politiche di coesione europee

Fondi Ue, entro fine anno 3,24 miliardi da spendere

di Giuseppe Chiellino


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3' di lettura

Entro fine anno l’Italia deve spendere 3 miliardi e 238 milioni di euro dei programmi operativi regionali e nazionali per non perdere la quota di risorse comunitarie (Fondo di sviluppo regionale e Fondo sociale) che a spanne vale circa 2 miliardi di euro. In termini di distanza dall’obiettivo a fine 2019 fissato dalla clausola “N+3” (che prevede il disimpegno automatico delle risorse non spese entro tre anni dall’iscrizione sul bilancio comunitario) è poco meno di un quarto del totale (24,3%). Oltre al Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e al Fondo sociale (Fse), l’importo comprende il cofinanziamento nazionale assicurato dal Fondo di rotazione.

La situazione è “fotografata” al 30 giugno dall’Agenzia per la coesione territoriale ed è stata illustrata a Roma a metà luglio in occasione di una riunione del Comitato sull’Accordo di partenariato per il periodo 2021-2027, con i rappresentanti delle regioni, l’Agenzia per la Coesione territoriale e la Commissione europea.

Dei 53,2 miliardi complessivi messi a disposizione dal Fesr e dal Fse nella programmazione 2014-2020, compreso il cofinanziamento nazionale, al 30 giugno scorso erano stati spesi poco più di 10,5 miliardi, quasi il 20 per cento. Il Fondo europeo per lo sviluppo delle aree rurali(Feasr), che vale altri 20 miliardi tra contributo europeo e fondi nazionali, è decisamente più avanti: in base ai dati pubblicati sul portale della Commissione Ue, ha certificato spese pari al 29% delle risorse a disposizione. La media di spesa dei tre fondi principali si colloca al 23%, un punto sopra la Spagna e quattro dietro la Polonia, Paesi con cui ha senso fare un confronto per dimensione degli aiuti.

Questo il quadro generale, basato sulle stime e le previsioni che le autorità di gestione di ciascun programma hanno fornito nelle riunioni dei comitati di sorveglianza. Fare classifiche può risultare antipatico, e non solo perché la spesa è soltanto uno dei parametri con cui misurare l’efficacia della politica regionale europea. Tuttavia la spesa è il primo fattore di valutazione delle politiche e soprattutto dell’efficienza delle amministrazioni.

Nel dettaglio dei 51 programmi italiani in cui si articola la spesa 2014-2020 - come illustra la tabella in pagina - 14 hanno già raggiunto l’obiettivo. Dodici sono regionali (Por) tra cui anche uno del Sud (Fesr Basilicata) e due nazionali (Garanzia Giovani e Iniziativa Pmi gestiti rispettivamente dal ministero del Lavoro e dal Mise). Nel complesso i programmi delle regioni sembrano messi meglio. Per valutare la capacità di spesa e la distanza dall’obiettivo è bene tenere conto non solo dei valori assoluti ma anche della distanza in termini percentuali che separa dall’obiettivo di fine anno: il Pon Inclusione e quello Ricerca sono i più lontani dall’obiettivo: devono spendere rispettivamente ancora il 65 e il 55% dell’importo previsto.

«Come tutte le stime - spiega il direttore generale dell’Agenzia - Antonio Caponetto - sono soggette a verifica concreta. Faremo un punto più preciso tra settembre e ottobre quando cominceranno ad affluire i dati sulla certificazione della spesa ufficiali su cui si calcola il raggiungimento dell’N+3. In quanto stime, non si prestano ovviamente a dare giudizi di efficienza, anche perché risentono dei criteri di previsione che segue ciascuna Autorità di gestione e che rientra nel monitoraggio condotto dalle autorità nazionali ed europee»

LA DISTANZA DALL’OBIETTIVO DI SPESA PER REGIONI E MINISTERI

Importi in milioni di euro, compreso il cofinanziamento nazionale del Fondo di rotazione (Fonte: elaborazione Sole 24 Ore su dati Agenzia per la coesione territoriale)

LA DISTANZA DALL’OBIETTIVO DI SPESA PER REGIONI E MINISTERI

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