L’impatto

Fondi Ue, in arrivo 2,7 miliardi per transizione green e digitale

L’idea della Giunta Cirio è prevedere linee di intervento differenziate e di facile accesso per rendere le risorse facilmente fruibili dalle Pmi e velocizzare l’erogazione degli aiuti

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4' di lettura

Una partita da quasi 3 miliardi nei prossimi sette anni, quasi un miliardo in più rispetto al 2014-2020, che incrocia il dossier del Recovery Plan e rappresenta una scommessa essenziale per il rilancio industriale del Piemonte. Tanto vale la quota di fondi strutturali che la regione potrà ricevere da qui al 2027, tra Fondo Sociale europeo e Fesr. Le risorse per l’agricoltura, poi, uscite dalla famiglia dei fondi strutturali, sono state prorogate per due anni, nella futura programmazione viaggeranno su un binario parallelo portando in dote al settore un altro miliardo. Un po’ più ricca dovrebbe infine essere la dote dei Fondi Sviluppo e Coesione (FSC), che fino al 2027 potrebbe sfiorare il miliardo e mezzo.

La pandemia ha rallentato il lavoro di programmazione a Bruxelles e ora le Regioni corrono per presentare i programmi entro il primo semestre dell’anno. Uno sfasamento che di fatto fa coincidere l’approvazione dei Piani con il primo anno di programmazione sui fondi strutturali europei. Per avere i primi bandi, probabilmente, bisognerà aspettare l’anno prossimo ma sulla carta l’impatto promette di essere importante. «I fondi della nuova programmazione saranno essenziali per ridare slancio al nostro Piemonte – sottolinea il presidente della Regione Alberto Cirio –. L’obiettivo è un coinvolgimento di tutti gli attori, le grande imprese, ma anche le piccole e piccolissime».

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La strategia
Il risorgimento industriale è il fil rouge del Documento Strategico del Piemonte, da costruire facendo sintesi tra diverse esigenze, solo in apparenza divergenti: la difesa e il rilancio del patrimonio industriale e la tutela dell’ambiente, la qualità della vita e un nuovo sviluppo capace di spingere in alto il tasso di occupazione. Le transizioni green e digitale sono i driver che le linee strategiche regionali individuano per sbloccare un’economia da tempo asfittica. Si tratta di una strategia di fatto favorita da un vincolo che l’Europa ha posto sul prossimo periodo di programmazione: l’85% dei fondi dovrà essere concentrato sugli Obiettivi Prioritari 1 e 2, rispettivamente a sostegno della transizione verso la società digitale per una maggiore competitività e a favore di una transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e, in generale, verso una maggiore sostenibilità.

Se da un lato il Piemonte sconta un gap di competitività rispetto alle altre regioni manifatturiere del Nord Italia e dell’Europa, dall’altro le imprese piemontesi si distinguono per capacità di innovazione e per penetrazione delle nuove tecnologie abilitanti Industry 4.0. La vocazione industriale del Piemonte sarà dunque al centro della strategia di sviluppo regionale, con l’intento di invertire la tendenza dell’ultimo decennio. La rete dei Poli d’Innovazione, il Competence Industry Manufacturing 4.0, in cui Politecnico e Università collaborano con 23 imprese (tra cui alcuni big player) nei settori automotive ed aerospazio, il Manufacturing Technology Center, l’Energy Center, la Città dell’aerospazio, il Polo Scientifico di Grugliasco, la Città della Salute di Torino, il Centro Nazionale dell’Automotive e il Centro per l’Intelligenza Artificiale, insieme ad una scommessa convinta sull’idrogeno, sono i pilastri su cui si fonderà il rilancio della Regione.

Una sfida impegnativa a cui è chiamato a concorrere il Fondo sociale europeo sul fronte della formazione e dell’incremento delle competenze. Ci sarà il rafforzamento degli ITS, mentre la novità più significativa è rappresentata dalle Academy, che vedranno il coinvolgimento diretto delle imprese. Sempre il Fondo Sociale europeo avrà il compito di intervenire sulle fragilità sociali, aggravate dalla pandemia: il 25% andrà a misure di inclusione sociale, il 12,5% per contrastare il fenomeno dei NEETs, il 5% per combattere la povertà infantile e il 3% per il sostegno ai più poveri. «Riserveremo un’attenzione particolare – sottolinea Cirio – a chi è stato colpito duramente dalla pandemia, chi ha perso il lavoro, chi per la prima volta si è trovato in difficoltà economica: vogliamo correre ma non lasciare nessuno indietro. Puntiamo sui giovani, sulla formazione sulle competenze ma vogliamo aiutare a rialzarsi i piemontesi che sono caduti».

Resta nella programmazione il sostegno al restauro e alla valorizzazione del patrimonio culturale regionale, con il mirino puntato su Stupinigi e una attenzione al turismo sostenibile, che si concretizzerà con la creazione di una rete regionale di piste ciclabili. Dal punto di vista del metodo poi, oltre alle misure settoriali si sperimenterà una programmazione territorializzata, con strategie di sviluppo disegnate a partire dalle vocazioni delle diverse aree del Piemonte. Attenzione poi alla necessità di semplificazione delle procedure per favorire l’accesso alle misure a sostegno delle imprese e per l’innovazione. L’idea della Giunta Cirio, per favorire Pmi e piccole imprese, è quella di prevedere linee di intervento differenziate, con meccanismi gestionali semplificati e erogazioni rapide degli aiuti.

I nodi
Oltre al ritardo sulla suddivisione delle risorse, che di fatto porterà i primi bandi nel 2022, ci sono altre questioni sul tavolo. La prima è legata all’aumento della quota del co-finanziamento a carico di Stato e Regioni: nella precedente programmazione l’Ue finanziava il 50% degli interventi, nel periodo 2021-2027 la quota scenderà al 40%. Da un lato aumentano le risorse europee, dall’altro dovrà crescere l’impegno degli enti pubblici, alle prese però con le difficoltà dei bilanci a livello locale. Altro aspetto da definire sarà il possibile incrocio con le misure del Recovery Plan. Sarà necessario capire al più presto quali interventi potranno essere finanziati con le risorse di Next Generation EU e quali invece entreranno nella programmazione regionale dei POR. Dal momento che uno dei criteri cardine del Recovery è l’esclusione dei progetti finanziabili con FESR e FSE, la Regione sarà chiamata ad un delicato lavoro di selezione e incastro sui 115 progetti inviati a Roma lo scorso autunno.

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