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Viaggiare il mondo a tavola nelle case private

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Social eating

Viaggiare il mondo a tavola nelle case private

Se prima erano supper club clandestini, ovvero ristoranti segreti in case private, come quello inaugurato a Londra nel 2009, nell’appartamento della fotografa Ms Marmite Lover (al secolo Kerstin Rodgers), oggi il social eating è un fenomeno sconfinato. Diffuso in tutto il mondo mette insieme cuochi di casa, viaggiatori gourmet in cerca di avventure gastronomiche e fooders residenti, pronti a sedersi tutti a tavola da perfetti sconosciuti. E mentre si cerca di regolamentare il settore, gli home restaurant continuano la loro corsa nella sharing economy. Con il supporto di piattaforme, siti e applicazioni.

BonAppetour, da Singapore al resto del mondo

Frutti di mare serviti in una bella casa di Singapore? Una paella in terrazza a Barcellona? Ecco BonAppetour: uno studente milanese in ingegneria informatica del Politecnico e due studentesse di Singapore in trasferta a Stoccolma, hanno creato una piattaforma social per turisti desiderosi di un’esperienza di cucina locale, in casa di host talentuosi ai fornelli. La App coinvolge 500 host in 50 città del mondo. Forti in Europa, i tre cofounder Giovanni Casinelli, Rinita Vanjre Ravi e Inez Wihardjo sono in attesa di venture capital per crescere America, come hanno già fatto in Inghilterra e in Italia.

Dalla Filandia il tam tam del Reatsaurant Day

Il Restaurant Day finlandese è diventato un festival internazionale: chiunque in 4 giorni dell’anno stabiliti può mettersi in cucina e aprire la propria casa ad ospiti sconosciuti. Si diventa ambasciatori del proprio territorio o della propria città. La nuova sagra gastronomica si festeggia in tutto il Nord Europa, in Canada e negli Stati Uniti. Il tam tam si segue su facebook. Prossimo appuntamento, il 6 agosto.

VizEat

Sbarcata in Italia anche VizEat
Se in Italia l’antesignana del social eating è stata la piattaforma Gnammo, da qualche mese è operativa anche VizEat, piattaforma internazionale creata da due soci francesi, Jean Michel Petit e Camille Rumani, presente in 20 Paesi. Gli ospiti partecipano alla cena selezionata sul sito, corrispondendo in anticipo la somma indicata, più una commissione del 15%. Il giorno dopo l’incasso viene girato all’host attraverso PayPal. A San Francisco, New York, Tel Aviv, Barcellona si cena in casa con Eatwith, player internazionale presente in Italia soltanto a Roma. Nell’unica sosta italiana, si può scegliere tra diverse proposte gastronomiche, spendendo tra i 25 e il 60 euro. Selezionatissimi gli host: solo il 4% dei candidati viene accettato.

Tante App per diffondere il cibo tradizionale

New Gusto raccoglie 15.000 iscritti in tutto il mondo. I quattro soci fondatori, di origini abruzzesi, propongono ad ospiti e turisti atmosfere familiari immersi nelle tradizioni dei luoghi. Così fa Eataround, app articolatissima, in cui poi, a cena finita, si recensisce la serata sullo smartphone.
Location prestigiose, molte delle quali nel centro storico, per chi partecipa a Ceneromane. Il progetto (autofinanziato) è entrato da poco in un programma di accelerazione di Sellalab (Banca Sella). A Bologna Le Cesarine sono nate all’interno di Home Food, iniziativa patrocinata dal ministero delle Politiche agricole, in collaborazione con l’Università, per valorizzare e diffondere la cultura del cibo tradizionale.

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