ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista al Sole 24 Ore

Fontana: «La Lombardia sarà una grande smartland iperconnessa»

Il governatore annuncia per il 28 novembre all’Hangar Bicocca di Milano un confronto tra assessorati, imprese, società civile e la politica. «La Moratti? ha fatto una scelta verso il centrosinistra»

di Daniele Bellasio

Autonomia, Fontana: "Calderoli vuole concludere rapidamente percorso"

5' di lettura

Il presidente Attilio Fontana, di ritorno da un incontro a Livigno, dove c’è neve e inizia il freddo, anticipa al Sole 24 Ore l’idea di un evento pensato «come il luogo dove dovrebbe nascere il futuro della Lombardia», il 28 novembre all’Hangar Bicocca, con un confronto tra gli assessorati, le imprese, la società civile e la politica: «È la nostra proposta per il futuro della Regione a confronto con le migliori menti della finanza, dell’imprenditoria, dell’Università, della Ricerca, per ascoltare le loro idee e cercare di fare la sintesi».

Vuole dunque parlare di futuro Fontana, ma l’intervista, nella sua prima domanda, è giusto che parta dal recente passato.

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Che cosa è successo con Letizia Moratti?
L’assessore Moratti ha fatto una scelta diversa, ha deciso di rivolgere le proprie attenzioni al centrosinistra e ha abbandonato la Giunta. Non ci sono altre spiegazioni, tenuto conto che non c’è mai stato, nel merito delle decisioni assunte, alcun tipo di contrasto.

Per guardare al futuro, che Lombardia sarà?
Noi, come Regione, abbiamo la nostra idea: una “grande smart-land”, un territorio iperconnesso che dia i servizi ai propri cittadini presso il luogo in cui risiedono e a tutti la possibilità di realizzare i propri sogni e le proprie iniziative, una Regione che guardi all’innovazione e alla ricerca, penso a Mind e alle tante iniziative di rigenerazione urbana, una rigenerazione che non deve essere letta come soltanto urbanistica, ma anche sociale, una Regione che sia più inclusiva e non lasci indietro nessuno.

Come costruirla?
Dobbiamo puntare sulle competenze, sfruttare maggiormente le nostre Università, valorizzare i nostri centri di ricerca. E poi io vedo una Regione votata alla semplificazione.

Qui però spirano venti di recessione e la Lombardia è la locomotiva del Paese: se rallenta, rallentiamo tutti…?
È fondamentale per tutto il Paese, e anche oltre, che la Lombardia continui a mantenere questo ruolo e a essere un punto di riferimento economico, di innovazione e di ricerca. E non dobbiamo dimenticare l’agricoltura lombarda: da un lato la necessità di difendere le produzioni tradizionali, dall’altro, la capacità degli imprenditori agricoli di innovare, vedi le aziende tipo le vertical farm. È caratteristico della Lombardia. Tradizione e innovazione.

Che cosa serve perché questo scenario si consolidi, nonostante crisi energetica e caro prezzi?
Dividerei la questione in due. Bisogna che l’Europa realizzi, con l’Italia, scelte strutturali per il medio periodo. Intanto gli interventi del governo sono fondamentali per consentire alle aziende di non chiudere e alle famiglie di tirare avanti. Ma nel medio-lungo periodo servono scelte complessive che non possono sempre essere sostenute da sussidi dello Stato.

Sul territorio, invece, con il nuovo governo si ripropone il tema dell’autonomia. Che ne pensa?
Questo tema è alla base di tutto. Dobbiamo avere l’autonomia per fare scelte più rapide ed efficaci. È una richiesta che arriva anche da altre Regioni perché più o meno tutti i territori si stanno rendendo conto che le scelte fatte più vicino al territorio sono più efficaci. Sono convinto che questo governo si renda conto che bisogna voltare pagina con il passato. L’Italia non avrà futuro fintanto che da quando un’Amministrazione pubblica delibera un’opera al momento in cui si apre il primo cantiere devono passare tre anni mezzo.

L’industria è sempre stato il pilastro portante della Lombardia. Ha retto, ma ora il caro energia colpisce duro.
Serve un’autonomia maggiore in campo energetico, con investimenti nelle rinnovabili.

Ripensare anche al nucleare?
Io ne sono convinto, anche perché le nuove tecnologie sono più sicure. Poi se le tecnologie ci consentono di trovare altre soluzioni, ben vengano… Sarebbe necessario anche riguardare al geotermico, non so il motivo per il quale sia stato messo un po' da parte.

Il presidente di Federmeccanica, Federico Visentin, ha lanciato un appello accorato: «È finito il tempo degli slogan e dei bonus, serve un New Deal italiano». Condivide l’allarme?
Sì, anche perché si riferisce a tutti i comparti della nostra vita, alla sanità, ai cittadini, alle residenze per anziani per le quali abbiamo dovuto stanziare risorse aggiuntive, altrimenti si rischiava la chiusura di reparti.

In Lombardia, in termini di infrastrutture, c’è ancora da fare. Penso alla logistica che soffre, soprattutto attorno a Malpensa, alla stessa Malpensa che soffre, dimenticata dalla politica, dal Pnrr…
Quello su Malpensa è un allarme giusto. Ma le faccio un altro esempio sul Pnrr: che sulla rigenerazione urbana non si prendano in considerazione i Comuni del Nord è inaccettabile, anche perché c’è il rischio che troppe risorse altrove non riescano nemmeno a essere spese. E la Regione Lombardia è sempre la prima ad avere l’ok sui fondi europei e poi a spenderli tutti, salvo inezie.

La riapertura del dossier Ita-Lufthansa può essere una buona notizia per la Lombardia e per Malpensa?
Spero di sì. È stato un errore del Paese aver voluto penalizzare Malpensa, che era l’aeroporto naturale perché è dove si staccano i biglietti. È stata un’ottusità per il Paese, non per Malpensa. Perché poi alla fine, invece di avere rotte dirette, si va a partire da Francoforte o da Parigi… Comunque Malpensa ha avuto un rilancio grazie al cargo e con il nuovo Masterplan approvato ci sono spazi per un grande sviluppo, ma è chiaro che sarebbe un vantaggio avere anche uno sviluppo sul fronte passeggeri. Ho grande fiducia nel ministro Giancarlo Giorgetti: ha una visione del futuro globale, oltre gli interessi immediati.

L’export lombardo è una chiave del successo della nostra manifattura e non solo, con un record di 136 miliardi nel 2021. Solo che ora, tra guerra della Russia all’Ucraina e ridisegno degli equilibri mondiali, c’è un clima di forte incertezza. Come risponde la Regione?
Stiamo facendo il possibile per favorire l’internazionalizzazione delle aziende, ma questi sono temi che vanno affrontati con politiche quanto meno nazionali.

Artigiani, commercianti e aziende spesso non trovano da assumere. Che fare?
Valorizzare e aumentare i centri di formazione: sono pilastri della nostra economia e del nostro sviluppo. Non posso accettare che i nostri imprenditori mi dicano che non trovano dipendenti con certe qualifiche.

Nella crescita del Pil italiano pesa anche il turismo, lo abbiamo raccontato sul Sole 24 Ore. Qual è la sua idea su questo settore?
Intanto è un settore fondamentale. Prima della pandemia il nostro turismo produceva un incremento annuale attorno all’8%. Dopo la pandemia, grazie ai sussidi dati dal ministro Massimo Garavaglia, che ha il grande merito di aver sostenuto il settore in periodi difficili, a quelli messi a disposizione dalla Lombardia e a nuove iniziative il turismo è ripartito.

Però su Milano-Cortina abbiamo avuto qualche stop and go.
Bisogna distinguere. Per quanto riguarda le opere è stata costituita una Spa che sta svolgendo il suo ruolo. La società è stata costituita un po’ tardi perché abbiamo avuto l’assegnazione nel giugno 2019 e la società è stata costituita nel 2021, ma oggi la situazione è abbastanza sotto controllo, anche perché queste saranno le prime Olimpiadi sostenibili, quindi con meno necessità di realizzare grandi impianti. Altra cosa è l’organizzazione dei giochi affidata a una Fondazione che ha avuto negli ultimi mesi un cambiamento di governance e a breve il presidente del Consiglio dovrebbe indicare chi sarà il nuovo ad.

La cosa di cui va più fiero di questo primo mandato da presidente?
L’orgoglio di amministrare una vera comunità di cittadini che sanno sempre reagire senza piangersi addosso e poi la legge 9 con la quale abbiamo deciso di investire, in piena pandemia, più di 4 miliardi in opere pubbliche per favorire la ripartenza dell’economia. Abbiamo aperto in sei mesi più di 3.000 cantieri. E come se avessimo anticipato il Pnrr.

E la cosa che le dispiace non essere ancora riuscito a fare?
Farmi ascoltare di più. E poi la semplificazione: abbiamo fatto ben due leggi che poi abbiamo dovuto ritirare perché il governo minacciava impugnative. Spero che con l’autonomia si possano risolvere anche questi problemi.

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