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Fondimpresa: risorse congelate per 24 milioni. La formazione è al palo

L'ente rappresenta oltre 28mila imprese e 1,1 milioni di addetti. La vicepresidente Trovò: risorse del 2022 ancora assenti, manca un decreto

di Michelangelo Bonessa

Enti bilaterali. Dal 2000 il legislatore ha reso possibile la nascita dei Fondi interprofessionali per favorire la formazione permanente

3' di lettura

Un tesoretto milionario per la formazione dei lavoratori lombardi bloccato in attesa di un decreto. Si tratta di una parte dei soldi prelevati ai fondi interprofessionali, gli enti costituiti e gestiti dalle parti sociali per gestire la formazione continua dei dipendenti, dal 2014 per finanziare la cassa integrazione in deroga. Il Governo con la legge di stabilità aveva deciso di rimborsare parte di questo prelievo forzoso, circa 60 milioni all’anno a livello nazionale, per le annualità 2022-2023. Per la Lombardia dove risiede circa un quinto dei lavoratori italiani si tratta di un tesoretto da circa 24 milioni, 12 all’anno. Questi denari però sono bloccati dalla burocrazia: «Il 2022 è quasi finito e non sono ancora arrivati questi fondi perché manca un decreto attuativo», commenta Annamaria Trovò, vicepresidente di Fondimpresa, il fondo di Confindustria e sindacati.

I gestori dei fondi però li aspettano e in particolare Fondimpresa, che ha un ruolo fondamentale nel settore: «Fondimpresa è uno dei 19 fondi attivi ma per la sua dimensione associativa (210.000 imprese, con 5 milioni di lavoratori dipendenti) vale più del 50% di tutto il settore», enumera Trovò. Numeri importanti a livello nazionale, ma anche in Lombardia: sulle 211mila aziende circa aderenti all’ente il 13,5% sono lombarde (circa 28.600). Sui 5 milioni circa di lavoratori aderenti/rappresentati da Fondimpresa il 22,6% sono lombardi (circa 1.118.000).

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Il ruolo di questi enti è particolarmente importante come ricorda Trovò: «I fondi interprofessionali nascono per rispondere a un bisogno specifico riscontrato dalle aziende e nel mondo del lavoro più in generale, quello della necessità di una formazione continua. Dal 2000 il legislatore ha reso possibile la nascita dei Fondi interprofessionali proprio per favorire la formazione permanente. Costituiti e gestiti dalle parti sociali i fondi sono vicini alle aziende e ai lavoratori, alle realtà dove questo bisogno di formazione, di competenze, di aggiornamento si manifesta. Inoltre sono di facile utilizzo rispetto ai fondi europei che hanno procedure amministrative molto più complesse per essere usati». Sono dunque più semplici da utilizzare per le aziende e a costo zero, perché si finanziano con lo 0,30% dello stipendio di ogni dipendente che le aziende già versano all'Inps.

Se si aderisce a un fondo l’erogazione della formazione è molto efficiente: «Non esiste un problema di mancata spesa generale perché i circa 300 milioni di euro che entrano mediamente ogni anno nelle casse di Fondimpresa vengono impegnati rapidamente per finanziare l’attività formativa – sottolinea la vicepresidente Trovò - Tutti i trend di Fondimpresa sono positivi, più lavoratori iscritti, più aziende iscritte, più formazione finanziata. Residua unicamente un gap per quanto concerne le piccolissime imprese che faticano a comprendere le potenzialità della formazione, ma noi cerchiamo di colmarlo in vari modi: un esempio è un recente bando da 10 milioni di euro per integrare le disponibilità aziendali del Conto Formazione. Il bando, che ha riscontrato gradimento elevato, è dedicato a donne e over 50 da mettere in formazione».

Nonostante tutte le difficoltà degli ultimi anni, Fondimpresa ha continuato a erogare corsi, per un valore di 140 milioni solo nel 2022, che riguardano una moltitudine di tematiche come le politiche attive del lavoro con impegno di assunzione terminata la formazione, innovazione, transizione green e economia circolare, donne e Over 50. E potrebbero fare ancora molto oggi visto che i corsi sono erogati «su tutto il territorio nazionale» puntualizza Trovò, ma anche domani come spiega concludendo la vicepresidente: «I fondi possono svolgere un ruolo importante anche nella riforma degli ammortizzatori sociali, specialmente per quanto riguarda la condizionalità dei percorsi formativi».

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