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Fondi Ue, dote di 38 miliardi da usare in fretta

Non c’è più tempo da perdere: bisogna spenderli entro la fine del 2023. Poi verranno cancellati dalla clausola del disimpegno automatico

di Giuseppe Chiellino

Ue: "auspicabile Italia arrivi in tempi rapidi a soluzione crisi"

Non c’è più tempo da perdere: bisogna spenderli entro la fine del 2023. Poi verranno cancellati dalla clausola del disimpegno automatico


3' di lettura

Mentre governo e forze politiche sono impegnati a discutere dei miliardi del Recovery plan e la maggioranza si è inceppata (apparentemente) sui prestiti del Mes sanitario, le Regioni e alcuni ministeri devono ancora smaltire ben 38 miliardi previsti nei 74 programmi italiani 2014-2020 (Por, Pon e Psr) finanziati da Fondo di sviluppo regionale (Fesr), Fondo sociale (Fse) e Fondo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). Di questi più di 29 miliardi sono risorse europee. Il resto è cofinanziamento nazionale.

Premesso che tutti i programmi, tranne il Psr Puglia (agricoltura), hanno raggiunto gli obiettivi di spesa a fine 2021, non c’è più tempo da perdere: bisogna spenderli entro la fine del 2023. Poi verranno cancellati dalla clausola del disimpegno automatico. Rielaborati dal Sole 24 Ore, i dati dell’Agenzia per la coesione territoriale e di Rete rurale danno una fotografia dettagliata della situazione a fine dicembre, facendo emergere casi positivi ma anche situazioni critiche, a volte nella stessa Regione per fondi diversi, destinate a riproporsi in modo problematico a fine 2021, vista la mole di risorse ancora a disposizione anche se in gran parte già impegnate.

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I casi problematici

La grafica in calce aggrega in chiave regionale i programmi Fesr, Fse e Feasr e consente un confronto tra le varie realtà. Il programma più indietro in termini percentuali è il Pon Legalità, che utilizza fondi Fesr e Fse ed è gestito dal ministero dell’Interno che ha certificato solo 115 milioni su una dote di quasi 693 milioni di euro, il 16,6% contro la media nazionale del 42,11 per cento. Pur avendo superato di pochissimo il target di spesa certificata, ha ancora 578 milioni da utilizzare. «Non funziona» si lasciano sfuggire a Bruxelles. Ma al ministero assicurano che l’obiettivo di 165 milioni fissato per il 2021 dovrebbe essere abbondantemente superato anche grazie a 138 milioni spesi per l’emergenza Covid.

In termini assoluti, invece, quello che preoccupa di più è il Por Fesr Sicilia che deve certificare ancora quasi 2,7 miliardi su una dotazione di 4,3. Con la quota del Psr, per la Regione l’importo da spendere entro il 2023 sale a 4,2 miliardi: una sfida complessa, soprattutto se si considera che anno dopo anno diventano sempre più rari i cosiddetti progetti coerenti, inizialmente finanziati con risorse nazionali ma poi coperti con i fondi Ue per evitare di perdere le risorse comunitarie.

In condizioni critiche c’è anche la Campania: per i tre fondi deve ancora usare poco meno di 4 miliardi, di cui 2,6 per il programma Fesr che ha certificato il 35,9% di spesa sul totale, in linea con il Por Fse. Molto più alta, invece, la spesa dei fondi per l’agricoltura: sfiora il 56% del totale a disposizione.

Il caso Puglia

In Puglia la realtà dei fondi europei ha un doppio volto: al primato nella capacità di spesa del Por Fesr-Fse si contrappone la vistosa maglia nera per i fondi agricoli del Psr-Feasr, l’unico programma su 74 che ha chiuso l’anno con 95 milioni a rischio disimpegno. Nel caso del Por Fesr-Fse, il primo posto è frutto di una ormai consolidata capacità amministrativa, riconosciuta anche dalla Commissione Ue, che ha consentito di certificare 1,3 miliardi di spesa nel 2020, ma anche della riduzione del cofinanziamento nazionale per circa 2,5 miliardi dirottati sul Poc, piano operativo complementare, come avevano già fatto gli altri programmi. Ridotto il denominatore, la spesa è balzata oltre il 72%. Ma è stata comunque di 3,2 miliardi, più del doppio di programmi analoghi come quelli di Sicilia e Campania. Sui fondi per lo sviluppo rurale (Psr), invece, pesano i ricorsi al Tar da parte di imprese escluse da due bandi del 2018 per 260 milioni di euro. A novembre la questione si è sbloccata, ma i ritardi restano. Il Tar ha rimesso in gioco tre o quattro aziende che erano rimaste escluse: il prezzo lo hanno pagato le altre 1.800 che hanno dovuto aspettare tre anni.

Tra le regioni in ritardo vanno menzionate le Marche che hanno la percentuale di spesa certificata più bassa in assoluto per il Por Fesr (27,9%) e contendono il primato alla Puglia sul Feasr. Tra le regioni del Sud, merita una menzione la Calabria che è nel gruppo di testa per la spesa dei fondi agricoli (65,3%) mentre perde posizioni su Fesr-Fse (39,5%) e si ritrova poco sotto la media nazionale.

LA POSTA IN GIOCO E I RITARDI
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    Giuseppe ChiellinoUfficio centrale

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese, Francese

    Argomenti: Politiche europee, politica di coesione, fondi strutturali Ue, integrazione carta-web

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