trattativa con bruxelles

Fonti Mef: in contatto con Ue per evitare procedura infrazione

di Andrea Gagliardi


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4' di lettura

«Sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione per valutare i passi opportuni per evitare l'apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole». Lo rilevano fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in merito alla notizia pubblicata da 'la Repubblica' di un «ultimatum Ue all’Italia» con cui si chiederebbe una correzione dei conti pubblici con una manovra da 3,4 miliardi per evitare una procedura d'infrazione sul deficit. Le stesse fonti del Mef fanno rilevare come «peraltro non è ancora pervenuta alcuna lettera» da Bruxelles.

Gentiloni: incontra ministro Padoan a Palazzo Chigi
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha incontrato intanto questa mattina il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. L’incontro, a quanto si apprende, è avvenuto a Palazzo Chigi.

Fonti Mef: in contatto con Ue per evitare procedure
Le fonti del Mef di cui sopra ricordano inoltre che l’Eurogruppo del 5 dicembre scorso ha invitato l’Italia «a fare passi utili ad assicurare che il bilancio 2017 risulti conforme alle regole del Patto di stabilità e crescita». Passi «cruciali per evitare l’apertura di una procedura di infrazione a causa dell’elevato livello di debito pubblico». Il Governo italiano, proseguono le fonti, ha già ricordato che il percorso di riduzione del rapporto debito/Pil, stabilizzatosi rispetto alla tendenza degli ultimi 8 anni, non registra ancora «un’adeguata propensione alla contrazione» a causa di due fattori «fuori dal controllo del Governo».

Uno è l’andamento dei prezzi negativo «che incide sull’andamento nominale del prodotto interno lordo», e proprio oggi l’Istat ha confermato che in media nell’anno 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come non accadeva dal 1959. L’altro fattore è rappresentato dalle «condizioni avverse dei mercati finanziari che non hanno reso possibile la cessione di beni del patrimonio dello Stato a condizioni adeguate», visto che «è intenzione del Governo evitare di svendere asset nazionali».

Lettera Ue a Italia: impegni su conti entro 1 febbraio
Nel giro di qualche settimana, probabilmente prima della verifica definitiva annunciata per marzo sul bilancio 2017, l’esecutivo Ue dovrebbe pubblicare il rapporto sull'andamento del debito. La Commissione Ue invierà poi oggi una lettera all’Italia in cui chiederà al Governo di assumere impegni precisi entro il primo febbraio (data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche) sulla correzione dei conti. E in particolare sui «passi necessari per assicurare che nel 2017 il bilancio rispetti le regole del patto di stabilità», come aveva chiesto l’Eurogruppo il 5 dicembre. Secondo quanto si apprende - e come anticipato da Repubblica - il 'gap' da colmare per rispettare gli accordi sulla riduzione del deficit strutturale è pari allo 0,2% del Pil.

Morando: misure sì, ma senza penalizzare crescita
«Siamo impegnati a discutere con la Ue e siamo disponibili a mettere in atto le misure necessarie» a evitare una procedura d'infrazione sul debito ma «senza mettere a rischio la crescita con misure restrittive» ha puntualizzato il viceministro dell'Economia Enrico Morando, che ha aggiunto: si tratta non di «manovra correttiva» ma di «misure di aggiustamento, senza penalizzare la
crescita e senza ostacolare il contrasto alla povertà e all'eccesso di disuguaglianze». Linea confermata dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ha dichiarato: «Non c'è la disponibilità a fare una manovra che comprima o deprima la crescita, che è il bene essenziale al quale stiamo rivolgendo tutta l’attenzione».

Brunetta: Ue chiede conto, saliranno Iva e debito
Polemica la presa di posizione del capogruppo Fi alla Camera, Renato Brunetta, che commentando la richiesta di correzione dei conti pubblici in arrivo da Bruxelles, ha attaccato: «Come previsto, l’Europa ci fa i conti in tasca e ci dice: “Paga”. Tre, quattro miliardi di euro di correzione da farsi subito, entro il primo di febbraio. L'avevamo detto che i conti di Renzi-Padoan non tornavano, e adesso i conti arrivano. Aumenterà l'Iva, aumenterà il deficit, aumenterà il debito. Questa è l'eredità di Renzi-Padoan».

Debito pubblico sotto osservazione
La trattativa è in corso e gli scenari sono sostanzialmente due: se prevarrà una linea prevalentemente tecnico-contabile, verrà confermato il rischio di “deviazione significativa” dai target europei, con conseguente invito a farvi fronte. Se si affermerà un approccio più “politico” (anche alla luce delle misure pro-crescita previste in manovra), si potrà ottenere il via libera, se pur accompagnato dalle rituali raccomandazioni sul fronte del debito.

Rischio rinvio per percorso rientro
Il rischio principale per l’economia italiana continua ad essere rappresentato dunque dall’elevato debito pubblico. Nel declassare il rating dalla “A low” alla “Bbb-high”, l’agenzia canadese Dbrs ha posto in luce, accanto alla fragilità dell’attuale quadro politico quale effetto e conseguenza del risultato referendario dello scorso 4 dicembre, il combinato di una crescita che resta debole e di un debito che continua a limitare “la flessibilità” della politica di bilancio. L’avvio del percorso di rientro, che era stato programmato dal governo Renzi nell'aprile dello scorso anno per il 2016, ora viene rinviato a 2017. Ma in seguito alla decisione assunta dall’attuale governo di utilizzare margini aggiuntivi di indebitamento pubblico fino a un massimo di 20 miliardi per mettere in sicurezza il sistema del credito, il debito potrebbe superare il 133% del Pil, invece di ridursi al 132,6 per cento. La conseguenza sarebbe il rinvio al 2018 dell’attesa inversione di tendenza.

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