Food tech

Proteine a base vegetale negli alimenti, primo sì della Ue alle «fake eggs»

Importante parere favorevole dell’Efsa all’uso della polvere proteica del fagiolo mungo verde richiesta dal colosso Usa Eat Just

di Silvia Marzialetti

(piyaset - stock.adobe.com)

2' di lettura

La polvere proteica del fagiolo mungo verde non è svantaggiosa dal punto di vista nutrizionale ed è sicura nelle condizioni d’uso e ai tenori proposti. Il colosso californiano Eat Just, specializzato in uova plant-based e carne coltivata (attraversa la divisione ad hoc Good Meat), incassa un sostanziale primo via libera alla commercializzazione di una delle proprie proteine alternative core, ricavata dal fagiolo verde indiano.

Il parere tecnico dell’Efsa – cui il regolamento europeo entrato in vigore nel 2018 attribuisce la prima valutazione all’interno del percorso che traghetterà il prodotto verso il mercato – vincolerà le decisioni su condizioni d’uso e di commercializzazione, inclusa l’etichettatura, assunte dalle Ue: adesso la Commissione europea ha sette mesi di tempo per inoltrare una proposta agli Stati membri.
Una volta incassato un definitivo via libera, l’azienda californiana potrà commercializzare la proteina alternativa in Europa come ingrediente aggiunto a prodotti proteici, ad esempio come sostituto delle uova.

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Il parere di oggi segna un precedente di portata rivoluzionaria per il mercato – in fortissima ascesa – delle fonti proteiche a base vegetale, stimato in 25 miliardi di dollari al 2030 (fonte McKinsey). Dalle start up americane Beyond Meat e Impossible Foods, che hanno eclissato il Boca Burger di Kraft Heinz, alle europee Nestlè e Unilever, il numero delle aziende impegnate nella produzione di cibi a base di proteine vegetali sempre più sostenibili cresce vertiginosamente.

Prova ne è la stessa Eat Just: fondata nel 2011, l'azienda è attualmente valutata in più di un miliardo di dollari e si prepara a debuttare con un impianto di produzione su larga scala a Singapore, che servirà da piattaforma per l'espansione in altri Paesi.In Europa la prima porta a cui devono bussare i big delle proteine alternative è proprio l’Efsa, che dal 1° gennaio 2018 - con l’entrata in vigore del nuovo regolamento sui Novel Food - sta registrato una impennata delle richieste, conferma Antonio Fernández, responsabile scientifico del parere. Attualmente sono 17 i dossier in giacenza a Parma relativi alle proteine di origine vegetale (alghe, lenticchie, piselli, farine): la maggior parte arriva da Paesi europei, ma non mancano big del mercato Usa come Impossible Foods la cui pratica, attualmente in fase di istruttoria, seguirà la procedura Ogm (l’Efsa ha richiesto un follow up).

Nel parere sul fagiolo mungo, l’Efsa fa riferimento a Paesi – come l’India – in cui la proteina è consumata in dolci, snack e cibi salati. «Questa proteina – si legge anche – è imparentata quanto a struttura alle proteine di accumulo dei semi di altri legumi come la soia, il lupino e il pisello». L’Efsa ammonisce anche sul fatto che questa proteina abbia la «capacità potenziale di indurre reazioni allergiche in individui allergici alla soia, alle arachidi, al lupino e al polline di betulla».

«La nostra valutazione del rischio della proteina del fagiolo mungo è un passo importante e necessario: attraverso le nostre valutazioni del rischio, diamo un supporto ai responsabili politici della Ue nel prendere decisioni basate sulla scienza e garantire la sicurezza dei consumatori, contribuendo anche all’innovazione in questo settore», conclude Fernandez.

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