ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil governatore della lombardia

Fontana interrogato per tre ore: «Tutto chiarito, ho risposto ai pm»

di Raffaella Calandra

Tangenti per appalti: 43 arrestati, anche politici

3' di lettura

Lasciati gli uffici giudiziari dopo, è uno solo il messaggio che Attilio Fontana affida ai cronisti: «Ho chiarito tutto, ho risposto a tutte le domande». Per tre ore e mezza, il governatore della Lombardia, indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta su appalti, nomine e mazzette, ha dato ai pm di Milano la sua versione, rispetto all’incarico in Regione conferito lo scorso ottobre al suo ex socio di studio, Luca Marsico. Per ora solo dichiarazioni, poi potrebbero arrivare documenti e una memoria difensiva.

GUARDA IL VIDEO. Tangenti, 43 arresti in Lombardia

Loading...

Tutto l’interrogatorio si è svolto intorno al tentativo di coniugare imparzialità e discrezionalità. Il primo è il principio costituzionale contestato al Governatore dai pm, coordinati da Alessandra Dolci, per la nomina del suo ex socio, avvenuta con un avviso pubblico; il secondo è quello a cui si è appellato lo stesso Fontana davanti ai pm, cercando di spiegare come avesse ritenuto quest’incarico «adatto al profilo di Marsico, per sfruttare le sue competenze e la sua esperienza». Agli inquirenti, il presidente della Regione ha provato a spiegare come «non si trattasse di un bando pubblico, non prevedeva nessuna valutazione comparativa e che comunque non c’è stata alcuna violazione di legge».

«Ho chiarito la mia posizione, ho spiegato tutto», ripete Fontana dopo in pubblico, sorridente a favore di telecamere, mentre lascia gli uffici della Polizia Giudiziaria, di fronte al Palazzo di Giustizia. Dice di essere «più che sereno». In che modo ha giustificato quell’incarico a Marsico, che aveva lui stesso proposto, violando- secondo gli inquirenti – il principio dell'imparzialità? «Questo chiedetelo ai magistrati, l’ho detto a loro», risponde. Ha parlato anche dei suoi rapporti con Gioacchino Caianiello, l’ex potente ras di Forza Italia a Varese, considerato dagli investigatori il “burattinaio” di questo giro di mazzette, appalti e nomine pilotate? «Ho parlato di tutto ciò che mi è stato chiesto», insiste il politico leghista, dal finestrino dell'auto, da cui sceglie di non scendere. Agli inquirenti, ha detto di conoscere «Caianiello da una vita» e ne ha tracciato il profilo. Di questo, molto si è parlato durante l’interrogatorio, anche andando al di là della contestazione specifica mossa al governatore, per spaziare piuttosto nell’ambito delle dinamiche politiche.

Quando poi intorno alle 19 tutto è finito e l'auto nera lascia gli uffici giudiziari, seduto davanti il suo avvocato, Jacopo Pensa, assicura che «più chiaro di così non poteva essere. Questo lo hanno inteso anche loro, è stato tutto perfettamente coincidente coi fatti avvenuti. Fatti da niente, si parla di nulla», garantisce il difensore, secondo cui è stato come «rivedere un film dall’inizio ai titoli di coda».

Dalla tentata corruzione, cioè, ai danni dello stesso Fontana, fino all’incarico per l’ex socio. Tutto infatti parte dal momento in cui proprio Gioacchino Caianiello, coordinatore di Forza Italia a Varese, propone al politico leghista un giro di nomine, con la promessa anche di consulenze lucrose per l’ex socio, da ricompensare per la mancata elezione in Regione. Fontana non dà seguito all’offerta, ma non la denuncia. E su questo fronte dell’istigazione alla corruzione, il governatore resta parte offesa. Nell’interrogatorio, si è partiti da qui, ma il cuore della contestazione era l'incarico poi effettivamente conferito lo scorso 31 ottobre a Marsico all’interno del «Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione». Un incarico da 11.500 euro all’anno, proposto dallo stesso presidente, ma quel posto, secondo la ricostruzione degli investigatori, non era di nomina fiduciaria, ma passato per un avviso pubblico, a cui hanno partecipato 60 candidati. In realtà, questi sarebbero stati i concorrenti per tutte le sezioni, mentre per le materie legali si sarebbero proposti meno di dieci. Ed è nel discrimine tra discrezionalità ed imparzialità che è ruotata parte dell'interrogatorio. «Poi ognuno farà le sue valutazioni», conclude l’avvocato Pensa.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti