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Food delivery più sicuro: Uber Eats identifica i rider con un selfie in diretta

Il Real Time Id Check verifica l’identita del rider con controlli random durante il servizio: così si combatte lo sfruttamento e si tutelano i clienti

di Gianni Rusconi

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(Agf)

Il Real Time Id Check verifica l’identita del rider con controlli random durante il servizio: così si combatte lo sfruttamento e si tutelano i clienti


3' di lettura

Il Coronavirus ha riportato di stretta attualità un tema che segnerà probabilmente in modo marcato il futuro delle piattaforme di food delivery. Quale? La sicurezza dei rider, una categoria fra le più esposte nel periodo prolungato di emergenza e anche fra le più attive per consegnare pranzi e cene presso le case di milioni di italiani.

Non sono certo mancate, in queste settimane, prese di posizione forti, come lo sciopero intentato a Palermo per richiedere (ai clienti) l’utilizzo di carte elettroniche per il pagamento e la possibilità di lasciare i sacchetti o i contenitori con il cibo all’ingresso di abitazioni o condomini. E neppure iniziative, come quella del Comune di Milano, che hanno previsto la distribuzione di kit di sicurezza (mascherine e guanti) ai circa 3mila corrieri del cibo a domicilio in attività nel capoluogo lombardo.

App e biometria per evitare scambi di persona
La sicurezza dei rider non passa però solo dal necessario equipaggiamento di protezione fisica o dalle consegne in modalità “contact less”. Da Uber Eats, servizio attivo al momento in una quindicina di città italiane (fra cui Milano, Torino, Bologna, Firenze, Trieste, Roma, Napoli, Genova e Bari), è arrivata infatti una soluzione, il “Real Time Id Check”, per il controllo immediato della correttezza dell’identità del corriere. Il funzionamento del sistema, che certifica l’effettiva titolarità dell’account da parte di chi sta effettuando il servizio, è molto semplice ed è gestito direttamente tramite app: al rider viene richiesto di condividere un selfie, prima di effettuare l’accesso alla piattaforma e ad intervalli – non regolari – durante l’orario di lavoro.

L’obiettivo è quello di prevenire eventuali frodi, ai danni del rider stesso (i cosiddetti fenomeni di “caporalato”) e dell’utente finale, che da parte propria ha la facoltà di segnalare una sospetta differenza tra le immagini associate a un determinato profilo. In assenza di corrispondenza al momento del caricamento del selfie o in caso di controllo non eseguito, l’account del rider viene sospeso per ulteriori verifiche mentre al secondo episodio di incongruenza fra chi utilizza l’applicazione e chi si è registrato, lo stesso account è definitivamente bloccato.

E la privacy? La risposta di Uber Eats, anche in questo caso, appare convincente: i corrieri possono scegliere di sottoporsi alle verifiche di identità richieste (al momento del login o durante le consegne) attraverso l'utilizzo della tecnologia biometrica o controlli online condotti dall’assistenza Uber.

Boom per i pagamenti senza contanti
La necessità di garantire le distanze interpersonali, per molti degli esercizi che hanno lavorato con le consegne a domicilio di food, ha avuto durante il lockdown anche l’effetto di aumentare sensibilmente i pagamenti da remoto e “cashless”, così per altro previsto dalle misure di sicurezza per la protezione dei consumatori condivise dall’Eba (European Banking Authority) nello “Statement on consumer and payment issues in light of Covid-19” pubblicato lo scorso 25 marzo.

L’utilizzo degli strumenti digitali, come confermano i dati di SumUp, azienda inglese specializzata in lettori portatili di carte di credito e debito, ha fatto impennare sensibilmente non solo i pagamenti in forma elettronica di ristoranti e pizzerie (soprattutto di quelle dotate di un proprio e-commerce) ma anche di tradizionali botteghe come macellerie, panetterie e fruttivendoli.

L’incremento delle transazioni conclude in modalità digitale e via dispositivo mobile tramite le applicazioni Apple Pay e Google Pay, nel periodo pre e post la pandemia, sono infatti più che triplicate e la spinta maggiore è arrivata dalle operazioni concluse con lo smartphone e connessioni Nfc, risultate quanto mai utili per i pagamenti delle consegne effettuate a domicilio o a bordo strada.

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