piano triennale

Fondo pensione Pegaso, in prima fila sul climate change

Il fondo rivolto ai dipendenti delle imprese di servizi di pubblica utilità si dota di un piano triennale per fornire un servizio di qualità adeguata a un costo competitivo con quello offerto nel segmento di riferimento


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(Marka)

4' di lettura

Per quale motivo Pegaso ha deciso di dotarsi di un piano strategico triennale?

All'inizio del nuovo mandato - spiega Gianluca Delbarba, presidente di Pegaso, Fondo pensione per i dipendenti dei servizi di pubblica utilità (da ottobre 2018 in rappresentanza delle aziende e Presidente di Acque Bresciane Srl, membro consiglio direttivo Utilitalia) - ho proposto al Consiglio di Amministrazione di dotarci di uno strumento che permettesse di orientare strategicamente l'azione del fondo pensione nell'arco dell'intero mandato, in modo analogo a quello che fanno le aziende più strutturate quando definiscono il loro Piano Industriale. Una scelta ulteriormente motivata dalla complessità che contraddistingue il mondo del previdenza complementare e della gestione del risparmio più in generale. Il Piano Strategico triennale per il triennio 2019-2021 (PS2021) è stato presentato in occasione dell'ultima riunione dell'assemblea dei delegati.

Superata la fase di start up - avvio del fondo pensione e del consolidamento, nel prossimo triennio il fondo pensione entrerà nella terza decade di vita e dovrà affrontare una sfida significativa dal momento che vedrà uscire in pochi anni la grande ondata di lavoratori che si erano iscritti all'inizio, fra il 1999 e i primi anni del nuovo millennio, sostituendoli gradualmente con un flusso adeguato di nuovi iscritti che dovranno per forza di cose provenire dalla fascia più giovane di lavoratori che anche in Pegaso si mostra relativamente più scettica rispetto alla necessità di dotarsi di un piano di previdenza complementare.

La mission strategica fondamentale alla base del PS2021 rimane quella di fornire un servizio di qualità adeguata a un costo competitivo con quello offerto nel segmento di riferimento. Tale obiettivo generale è stato tradotto in 10 obiettivi misurabili con una griglia di livelli annuali da conseguire e rendicontare, basando sugli stessi la componente variabile della retribuzione della struttura per allineare quanto più possibile gli interessi di tutti gli attori coinvolti.

Per raggiungere tali obiettivi sono state definite alcune azioni strategiche quali ad esempio la costruzione di una rete degli esperti su base regionale, una maggiore diversificazione degli investimenti attraverso l'introduzione delle classi di attività illiquide, una sempre più crescente attenzione alla sostenibilità degli investimenti e la necessità di fare sistema con gli altri fondi pensione così da porre in essere azioni congiunte più efficaci.

Con riferimento al primo aspetto, essendo Pegaso uno dei cinque fondi pensione che fa parte del Progetto IRIDE, a che punto lo sviluppo di questa azione strategica?

Premesso che tale azione incide non solo sull'obiettivo di maggiore diversificazione ma anche su quello di fare sistema in modo efficace, siamo alla fase di finalizzazione della gara relativo al mandato di gestione in FIA di private equity, che costituisce la prima classe di attività illiquida che si vuole inserire. L'esperienza di IRIDE è stata molto impegnativa e al contempo esaltante, perché pur correndo il rischio di risultare retorici è proprio il caso di dire che “l'unione fa la forza”.

Il nostro fondo pensione riuscirà grazie a tale progetto a investire una quota contenuta del patrimonio del Bilanciato e probabilmente anche del Dinamico con un livello di diversificazione e qualità che difficilmente avremmo raggiunto da soli. Nel complesso l'insieme dei fondi coinvolti investirà 216 milioni di Euro, di cui 30 saranno il contributo di Pegaso. Siamo confidenti che nell'arco del triennio si possa proseguire l'introduzione di tali classi di attività illiquide, potendo ampliare l'universo investibile al private debt e alle infrastrutture, cercando di fare ulteriore tesoro dell'esperienza positiva già effettuata.

Con riferimento al tema dell'investimento sostenibile, in cosa Pegaso vuole distinguersi a livello strategico?

Dopo una fase pioneristica di apprendimento durata circa 5 anni, il Consiglio di Amministrazione ha valutato che fosse il momento di alzare l'asticella e compiere decisi passi in avanti per quanto riguarda tale aspetto che si è ritenuto debba essere un architrave valoriale del fondo pensione, in ragione della natura di lunghissimo periodo e degli stakeholders di riferimento. Detto in termini più semplici, è difficile pensare di preoccuparsi della previdenza complementare dei dipendenti del proprio settore, trascurando in quale mondo si troveranno a vivere fra 20-30 anni.
Inoltre il tema della sostenibilità degli investimenti è in profondo trasformazione dal momento che sta diventando un aspetto essenziale della valutazione di gran parte degli investitori e dei gestori e ciò accelera di conseguenza la produzione di effetti tangibili (la profezia che si auto-avvera), senza trascurare la grande attenzione che il legislatore europeo e quindi anche quello nazionale sta prestando a questo aspetto con la Direttiva Shareholders Rights e con Iorp2.

Nello specifico il fondo si è dotato di uno specifico regolamento e di un conseguente piano di attività, introducendo efficaci strumenti di misurazione dei fattori Esg ed operando anche coerenti scelte organizzative con l'individuazione nel Consigliere Massimo Giusti del presidio specifico su tale tematica e impegnando fortemente il Direttore Andrea Mariani alla realizzazione di tale piano di attività, senza trascurare il fatto che Pegaso nella persona del Direttore è stato eletto per il prossimo triennio nel Consiglio Direttivo del Forum della Finanza Sostenibile.

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