politica di coesione

Fondi Ue, il disastro è stato evitato ma i ritardi costano 60 milioni di euro

di Giuseppe Chiellino


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2' di lettura

Con la consueta grande mobilitazione delle ultime settimane dell’anno, regioni e ministeri hanno evitato il disastro di una pesante cancellazione di fondi europei. Sono stati solo tre su 51 i programmi operativi del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale (Fse) che non hanno raggiunto il target di spesa di fine 2018 e per i quali ora la Commissione europea potrebbe cancellare la quota non spesa, a meno che accolga le eccezioni sollevate dalle amministrazioni in questione. Si tratta di circa 60 milioni di risorse europee, non una cifra enorme se confrontata con l’ammontare totale dei fondi che l’Italia riceve nel periodo di programmazione 2014-2020, ma comunque un segnale rilevante. Tra gli addetti ai lavori infatti, nessuno ricorda precedenti di disimpegno di importo così significativo, anche se non è una prima assoluta.

Il programma che perde di più è il Pon Ricerca e innovazione, gestito dal ministero dell’Istruzione, università e ricerca, che dovrebbe lasciare a Bruxelles 35 milioni di euro (pari al 25% della spesa prevista), a meno che la Commissione non accolga la richiesta di eccezione per la presenza di ricorsi giudiziari. Proprio l’eccesso di contenzioso che si accompagna in generale ai finanziamenti pubblici in Italia, è una delle cause (non la principale) della lentezza della spesa per investimenti.

C’è poi il Pon Inclusione (ministero del Lavoro) che ha mancato l’obiettivo di spesa per 24,6 milioni di euro, quasi il 30% dell’obiettivo fissato a 82,5 milioni. Qui l’eccezione reclamata fa appello a “cause di forza maggiore”. La Valle d’Aosta, infine, perde 1,4 milioni di euro del Fse su un obiettivo di poco superiore a 4 milioni.

Tutti gli altri programmi hanno raggiunto e superato gli obiettivi, nonostante a inizio dicembre l’importo complessivo a rischio disimpegno, secondo i dati della Commissione europea, era di circa 1,5 miliardi di euro, di cui 534 della Sicilia (si veda l’approfondimento in pagina). In particolare, hanno raggiunto i target tutte le regioni del Sud che ricevono gli importi più alti e hanno quindi obiettivi più impegnativi. Vanno sottolineati i casi di Puglia, Calabria e Campania che a ottobre non hanno aderito alla proposta del Governo di ridurre il confinanziamento nazionale per aumentare la quota di risorse europee “scaricabile” sui programmi e agevolare il raggiungimento dei target. La Basilicata, che come il Molise e molti programmi nazionali aveva accettato di ridurre il cofinanziamento nazionale, ha superato ampiamente il nuovo target.

Archiviata la scadenza di fine 2018, si guarda comunque con apprensione anche all’anno appena iniziato: la regola del disimpegno automatico (N+3) incombe anche sul 2019 e sarebbe auspicabile, soprattutto per salvaguardare la qualità della spesa, evitare le corse di fine anno come è sempre successo finora. Per cambiare davvero le cose, è il reiterato consiglio della Commissione, bisognerebbe anticipare i tempi sin dall’inizio della programmazione e dunque sul periodo 2021-2027 per partire nei tempi giusti da gennaio 2021. Due anni per definire programmi, obiettivi e azioni per gli investimenti strutturali passano in un baleno.

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