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Fondo innovazione, c’è il piano: da Cdp e Stato 500 milioni a testa

di Carmine Fotina


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(Conway Alec RF / AGF)

3' di lettura

Si delinea la dote e la governance del Fondo nazionale innovazione per il supporto al venture capital. I particolari emergono dalla direttiva del ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Dal testo, non ancora pubblicato ma visionato dal Sole 24 Ore nelle sue bozze, emerge come si arriva alla somma di un miliardo di euro preannunciata dal governo. La Cassa depositi e prestiti ha il diritto di opzione per acquisire da Invitalia il 70% della società di gestione del risparmio Invitalia Sgr. A Invitalia resterà il 30%. Il consiglio di amministrazione sarà composto da 9 membri, 6 nominati da Cdp, di cui due membri indipendenti; tre nominati da Invitalia. Il cda nominerà il presidente scegliendolo tra uno dei consiglieri in quota Invitalia, mentre l’amministratore delegato dovrà essere espressione di Cdp. Ma dovrebbe essere prevista una forma di gradimento incrociato.

Per quanto riguarda la dote, circa 400 milioni sono risorse pubbliche pre-esistenti, già oggi in capo a Invitalia Sgr; 110 milioni (in 7 anni) sono fondi statali stanziati con l’ultima legge di bilancio. E risorse almeno pari al contributo statale, quindi 510 milioni totali, dovranno essere apportate progressivamente dalla Cdp, che metterà in campo più investimenti diretti che investimenti in altri fondi.

In particolare, dall’attuale gestione di Invitalia Sgr arrivano 87 milioni del Fondo Invitalia Venture I dei quali 50 milioni a valere sul Fondo statale crescita sostenibile, mentre il resto deriva dagli apporti di Bei, Cisco, Fondazione di Sardegna, Metec. Ci sono poi i 150 milioni di Invitalia Venture II cioè il Fondo per la crescita delle imprese del Sud. E si sommano anche le risorse, pari a 200 milioni, del Fondo antidelocalizzazione che il precedente governo aveva assegnato a Invitalia per il rilancio di complessi manifatturieri di aziende con più di 250 dipendenti.

Rispetto al miliardo preannunciato, sembrerebbe dunque una voce aggiuntiva il 15% di utili o dividendi delle partecipate del Tesoro che la legge di bilancio prevede debbano essere utilizzati per gli investimenti che potrà effettuare direttamente il ministero dello Sviluppo in fondi per il venture capital o in fondi di fondi, come appunto il Fondo nazionale innovazione. La norma stabilisce comunque che l’apporto delle partecipate dovrà avvenire tramite un decreto del ministero dell’Economia, «nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica».

IL CONFRONTO EUROPEO
IL CONFRONTO EUROPEO
IL CONFRONTO EUROPEO

L’atto dello Sviluppo regola anche le tappe dell’operazione. Subito dopo l’entrata in vigore della direttiva (il giorno successivo alla sua pubblicazione sul sito del ministero) Cdp e Invitalia devono inviare comunicazione preventiva dell’operazione a Banca d’Italia. Entro 60 giorni, devono sottoscrivere il contratto di cessione condizionato al via libera da parte di Bankitalia. In ogni caso, il diritto di opzione dovrà essere esercitato entro 15 giorni dalla stipula del contratto. Il corrispettivo dell’operazione è fissato provvisoriamente nel valore del patrimonio netto contabile di Invitalia, ma dovrà poi essere un advisor a stabilire l’importo definitivo.

L’assetto della Sgr potrà variare con successivi aumenti di capitale e nuovi soci, ma solo nei primi cinque anni e con il consenso di Invitalia. Quest’ultima non potrà comunque scendere sotto il 20% e, nel caso intenderà cedere il restante 10% o una quota inferiore ad un soggetto privato, la Cdp avrà diritto di prelazione.

Infine la direttiva prevede che, fino al perfezionamento dell’operazione, Invitalia Sgr si limiti ai soli atti di ordinaria amministrazione sulla gestione dei fondi Venture I e Venture II-Fondo Sud.

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