ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl governatore della lombardia

Fontana sfida Conte: senza autonomia finanziaria non ci sono margini per trattare

Secondo il governatore della Lombardia sull'autonomia regionale «se non ci sono resipiscenze del governo non ci sono margini di trattativa, perché senza autonomia finanziaria è tutta una presa in giro ed è inutile parlare delle singole materie».

di Gianni Trovati


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3' di lettura

«Se non ci sono resipiscenze del governo non ci sono margini di trattativa, perché senza autonomia finanziaria è tutta una presa in giro ed è inutile parlare delle singole materie». Il presidente della Lombardia Attilio Fontana, leghista della prima ora, è arrabbiatissimo. E in attesa del vertice numero mille sull’autonomia abbandona i toni moderati che gli sono soliti. «Agli oppositori dell’autonomia riconosco una capacità straordinaria di raccontare bugie con un atteggiamento da cialtroni. Ma questi no strumentali, basati su guerre inventate fra Nord e Sud rischiano davvero di spaccare il paese, creando ferite non rimarginabili».

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Il premier Conte ha detto che in una trattativa è normale non ottenere tutto quello che si chiede.

Lo so bene, e lo sa la ministra Stefani che ha fatto un lavoro straordinario. Ma se si tolgono gli elementi costitutivi della riforma ci si prende in giro. Sulla questione degli insegnanti ho letto cose incredibili. Sui giornali di ieri un parlamentare M5s, o presunto tale, ha detto che noi vogliamo avere solo insegnanti lombardi. Su queste premesse è inutile confrontarsi.

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Qual è l’obiettivo vero, allora?

Noi vogliamo tutelare i nostri studenti. In Lombardia mancano 4mila docenti, che saranno sostituiti da supplenti fino a marzo. A marzo arriveranno i titolari di cattedra, che spesso però a giugno chiederanno di cambiare sede per tornare al Sud. Vogliamo evitare questo balletto.

E sul capitolo finanziario, perché dite no alle ipotesi di perequazione?

Noi non chiediamo un euro in più di quello che lo Stato spende già oggi per le funzioni che possono essere trasferite. Gli unici cambiamenti, in prospettiva, deriverebbero dai costi standard. Ricordo però che gli standard non c’entrano nulla con l’autonomia, perché andrebbero attuati comunque per efficientare la spesa e sono già previsti da una legge, la 42 del 2009, che sul punto finora è rimasta inapplicata. Chiederci però di dare allo Stato le risorse che riusciremmo a risparmiare con una gestione più attenta di quella centrale è l’esatto contrario dell’autonomia.

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Nei referendum, però, è stata la Lega a sostenere di voler trattenere sul territorio le entrate fiscali.

È vero, ed è stato un errore, anche perché l’autonomia differenziata non incide su questo aspetto. Ma questo negoziato infinito ha dimostrato che fra i Cinque Stelle la capacità di raccontare bugie è molto superiore.

Questa trattativa non rischia di trasformarsi in un gioco del cerino, per dare alle regioni la colpa del naufragio dell’autonomia?

È molto probabile, ma non voglio ingannare i cittadini. Potrei decidere di firmare qualsiasi cosa spacciandomi poi per il “padre dell’autonomia”, ma se la riforma è svuotata non serve a nulla e io non me la intesto. Nella prima Repubblica si facevano interventi spartitori che per accontentare un po’ la Dc, un po’ il Psi e un po’ il Pci finivano per scontentare tutti. Pensavo che quel mondo fosse finito.

Ma sull’autonomia può cadere il governo? Un passaggio del genere non rischia di danneggiare il progetto di “Lega nazionale” portato avanti da Salvini?

Sul governo non dico nulla. Ma attenzione perché anche al Sud tanta gente che ha sposato il progetto della Lega crede nelle opportunità che l’autonomia potrebbe portare nel Mezzogiorno. È una questione del Paese, che deve cominciare a cogliere le chance che ci sono se non vuole rimanere ai margini. Sarei disposto a finanziare 50mila start up di giovani del Sud, ma non i forestali della Calabria.

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