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Fondo indennizzo, risparmiatori all’attacco: «Correttivi, poi altri 180 giorni»

Lunedì l'incontro in Consap: il sistema «dimentica» Bcc e obbligazioni convertibili. In un mese solo 2mila istanze. Associazioni contro lo stop ai compensi per gli avvocati

di Marco Mobili e Gianni Trovati


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3' di lettura

Come tutti i serial di successo, quello sul rimborso ai risparmiatori colpiti dai crack bancari non vede il finale ma rilancia con nuove puntate. La prossima è in programma lunedì alla Consap, la società del Tesoro incaricata di gestire le domande di indennizzo. Lì le associazioni dei risparmiatori si presenteranno con in mano un documento tecnico che elenca una fitta lista di problemi operativi per sostenere una doppia richiesta: ripensare a fondo i meccanismi per i rimborsi, e poi far ripartire la finestra dei 180 giorni prevista dall’ultima manovra 2019 per presentare le richieste.

Nelle prime quattro settimane di vita attiva il portale Consap ha ricevuto circa 2mila richieste, che rappresentano meno dell’1% della platea interessata. La partenza agostana (il 22) dovuta ai lunghi tempi di cottura del decreto attuativo non ha aiutato il decollo e la messa a punto delle procedure che devono portare all’indennizzo. Perché passare ai fatti dopo un anno e mezzo passato in attesa delle norme prima e dei regolamenti poi si è rivelato più complicato del previsto.

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Gli ostacoli elencati dai documenti che i risparmiatori stanno preparando sono molti, e viaggiano su due livelli. Il primo riguarda i meccanismi del portale. I tentativi portati avanti dai diretti interessati indicano che l’architettura informatica ha “dimenticato” una serie di Bcc, tra cui Crediveneto, che sono state messe in liquidazione nel periodo coperto che apre le porte del Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) ma non rientrano fra gli istituti indicati dal sistema web. Non solo: in questi casi sarebbe impossibile anche certificare il possesso delle azioni azzerate perché queste non sono conservate in dossier titoli, ma risultano solo dall’iscrizione a libro soci; e a Crediveneto, per esempio, il libro soci è nelle mani dei liquidatori, che finora non hanno risposto alle richieste di documenti avanzate da vari ex azionisti.

L’altra assenza dal raggio d’azione del portale che sarà denunciata dai risparmiatori riguarda le obbligazioni convertibili. Anche questi titoli, come le subordinate, sono finite nei falò delle liquidazioni, ma non sono contemplati dal sistema Consap.

Sotto esame finiranno poi una serie di richieste di dati che il sito rivolge ai risparmiatori ma che sono di troppo rispetto alle norme (per esempio il valore nominale residuo dei titoli, o il dettaglio di ogni singola operazione nel caso di acquisti ripetuti) oppure, secondo gli stessi commi della manovra, devono essere forniti non dal risparmiatore ma dal fondo interbancario di tutela dei depositi (per esempio il costo di acquisto o l’avvenuto incasso di altre forme di indennizzo).

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Ma c’è anche un secondo livello di problemi. Si tratta di quelli sollevati direttamente dalle norme che hanno creato il Fir. Il punto più critico è nel finale del comma 501 della manovra, secondo cui «la prestazione di collaborazione nella presentazione della domanda e le attività conseguenti non rientrano nell’ambito delle prestazioni forensi e non danno luogo a compenso». Questo stop nasce dal tentativo di evitare che i risparmiatori dopo i crack bancari subiscano anche la speculazione di chi punta a lucrare in una sorta di mercato dei rimborsi. Obiettivo non proprio raggiunto, a leggere le cronache in cui si parla di asssociazioni che chiedono il 7% dell’indennizzo (e fino al 15% per i casi più complicati) per offrire assistenza.

Il blocco quindi funziona bene solo per professionisti, Caf e associazioni che rispettano le regole. «Ma il divieto genera forti dubbi di costituzionalità - ragiona Marcello Pistilli, avvocato del Foro di Milano - e complica la vita dei risparmiatori, soprattutto di quelli che non hanno i requisiti per accedere all’indennizzo automatico e devono quindi dimostrare il nesso di causalità fra la violazione del Tuf da parte della banca e il danno subito». A lamentarsi non sono solo i professionisti, ma gli stessi risparmiatori. Chelunedì suggeriranno una lettura «costituzionalmente orientata» per permettere, ai risparmiatori che lo vogliono, di pagare le attività svolte su delega dagli avvocati, che per questa via assumono anche le responsabilità legate al mandato di rappresentanza.

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