Stato-Città

Fondone Covid, ripartiti 1,28 miliardi per gli enti locali: la mappa Comune per Comune

A disposizione quest'anno 2,698 miliardi grazie anche agli 1,348 non spesi nel 2020: i calcoli portano a Milano 184,5 milioni, a Roma 90,8 e a Venezia 74,6

di Elena Brunetto e Patrizia Ruffini

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2' di lettura

Con il fondone 2021 lo Stato copre tutte le minori entrate, compresa l’addizionale Irpef, al netto delle minori spese per contratti di servizio e per riduzioni del Fondo crediti di dubbia esigibilità.
Assegnate anche maggiori risorse a copertura del saldo certificato con segno negativo; mentre agli enti con saldo positivo è attribuita solo l’eventuale differenza fra avanzi 2020 e fabbisogni 2021.
Non è quantificata nel fabbisogno 2021 la stima delle maggiori/minori spese. È la logica scelta per suddividere il saldo del fondone 2021 fra gli 8.310 enti fra comuni, unioni di Comuni e comunità montane, approvata ieri in Stato-Città che distribuisce 1,28 miliardi fra Comuni e altri enti locali.
Il risultato, indicato nell’infografica sottostante, mostra che i calcoli portano a Milano 184,5 milioni, a Roma 90,8 e a Venezia 74,6. Soddisfatta l’Anci, che lamenta però la mancata proroga a settembre della salvaguardia degli equilibri.

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Come è avvenuto il riparto

È stato innanzitutto quantificato il fabbisogno 2021 del comparto, ammontante a 1.553,6 milioni, calcolato solo sulle minori entrate, al netto delle minori spese per i contratti di servizio e delle variazioni all’Fcde.
Sono state effettuate anche le rettifiche per il Tpl, considerato per un importo pari al 25% della variazione di entrate 2019-2020. A questo valore sono state aggiunte le risorse per compensare le variazioni di imponibile per l’addizionale Irpef 2021, stimati in 150 milioni, e quelle in favore degli enti che hanno certificato nel 2020 esigenze superiori ai fondi assegnati, pari a circa 232,6 milioni, per un fabbisogno totale di 1.936,2 milioni.
A fronte di questo fabbisogno, la torta a disposizione è di 2.698,3 milioni, formata dall’eccedenza di risorse 2020 rispetto ai fabbisogni certificati (circa 1.348,3 milioni) e dello stanziamento 2021 (1.350 milioni per i Comuni e 150 milioni per Città e Province).

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Nonostante i fabbisogni inferiori alle somme a disposizione si è ritenuto di assegnare l’intero importo, in considerazione sia della provvisorietà della stima di perdita di gettito, sia della circostanza che nella stima di fabbisogno 2021 non sono incluse le maggiori/minori spese. È stato poi tenuto in considerazione l’acconto 2021 già erogato. Se le risorse assegnate in acconto 2021 sommate alle eccedenze 2020 di un ente superino il fabbisogno 2021, il base ristoro fabbisogno 2021 dell’ente è pari a zero. L’ammontare del fabbisogno 2021, al netto dell’addizionale Irpef, è stato così determinato in 969,8 milioni.

Due euro per abitante

Nella determinazione dei criteri di riparto si è assicurato a ciascun Comune una quota pari ad almeno 2 euro per abitante. L’assegnazione minima riguarda anche i sei Comuni che non hanno inviato i modelli Covid-19 e Certif-19 entro la data utilizzata per il riparto del saldo (29 giugno).

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