GLI ACQUISTI

Fondo Usa al 9%, punta al raddoppio del titolo

di A.Ol.

Paul Singer (Imagoeconomica)

3' di lettura

Elliott ha comunicato ieri di essere salito a circa il 9% del capitale ordinario di Telecom Italia. La posizione attuale, in termini di diritti di voto, è pari all’8,8% del capitale ordinario. Dalle comunicazioni Sec risulta anche il possesso del 2,8% del capitale di risparmio. La posizione è stata costruita avvalendosi dell’aiuto di JP Morgan Securities e con l’utilizzo di derivati per proteggerla. Sopra la soglia del 10% - che non è stata superata neanche tenendo conto del peso equivalente delle azioni di risparmio - Elliott sarebbe tenuto a notificare nuovamente la partecipazione ai fini del golden power. Al superamento del 5% Palazzo Chigi non aveva ritenuto di utilizzare i poteri speciali, ma aveva raccomandato che ulteriori evoluzioni nell’azionariato di Telecom fossero appunto notificate.

Alla Sec il fondo Usa ha denunciato opzioni put (a vendere) e opzioni call (a comprare), rispettivamente su 240 e 510 milioni di azioni Telecom al prezzo di esercizio di 0,81054 euro (le put) e a 0,89586 euro (le call). Si tratta di opzioni di tipo europeo, esercitabili a data predeterminata, con scadenze che vanno dal 5 febbraio 2019 al 6 giugno 2019. La controparte è JP Morgan Chase, filiale londinese.

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Il “programma”

Elliott ha pubblicato ieri sul sito www.transformingtim.com il suo programma d’azione, nel quale sostiene che “liberando” Telecom dalla gestione conflittuale di Vivendi e dotandola di un board indipendente che faccia l’interesse di tutti gli stakeholder, nel giro di due anni il valore del titolo può raddoppiare a 1,6 euro. Se fosse così, converrebbe anche a Vivendi aderire, visto che il suo prezzo di carico - 1,07 euro per azione - è ancora ben distante dalle quotazioni di Borsa attuali che, pur mosse dal fermento del momento, si sono attestate intorno a 0,85 euro.

Il fondo di Paul Singer non sconfessa il piano presentato dall’ad Amos Genish (che intende confermare alla prossima assemblea), ma in realtà pone obiettivi più ambiziosi e con una tempistica più serrata. I punti fermi del piano “attivista” sono quelli già resi noti: conversione delle azioni di risparmio, separazione/cessione di una parte della rete, cessione totale o parziale di Sparkle, conseguente riduzione del debito e ritorno al dividendo. Si potrebbe obiettare che la societarizzazione della rete d’accesso richiede almeno un aanno e mezzo prima di diventare operativa o che la conversione delle risparmio a oggi non è conveniente perché il differenziale di prezzo rispetto alle ordinarie si è ridimensionato al di sotto del 20% giudicato ottimale. Ma il documento del fondo previene le obiezioni sottolineando che il suo ruolo è semplicemente quello di azionista (che, essendo un investitore istituzionale, non mira al controllo) e che toccherà poi ai consiglieri esecutivi e agli amministratori indipendenti valutare tempi e modi per mettere in atto le linee-guida strategiche.

Sull’articolazione del gruppo, il programma pubblicato ieri contiene qualche dettaglio in più. Sulla Netco, la società della rete d’accesso che ha già iniziato l’iter per nascere, si contempla sulla carta che Telecom possa mantenere tra il 25% e il 75%, ma in realtà si punta al deconsolidamento con la cessione di almeno il 51%. Questo per poter godere dei benefici regolamentari prevedibili per i gruppi non verticalmente integrati e per poter ridurre l’indebitamento consolidato. Per il resto prima la fusione con Open Fiber e poi l’Ipo. Per Sparkle, la società dei cavi internazionali oggi posseduta al 100%, si va dalla cessione totale al mantenimento di una quota fino al 75% nell’ambito di una logica di alleanze con partner strategici, con una preferenza a mantenere solo una quota di minoranza. Per Inwit, la società delle torri della telefonia mobile, si va dal 60% attuale alla monetizzazione totale con la cessione dell’intera quota. Nessun dubbio su Tim Brasil: ok a mantenere il controllo (oggi col 67%) senza escludere possibili combinazioni con operatori locali per rafforzare la presenza internazionale.

Elliott con i suoi advisor (Vitale & C.) ha calcolato che solo attribuendo alle diverse attività i multipli corretti può emergere valore per 7 miliardi, pari al 41% dell’attuale capitalizzazione. Mentre l’indebitamento netto consolidato di Telecom - pari a circa 24 miliardi senza tener conto di Inwit e Brasile - potrebbe dimezzarsi a 12 miliardi, trasferendo 7 miliardi di debito sulla Netco e cedendone il 51% (4 miliardi di incasso ipotizzabile), e vendendo inoltre il 50% di Sparkle (un altro miliardo di ricavato stimato).

La lista

Elliott pensa di chiudere la partita già il 24 aprile, ma comunque deposita la lista anche per il 4 maggio. I quattro nomi mancanti, oltre a quelli già presentati, dovrebbero essere quelli del top manager Fca Alfredo Altavilla, mentre a completare l’equilibrio di genere le candidate proposte sono Maria Elena Cappello, Lucia Morselli e Paola Bonomo.

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