Programmazione 2014-2020

Fondi Ue, via libera della Commissione al taglio del cofinanziamento nazionale

di Giuseppe Chiellino

Fondi Ue, andamento lento nelle città metropolitane: solo tre li spendono

3' di lettura

Hanno tempo fino al 15 ottobre le regioni e i ministeri che vogliono avvalersi della possibilità di ridurre il cofinanziamento nazionale dei programmi operativi 2014-2020 che beneficiano di fondi strutturali europei. La Commissione europea ha dato il via libera alla richiesta avanzata formalmente a metà settembre dal governo italiano, come anticipato dal Sole 24 Ore il 24 settembre scorso.

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In una lettera di risposta, come ha spiegato ieri il portavoce per la Politica di regionale dell’esecutivo Ue, «la Commissione invita le autorità italiane a inviare le richieste con le modifiche ai programmi operativi il prima possibile, per fare in modo che possano essere adottate dalla stessa Commissione entro fine anno». La scadenza del 15 ottobre è stata concordata venerdì scorso tra la commissaria Corina Cretu (nella foto) e la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, in occasione dell’incontro che si è svolto a Bari.

La riduzione del cofinanziamento nazionale dei Pon e dei Por, nelle intenzioni del governo, ha l’obiettivo di ridurre i rischi di disimpegno automatico alla fine di quest’anno per le regioni e i ministeri che non avranno raggiunto il target intermedio di spesa. Il meccanismo è identico a quello utilizzato nel 2012 dall’allora ministro Fabrizio Barca (anche se era stato impostato dal suo predecessore, Raffaele Fitto) che riguardò complessivamente 11,9 miliardi di euro assegnati al Pac, il Piano di azione e coesione.

Regioni spiazzate. Ma proprio sulla base di quella esperienza, molte regioni sono titubanti. Per ora solo la Sicilia ha fatto sapere che aderirà, ma era praticamente scontato visto che è la regione che ha accumulato più ritardi nella spesa e quindi quella che rischia di più. Gli altri programmi stanno valutando, la decisione toccherà ai presidenti delle regioni o ai ministri.

La richiesta presentata dal Governo alla Ue ha spiazzato molte regioni che sono in regola con i tempi o che hanno in pipeline bandi e progetti in fase avanzata di attuazione per i quali da qui a fine anno confidano di poter rendicontare importi sufficienti a raggiungere i rispettivi obiettivi di spesa ed evitare il disimpegno dei fondi. Per molte i benefici sarebbero quasi irrilevanti. Venerdì scorso, a Matera in occasione della Riunione annuale per il riesame dei programmi, il capo del Dipartimento programmazione e sviluppo di Palazzo Chigi, Ferdinando Ferrara, e il neo direttore dell’Agenzia per la Coesione, Antonio Caponetto, hanno incontrato le autorità di gestione di Por e Pon per illustrare la richiesta presentata a Bruxelles e dare indicazioni operative dal momento che la decisione dovrà essere presa in tempi stretti.

C’è il forte timore che l’operazione possa tradursi in una semplice sottrazione di risorse alle Regioni per dirottarle sotto l’ombrello del governo centrale e destinarle, per esempio, a coprire i costi delle misure che stanno a cuore ai due partiti di governo (pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax…).

Il nodo della delibera Cipe. Non sarebbe la prima volta. È già successo con il Pac, Piano azione e coesione, erede del Fondo sviluppo e coesione, a sua volta erede del Fas, Fondo aree sottoutilizzate, che con ironia e non a caso qualcuno aveva ribattezzato “Fondi astutamente sottratti” proprio per rimarcare che queste risorse sono state sottratte alla disponibilità e alle esigenze delle Regioni per le quali erano state stanziate e spesso sono rimaste impigliate nella palude dell'incapacità cronica di realizzare gli investimenti, soprattutto se e quando gli obiettivi sono svincolati da impegni comunitari. Proprio per questo alcune regioni questa volta hanno chiesto che la delibera Cipe che riassegna ai Poc (Programmi operativi complementari) le risorse nazionali sottratte ai Por sia approvata prima che le richieste di ridurre il cofinanziamento siano presentate a Bruxelles. Sarebbe una forma di garanzia per evitare il ripetersi di quanto è accaduto in passato, con la riduzione sistematica degli investimenti nazionali nelle regioni del Mezzogiorno, come hanno documentato sia l’Agenzia che lo Svimez, togliendo ai fondi europei la caratteristica di “addizionalità” che dovrebbero avere rispetto agli aiuti nazionali nelle aree svantaggiate. Un caso rilevante, ricordato in questi giorni, è il trasferimento di 500 milioni di euro dal Por Campania 2007-2013 all’alta velocità Napoli-Bari, il cui completamento richiederà ancora diversi anni. In ogni caso, alcune regioni, pur se con benefici minimi, potrebbero aderire anche solo per dare prova di compattezza del Paese rispetto alla decisione del governo.

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