emergenza covid-19

Fondo salva musei: il modello italiano a confronto con gli States

Come prepararsi alla riapertura delle sale: piano nazionale, fondi regionali e governance multidisciplinare

di Giuditta Giardini

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Come prepararsi alla riapertura delle sale: piano nazionale, fondi regionali e governance multidisciplinare


7' di lettura

Le maggiori istituzioni culturali, tra cui Fondazione Maxxi di Roma, la Triennale di Milano, la Fondazione Musei Civici di Venezia , la Quadriennale di Roma, il Museo Egizio , il Museo Madre di Napoli e il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, il Mart di Rovereto, il Palazzo delle Esposizioni e l’elenco continua, hanno sottoscritto l'appello di Federculture per la costituzione di un fondo speciale a sostegno delle attività culturali: #unfondoperlacultura. L'iniziativa, nata sulla scia di una proposta di Pierluigi Battista, firma di punta del Corriere della Sera, in poche ore ha raccolto l'adesione di centinaia di esponenti del mondo della cultura, della letteratura, dell'arte, della musica, dello spettacolo, dell'editoria e di imprenditori italiani (per firmare change.org ). L'idea ricorda quella del National Endowment for the Arts americano, agenzia federale statunitense che offre supporto e fondi ad iniziative artistiche, un modello che oggi traballa, minacciato dal defunding, cioè dalla sottrazione di fondi, di senatori e filantropi che preferiscono finanziare direttamente i musei entrando a far parte di esclusivi board. Abbiamo messo a confronto il modello americano con quello italiano e intervistato Alberto Garlandini, vice presidente dell' International Council of Museums , noto a tutti come Icom, già presidente di Icom Italia .

La supremazia dei modelli museali americani si vede in situazioni di crisi. Il Metropolitan Museum , seguito a ruota dai maggiori musei americani, ha chiuso le porte da quasi due settimane ed ha già avviato programmi online, tour virtuali e un solido piano di emergenza per far fronte alla diffusione del virus. In Italia non esistono simili pianificazioni preventive. Secondo Alberto Garlandini: “i musei italiani sono abbastanza attrezzati per le emergenze classiche” come disastri naturali, terremoti, inondazioni, a seconda del territorio in cui sono collocati. “Un'emergenza come il Covid-19 non era lontanamente immaginabile – spiega Garlandini – tuttavia bisogna inventarsi e reinventarsi e farlo subito”.

Modello americano vs modello italiano
“A differenza dei musei americani, per la maggior parte privati, – prosegue Garlandini – i musei statali italiani fino a tre o quattro anni fa erano sostenuti al 100% dallo stato italiano, da qualche anno a questa parte una quota pari al 20% degli introiti arriva da ricavi autonomi: biglietti d'ingresso ed attività come eventi pubblici o privati, progetti e simili iniziative. I musei, aree e parchi archeologici e monumenti 100% statali sono 400 dipendenti da 17 Direzioni Regionali Musei, fatta eccezione per le regioni a statuto speciale Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia, di 400 questi 32 musei di rilevante interesse nazionale sono dotati di autonomia speciale. Per i musei ibridi e privati invece, le attività indipendenti del museo costituiscono il 60% delle entrate mentre le donazioni dello Stato, sempre concesse su progetti e programmazione museale, coprono il 40% dei fondi”. Rendere i musei indipendenti e dotarli di una governance capace di progettare piani ad hoc per il medio e lungo termine non è semplice in Italia, dove si parte da una situazione diametralmente opposta a quella americana. “Partiamo da una situazione in cui tutti i musei erano pubblici – spiega Garlandini –. Le cose sono cambiate negli utili anni, oggi circa la metà degli oltre 4.000 musei sparsi per il territorio italiano è gestita da enti privati o attraverso la concessione delle collezioni pubbliche ad associazioni e fondazioni. Questi enti, seppure privati, ricevono fondi pubblici (il famoso 40%) perché gestiscono collezioni pubbliche, ma si tratta di risorse sempre meno disponibili”.

I rischi
Specialmente in circostanze eccezionali come quella che stiamo vivendo la sopravvivenza delle collezioni gestite dai privati o del modello del museo o fondazione privata è messo a rischio. “Il problema per questi musei privati – chiosa Garlandini – è la sopravvivenza fisica. Mentre i musei pubblici pagano gli stipendi perché a pagarli sono le casse dello Stato, quelli privati, quando sparisce il cash flow, non sanno dove attingere per pagare imposte e contributi previdenziali che sono comunque dovuti” e a questo punto si innesca il processo di taglio del personale. Il D.L. 17 marzo 2020, il cosiddetto Cura Italia, andato in soccorso al settore culturale prevedendo cassa integrazione in deroga per i lavoratori e sospensione dei termini per adempimenti fiscali e contributivi, ma è abbastanza?

Piano per emergenza: ristrutturazione & lavori programmati
“Un negozio che chiude oggi, può riaprirsi domani, per un museo non è così facile: anche se chiuso temporaneamente, il museo perde il rapporto con il pubblico che è vitale e si crea un buco nella già fragile economia delle istituzioni culturali considerando i costi ingenti del mantenimento del personale inattivo, seppure ridotto, e per rimettere in moto la macchina momento dell'apertura” spiega Garlandini. Secondo Anita Duquette, Senior Manager of Visual Resources del Whitney Museum of American Art - chiuso da venerdì 13 marzo alle 17: “musei come il Whitney, il MoMA (che da poco ha riaperto, dopo una chiusura di sei mesi) e il Met prima di riaprire devono assicurare che le sale siano state disinfettate e questo è un incubo per i conservatori perché al tempo stesso devono garantire la perfetta conservazione delle opere delle collezioni permanenti appese alle pareti”. Mentre il Whitney tenterà di aprire il prima possibile, considerati i costi dell'esibizione “ Vida Americana ” inaugurata alla fine di febbraio, il Metropolitan ha fissato la riapertura a luglio con personale ridotto e soltanto alcune sale aperte. Secondo la Duquette, i grandi musei americani sfruttano queste chiusure forzate per dare il via ad operazioni che, in tempi normali, comporterebbero la chiusura per periodi prolungati. Il Metropolitan Museum aveva già fatto sapere di avere intenzione di subaffittare il palazzo di Breuer, storica sede nell'Upper East Side del Whitney Museum - oggi collocato nel Meatpacking District nel palazzo progettato dall'architetto italiano Renzo Piano - alla Frick Collection , che a sua volta aveva bisogno di uno spazio espositivo temporaneo per la durata dei lavori di ristrutturazione della storica sede. Il contratto di affitto firmato dal Met nel 2016 per i locali il Breuer era di otto anni, con scadenza nel 2023, e sarebbe servito per esporre la collezione di arte contemporanea del Met. La decisione di subaffittare quello che oggi è definito il Met Breuer ” (versione ridotta per “the Whitney's Breuer Building”) era principalmente dovuta alla mancanza di budget da parte del Met che aveva già portato al licenziamento di un terzo del personale. C'è chi pensa che lo sgombro dei locali possa avvenire proprio durante questi mesi di chiusura, altri ipotizzano che anche il completamento e rinnovamento della facciata del Metropolitan avverrà tra aprile e luglio. La Frick Collection, chiusa da quasi due settimane, potrà ugualmente utilizzare questo periodo per organizzare il trasloco e accordarsi sul nome del nuovo museo, punctum dolens, perché probabilmente dovrà incorporare tutte tre le istituzioni: l'affittante, il Whitney, l'affittuario, il Met, e il sub-affittuario, la Frick Collection.

Endowment per musei Italiani e Artbonus
Distante dall'Olimpo dei musei americani, sono i piccoli musei che rischiano la chiusura definitiva (circa il 30%), Laura Lott, presidente ed amministratore delegato dell' American Alliance of Museums , pronosticava la chiusura del 100% dei musei americani per aprile in linea con le misure che ogni municipio sta prendendo relativamente alle distanze sociali. La maggior parte delle istituzioni culturali americane sono dotate di un fondo chiamato “endowment” fatto di lasciti e donazioni private che normalmente viene utilizzato per gli acquisiti e per la programmazione museale. Per fare un esempio, il Met ha un budget operativo di 320 milioni di dollari e un edowment di 3,6 miliardi di dollari e ha già fatto sapere che farà ricorso a questo fondo per pagare i 2.200 dipendenti fino al 2 maggio 2020. In Italia non esiste nulla di simile. “Se i musei sopravvivono oggi è grazie ad una gestione oculata dei fondi, esempi di eccellenza sono il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano o il Museo Egizio di Torino, mentre tra i musei ibridi, associazioni e fondazioni, c'è maggiore autonomia in quanto ricevono contributi da parte dell'ente proprietario” afferma il vicepresidente Icom.
In Italia, dove prevale, con qualche eccezione, un tipo di museo cosiddetto “diffuso” sul territorio – secondo Garlandini: “il più diseconomico possibile, ma caratteristico del nostro paese”, il modello americano non è replicabile senza alcuni accorgimenti. Garlandini suggerisce di utilizzare l' Art bonus per attrarre fondi privati a beneficio dei musei. “In situazioni di emergenza come quella attuale, per attirare investitori si potrebbe pensare ad una defiscalizzazione totale per le donazioni dirette ad istituzioni culturali”.

Il futuro: piano nazionale, fondi regionali “Salva Musei” e governance multidisciplinare
L'altra strada percorribile sarebbe quella della creazione, attraverso l'Art bonus o mediante altre donazioni private, di un fondo nazionale o fondi regionali a sostegno dei musei. Secondo Garlandini un fondo nazionale non è funzionale: “con 60 milioni di abitanti e forti differenze regionali è più facile ipotizzare la creazione di fondi regionali e reti per la gestione integrata”. Questo punto di vista sembra anche avvalorato dal Titolo V art. 117 della Costituzione, che al secondo comma, lett. s), attribuisce alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la “tutela dei beni culturali”, mentre assegna alla legislazione concorrente la “valorizzazione dei beni culturali ed ambientali”. Stante queste premesse, il Codice dei Beni Culturali ha fornito una definizione sia del concetto di tutela (art. 3 co. I) che di valorizzazione (art. 6 co. I) come “esercizio delle funzioni e […] disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale.
“I fondi regionali inoltre avvicinano comunità ed investitori locali al risultato della loro filantropia – spiega Garlandini – l'appello al risparmio dei cittadini potrà avvenire con qualsiasi mezzo, anche tramite crowdfunding. È necessaria però una gestione meno localistica dei fondi, ma nazionale e ponderata, allo stesso tempo, le governance dei musei dovranno rendersi indipendenti dal governo di turno ed evolversi diventando più come i ‘board of trustees' dei musei americani” dove prevale l'interdisciplinarietà e le competenze intersettoriali vengono sfruttate per pianificazioni di medio e lungo termine. “Questo fenomeno è già in corso, sono già molto cambiati i musei negli ultimi anni” conclude il vicepresidente di Icom.

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