appoggiav al sostegmno del FpÖ) e la convocazione di nuove elezioni a settembre .

Marine Le Pen, leader del partito di ultradestra Raggruppamento nazionale, ha ricevuto nel 2014 un totale di 11 milioni di euro in prestiti da banche russe, una delle quali vicina al governo di Mosca.

Il banchiere britannico Arron Banks, grosso sostenitore della Brexit, è finito sotto indagine per l’origine «sospetta» degli 8 milioni di sterline donate all a campagna per il Leave in occasione del referendum. In quello stesso periodo Banks contrattava per investimenti in diamanti e oro mediati dall’ambasciata russa a Londra.

E ora che succede?
Salvini e la Lega sono nel mirino dell’opposizione, che chiede maggior chiarezza sull’episodio e invita il vicepremier ad ammettere (o spiegare) la sua vicinanza a Savoini.

L’ex premier Matteo Renzi, oggi senatore del Partito democratico, ha dichiarato che larichiesta di rubli a Mosca offrirerebbe gli estremi per una accusa di «alto tradimento» nei confronti di Salvini.

Per ora il partito, come abbiamo visto sopra, si affretta a negare qualsiasi legame decisivo con l’indagato. La Lega potrebbe costituirsi parte civile nell’inchiesta della Procura milanese, ritenendosi danneggiata dall’episodio e dall’identificazione con i comportamenti di Savoini.

Non è detto, però, che il distanziamento improvviso dall’esponente giochi a favore del Carroccio. La Lega ha sempre manifestato la sua affinità con la Russia di Putin, indicata come uno dei modelli di riferimento per il collocamento internazionale della Lega. Il voltafaccia a Savoini, lo sherpa del Carroccio a Mosca, potrebbe essere percepito come un rinnegamento della propria linea politica e dei rapporti con Mosca.

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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