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Vuoi scrivere di cibo? Ecco dove puoi studiare

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La formazione

Vuoi scrivere di cibo? Ecco dove puoi studiare

Il cibo nutre. Ma anche scrivere di cibo, diciamolo, d da mangiare. L’interesse morboso per il cibo scatenatosi negli ultimi tempi ha dato il via a una proliferazione incontrollata di pubblicazioni, blog, programmi televisivi, film e reality a tutto campo sul mondo del food. Con conseguente moltiplicarsi esponenziale di giornalisti, scrittori, conduttori televisivi e blogger che si dedicano al cibo tanto da rendere pi che necessaria una maggiore richiesta di seriet, competenza e approfondimento da parte del pubblico e degli stessi interessati. Anche spostando l’attenzione dalle mere ricette a un campo pi vasto che ruota intorno all’alimentazione e al suo territorio. All’esperto enogastronomico che oggi si occupa di redigere contenuti editoriali e multimediali in ambito alimentare sono richieste quindi competenze ulteriori del saper scrivere recensioni per ristoranti, come ad esempio il creare documentari sui “luoghi” del cibo, organizzare eventi e manifestazioni di carattere gastronomico, avere nozioni della comunicazione e del marketing alimentare nonch delle tecniche principali della cucina. Una totale immersione, insomma, nel mondo del food&wine che consente di imparare a riconoscere tutte le pi sottili sfumature dei prodotti di qualit.

La stampa si organizza e si specializza

Se fino a qualche decennio fa il settore enogastronomico era del tutto marginale nel panorama editoriale italiano e limitato quasi esclusivamente alle riviste di cucina – quando ho iniziato io, per esempio, dire di essere una giornalista del food, nell’immaginario comune, si traduceva nello scrivere le ricette, quando in realt scrivevi di economia, finanza e mercati del settore alimentare – oggi occupa uno spazio sempre pi importante a tutti i livelli e in tute le testate. Tanto da indurre gli stessi operatori a voler fare un po’ di ordine e chiarezza nella professione.
L’associazione Stampa Agroalimentare Italiana (Asa) si formata nel 1992 e istituita ufficialmente nel 1993 da un gruppo di giornalisti specializzati per raccogliere “tutti quei professionisti della comunicazione di settore – spiega la tesoriera Patrizia Rognoni – che hanno nella seriet, nella moralit, nella sensibilit, nel rispetto e nella deontologia professionale le loro principali peculiarit. La sua azione di controllo, di stimolo e di supporto tramite il mezzo a lei pi congeniale: la comunicazione”. L’associazione oggi ha circa 200 iscritti che collaborano con oltre 600 testate giornalistiche nazionali e internazionali, suddivisi tra giornalisti e comunicatori. Punto focale la formazione. Per tale scopo Asa strutturata con un proprio albo docenti composto da accademici e professionisti del settore e organizza con continuit corsi di formazione per i propri iscritti, nonch educational mirati. Il suo progetto formativo ha ricevuto il plauso del ministero delle Politiche Agricole. Nel 2016 sar anche inaugurata una piattaforma online interamente dedicata al mondo del biologico. “Il food un campo delicato – spiega Rognoni – ed molto facile creare scandali su basi infondate. E’ necessario imparare e approfondire costantemente per dare un’informazione corretta”.
Con gli stessi obiettivi sorta anche la pi recente Associazione Giornalisti Enogastronomici ed Agrituristici, che riunisce giornalisti, collaboratori, fotocinereporter, freelance e blogger. E che tecnicamente ancora associazione non , ma lo diventer da gennaio 2016: “Siamo nati come pagina Facebook – racconta l’ideatore Remo Pntano – da un gruppo di persone che si occupano di scrivere, raccontare e commentare il cibo”. La futura associazione raggruppa gi un centinaio di aderenti (oltre 800 sulla pagina) e tra gli obiettivi c’ quello di valorizzare il rapporto tra cibo, territorio e produttori. “Basta con i cronisti del cibo improvvisati – dichiara Pantano –. Serve maggiore professionalit e tecnica che poi si esprime in quello che si racconta e come lo si racconta. E la formazione imprescindibile”.
Anche le scuole di giornalismo hanno sentito l’esigenza di formare professionisti specializzati in questo settore, troppe volte mal raccontato. L’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, per esempio, ha attivato un corso di 180 ore in giornalismo enogastronomico, all’interno del quale sono presenti anche lezioni sul turismo enogastronomico siciliano e sulla comunicazione enogastronomica online. Mentre l’Istituto Norberto Bobbio di Carignano (To) propone un corso post diploma gratuito in giornalismo enogastronomico della durata di 800 ore, 280 della quali dedicate allo svolgimento di uno stage.

I food blogger: meno spettacolo e pi approfondimento

L’avvento del web, comunque, ha senza dubbio ulteriormente rivoluzionato e ampliato il settore dei food writer. Dall’ultimo monitoraggio risalente allo scorso ottobre sembra che i food blogger in Italia siano circa 5mila. “Il fenomeno dei food blogger da noi – spiega Anna Maria Pellegrino, presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger (Aifb) – comparso intorno al 2005, con il blog Cavoletto di Bruxelles che ha fatto da apripista”. Ed diventato di massa intorno al 2008-2009, quando i partecipanti dei vari forum di discussione sulla cucina sono migrati su proprie piattaforme web. L’Aifb nata nel novembre 2013 da una riflessione sulla deriva intrapresa dai diversi ‘racconti’ del cibo e dall’eccessiva spettacolarizzazione del food. Oggi Aifb conta circa 350 iscritti su tutto il territorio nazionale. “La figura del food blogger quanto mai varia e complessa – afferma Pellegrino – e l’associazione si propone quale terreno fertile per la definizione e la crescita di questo ruolo in tutte le sue preziose forme e identit. I settori di interesse nei quali i food blogger si trovano ad operare sono eterogenei: non solo cucina, ma anche scrittura, fotografia, web marketing, comunicazione, editoria e servono competenze specifiche in tutti questi ambiti”. I principali obiettivi dell’associazione risiedono dunque nella volont di far crescere la consapevolezza del ruolo dei food blogger nella sfera della comunicazione agroalimentare, attraverso la conoscenza, la valorizzazione, la promozione e la protezione del patrimonio culturale. Tra le attivit dell’Aifb ci sono la partecipazione a visite didattiche, food camp, eventi mirati, workshop e corsi di formazione. Sopratutto quest’ultimo aspetto mira a favorire la conoscenza delle materie prime e dei prodotti, attraverso lo studio dei processi e dei metodi di lavorazione, la scoperta dei territori di coltivazione e l’individuazione delle modalit di utilizzo in cucina per formare blogger sempre pi consapevoli e competenti (grazie anche al recente accordo con la Fic-Federazione italiana cuochi). “L’informatore 3.0 del cibo – conclude Pellegrino – non pu pensare di limitarsi alla ricetta: deve saper spiegare cosa c’ dietro un alimento, quali le tecniche di cottura, quali gli strumenti e i metodi migliori per cucinarlo. In buona sintesi deve sviluppare una propria linea editoriale e poi studiare moltissimo per recuperare la profondit dell’informazione”.

Le proposte del mondo universitario

Ma come si diventa food writer? Fino a pochi anni fa non esistevano percorsi istituzionali e codificati. Oggi, invece, si pu frequentare il corso di laurea in Scienze Gastronomiche, che comprende sempre anche una particolare focalizzazione sulla comunicazione rivolta ai futuri giornalisti del settore o a coloro che vogliono comunicare l’alimentare. Ecco alcuni indirizzi:
• Universit di Padova – Laurea in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione. Per accedere a questo corso di laurea necessario avere il diploma di scuola superiore. Il corso di laurea rientra nella classe delle lauree in scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali. La facolt di riferimento del corso Agraria. La sede del corso a Castelfranco Veneto (Treviso).
• Universit degli Studi di Parma – Laurea triennale e Laurea magistrale in Scienze Gastronomiche.
• Universit di Bari – Corso di laurea triennale in Beni Enogastronomici. E’ il primo corso con questa denominazione attivato in Italia. Si tratta di un corso interfacolt che coinvolge le facolt di Agraria e di Lettere dell’universit pugliese.
• Universit degli Studi di Macerata – Master in Cultura e marketing dell’enogastronomia e dell’ospitalit.
• Universit degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Universit non statale legalmente riconosciuta dallo stato italiano (retta oltre i 13mila euro). Nel programma ci sono un corso di laurea triennale, un corso di laurea magistrale e due master.

Dopo la laurea, rivolti a laureati e professionisti, vi sono poi i master:
• Master di I livello in Cultura del cibo e del vino per la valorizzazione e la promozione delle risorse enogastronomiche di Ca’ Foscari. Il percorso formativo strutturato in modo da affrontare, attraverso un approccio multidisciplinare: conoscenza delle basi storico-culturali e produttive, strumenti operativi, tecniche innovative coniugando elementi di storia, geografia, antropologia, economia, marketing, legislazione, analisi sensoriale.
• Master in Food and Wine Communication presso lo Iulm di Milano (490 ore di docenza) prevede l’insegnamento delle strategie e tecniche di promozione, comunicazione e marketing dei prodotti enogastronomici. Tali conoscenze prevedono oltre alle conoscenze del sistema agroalimentare ed enogastronomico, lo sviluppo delle conoscenze sui processi culturali, sociali e storici connessi al consumo di cibo e di vino e i principi psicosociali e antropologici legati alla gastronomia italiana e internazionale, la conoscenza delle merceologie e delle tecniche di degustazione del vino.
• Master in food & wine del Sole 24 Ore (che partir il prossimo 27 novembre) ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti un quadro completo delle strategie e tecniche di marketing e comunicazione dei prodotti enogastronomici con attenzione anche al tema della valorizzazione delle risorse locali.
• Master in Enogastronomia ed Ospitalit dell’Universit di Bologna (3mila euro) offre un percorso formativo che ha come obiettivo quello di favorire il contatto tra i partecipanti e i vari comparti del turismo, dal settore alberghiero a quello dell’intermediazione, enti pubblici territoriali e di promozione, aziende private, organizzazione di eventi, marketing e comunicazione, ecc.
• Master di I livello in Cultura, Organizzazione e Marketing dell’Enogastronomia Territoriale promosso dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Universit degli Studi di Parma.
• La celebre rivista culinaria Il Gambero Rosso, infine, da oltre un decennio organizza a Roma un Master in Giornalismo enogastronomico, della durata di sei mesi. Il master si propone di insegnare agli allievi le tecniche per diventare un raffinato giornalista del cibo e al termine prevede la possibilit di uno stage presso la redazione per gli studenti migliori.

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