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Fondi sostenibili, i timori dei gestori per il rischio di socialwashing

Causa Covid-19, il 2020 ha visto l’esplosione di una nuova categoria di bond sostenibili che hanno raggiunto quota 124 miliardi di euro. Ma chi li certifica?

di Vitaliano D'Angerio

(THANIT - Fotolia)

2' di lettura

I mercati si sono innamorati dei social bond. Causa Covid-19, il 2020 ha visto l’esplosione di una nuova categoria di obbligazioni sostenibili che vanno ad affiancarsi ai green bond. Lo dimostrano i dati elaborati da Bloomberg e NN Investment Partners. «L’urgente necessità di rispondere alla crisi di Covid-19 ha spinto il mercato delle obbligazioni sociali a 124 miliardi di euro a inizio dicembre – ricorda Jovita Razauskaite, gestore Green Bonds di NN Investment Partners –. Dato che questo mercato si attestava a soli 35 miliardi di euro alla fine del 2019, si tratta di un enorme aumento che consente al mercato dei social bond di superare quello dei sustainability bond».

Boom di emissioni social nel 2020

Le emissioni di green, sustainable e social bond. In miliardi di euro. Fonte: Bloomberg, NN Investment Partners (2/12/2020)

Boom di emissioni social nel 2020

Non solo greenwashing

L’arrembante avanzata delle obbligazioni sociali ovviamente pone tanti interrogativi. Soprattutto su come vengono certificate le caratteristiche “social” del bond. Per le obbligazioni green, per esempio, ci sono i criteri dell’associazione internazionale del mercato dei capitali (Icma). I cosiddetti Green Bond Principles.

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Inoltre la Commissione Ue ha approvato anche gli standard europei per le obbligazioni verdi: una delle caratteristiche differenti rispetto ai principi Icma, è l’istituzione di un albo dei certificatori. Chi da la “second opinion” sul bond deve essere iscritto a un albo europeo. Infine sempre in Europa è stata approvata la tassonomia green che mette ordine fra le attività da definire o meno sostenibili.

Invece sul fronte “social” si è molto in ritardo. Da qui il rischio del socialwashing: «Gli emittenti non forniscono informazioni affidabili sui progetti e sulle performance sociali dei progetti», spiega il gestore di NN IP. E aggiunge: «I social bond sono strumenti autoetichettati e, fino a quando la Commissione Ue non pubblicherà la prima bozza della sua tassonomia dei social bond, una delle maggiori sfide per il mercato rimane la mancanza di un quadro standardizzato per la rendicontazione dell’impatto».

L’aggiornamento Icma

Per far fronte al grande e crescente interesse per il finanziamento dei social bond, sempre Icma ha aggiornato i suoi Social Bond Principles nel giugno 2020 e ampliato l’elenco delle categorie di progetti ammissibili e della popolazione target. Sarà sufficiente per arginare il socialwashing? «A mio avviso è di fondamentale importanza verificare il rating Esg della società che ha emesso il social bond – spiega Coline Pavot, responsabile della ricerca Esg-Sri della società di gestione La Financière de l’Echiquier –. A quel punto si capisce se l’obbligazione social rientra in una strategia più ampia dell’azienda e se vermente il management crede nella sostenibilità».

Effetti della transizione green

Pavot conferma che il Covid-19 ha provocato un boom delle emissioni di social bond: «La S di social sta finalmente emergendo. Si è parlato tanto, e giustamente, di ambiente in questi anni. Ma la sigla Esg va presa nel suo insieme». E aggiunge: «La transizione ecologica però avrà un grande impatto sul mondo del lavoro. La macchina elettrica, per esempio, viene realizzata con molti meno operai del veicolo tradizionale».

Ecco dunque l’importanza dei social bond, soprattutto quelli dell’Unione europea, che serviranno a finanziare formazione dei lavoratori e transizione verso un mondo più green.

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