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Fondo Ue salva-Stati, M5s chiede un vertice di maggioranza

Dopo l'attacco delle opposizioni e la precisazione di Palazzo Chigi, che ha chiarito che nessun accordo è stato ancora siglato, oggi è sceso in campo anche il Movimento 5 Stelle, chiedendo un vertice di maggioranza sulla questione.

di An.Ga.


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4' di lettura

Il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità, resta al centro delle polemiche. Dopo l'attacco delle opposizioni e la precisazione di Palazzo Chigi, che ha chiarito che nessun accordo è stato ancora siglato, oggi è sceso in campo anche il Movimento 5 Stelle, chiedendo un vertice di maggioranza sulla questione. «Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al Presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all'oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa. Oggi è chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al Capo Politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d'accordo» hanno spiegato in una nota i deputati M5S della commissione Finanze.

27 novembre in calendario audizione Gualtieri su Mes
Intanto fonti del Mef precisano che il ministro Gualtieri ha inviato lo
scorso 7 novembre al Presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai la richiesta di essere audito in merito alla riforma del Mes, della quale è stata programmata la firma in dicembre sulla base dell'intesa raggiunta dal Consiglio europeo nello scorso mese di giugno. L'audizione è stata calendarizzata per il prossimo 27 novembre.

Salvini: Conte venga in parlamento sul Mes
Salvini è tornato sulla questione chiedendo a Conte di venire subito in Parlamento «a dire la verità, il sì alla modifica del Mes sarebbe la rovina per milioni di italiani e la fine della sovranità nazionale». Per il leader della Lega la modifica del trattato di stabilità «mette a rischio il risparmio e i titoli di Stato di milioni di italiani» perché «dall’oggi al domani - ha continuato - deciderebbe l’Europa in base al rischio quale titolo di Stato vale di più e quale di meno, chi può essere aiutato chi non deve essere aiutato, chi devo e chi non deve pagare. Rischieremmo di trovarci carta
straccia invece dei risparmi».

Palazzo Chigi: firma Mes a dicembre, Camere hanno potere veto
Lunedì sera Palazzo Chigi era dovuto intervenire con una nota per rispondere alle parole di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che accusavano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di avere avallato la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, senza il necessario coinvolgimento del Parlamento. «La sottoscrizione della revisione del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è calendarizzata per dicembre e il ministro Gualtieri ha già chiarito, per iscritto, la sua disponibilità a riferire alle Camere l'avanzamento dei lavori e a illustrare nel dettaglio i contenuti della riforma», avevano spiegato fonti di Palazzo Chigi ribadendo che la revisione del Trattato non è stato ancora sottoscritta» e non c'è stata «nessuna firma né di giorno né di notte». In ogni caso, «il Parlamento ha potere di veto sull'approvazione definitiva e avrà modo di pronunciarsi in sede di ratifica, quindi prima di ogni determinazione sull'entrata in vigore».

Conte punta a rinvio se manca “logica pacchetto”
Le polemiche relative al Mes sono respinte dal premier Giuseppe Conte respinge visto che sul tema - si sottolinea - non c'è alcuna emergenza. Del resto - si rimarca - Conte già a giungo ha chiarito al Consiglio Ue che
la revisione del Mes va inserita in un pacchetto di riforme. Senza una “logica del pacchetto”, quindi, Roma, al Consiglio Ue di dicembre, punterà al rinvio della riforma, per la quale serve un ok unanime.

Come funzione il Mes
L'Esm, l'European Stability Mechanism, ribattezzato in italiano Mes, è il meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria d'Europa creato nel 2011 per far fronte agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell'Eurozona ed è stato utilizzato nel salvataggio della Grecia. Nato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate il 23 marzo 2011 e sottoscritto dai Paesi dell'eurozona l'11 luglio 2011, ha sostituito il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf). Per 'stabilizzare' la zona euro, il Mes mette a disposizione risorse finanziarie ai Paesi in difficoltà ma solo a condizione che sia rispettato un piano di risanamento economico elaborato sulla base di un'analisi di sostenibilità del debito pubblico compiuta, nella versione attuale, dalla Commissione europea insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca centrale europea.

Il percorso di riforma
A giugno scorso, all'Eurogruppo prima e all'Eurosummit con i capi di Stato e di governo poi, l'allora ministro dell'Economia Giovanni Tria e Giuseppe Conte, premier cinque mesi fa del governo Lega-M5S, esaminarono con i partner Ue la riforma del meccanismo con l'obiettivo di arrivare a chiudere entro dicembre il pacchetto che comprende anche il bilancio della zona euro. L'Italia insistette allora perché la riforma viaggiasse parallela al completamento dell'Unione bancaria con lo schema comune di assicurazione dei depositi, ancora oggi molto indietro rispetto alle richieste di Roma e al percorso dello stesso Mes.

La discussione proseguirà quindi al prossimo Eurogruppo, in programma il 4 dicembre, e il 13 dicembre al vertice dei capi di Stato. In caso di accordo, il Parlamento sarà chiamato a ratificarlo l'anno prossimo. La riforma dell'Esm prevede una semplificazione di una delle due linee di credito precauzionali che un Paese può chiedere in caso di necessità (per ottenerla non sarà più necessario un memorandum of understanding ma una lettera di intenti), ma aggiunge condizionalità legate all'aderenza alle regole del patto di stabilità, che come noto l'Italia non rispetta in pieno.

Visco: gestire con cautela una ristrutturazione dei debiti sovrani
Il 15 novembre il governatore di Bankitalia Ignazio Visco durante un seminario Omfif-Banca d'Italia ha avvertito che il tema di una ristrutturazione dei debiti sovrani - toccato anche dalla riforma del Meccanismo europeo di stabilità - «è da gestire con cautela. I piccoli e incerti benefici di un meccanismo ristrutturazione del debito devono essere soppesati rispetto all'enorme rischio che il solo annunciarlo potrebbe scatenare una spirale perversa di aspettative di default».

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