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Cuoco, professione usurante? Dal Veneto parte l'iter di richiesta al ministero

Un mestiere mosso dalla passione ma anche, e soprattutto, dal sacrificio e dalla fatica. È la professione del cuoco - oggi tornata attraente, quasi di moda - che però accompagna grandi soddisfazioni a grossi carichi di lavoro, turni spossanti e una certa forma di “stress” nella gestione di clienti sempre più esigenti. La cucina si rivela dunque un ambiente di lavoro usurante e dal Veneto parte un'azione corale orientata al riconoscimento di questo status.

Veneto Lavoro, Confcommercio, Cisl e Spisal territoriali si sono dati appuntamento a Padova, ospiti dell'Accademia delle professioni Dieffe, per avviare assieme alla Federazione italiana cuochi un percorso che porterà alla definizione di un documento tecnico condiviso sul tema, da presentare al ministero del Lavoro.

L'obiettivo è quello di sottolineare e far riconoscere ufficialmente la natura gravosa del mestiere di cuoco, affinché possa essere inserito nella lista delle professioni usuranti e possano essere prese misure di tutela adeguate per la categoria.

Impegno usurante in cucina
«Essere cuochi oggi significa operare in un settore in continua crescita - evidenzia Tiziano Barone di Veneto Lavoro -. Le posizioni con contratto di assunzione solo in Veneto sono passate dalle 16mila unità del 2014 alle 21.700 del 2017 segnando un +35% in 3 anni. La professione richiede però una forte resistenza allo stress, sia dal punto di vista fisico che mentale».
È stato dunque avviato un percorso di monitoraggio degli aspetti sanitari e di igiene del lavoro dei professionisti della cucina, che sono chiamati a rispondere ad una clientela sempre più esigente in termine di qualità, fantasia e varietà del prodotto. «Inoltre - rimarca Federico Pendin di Dieffe - operare con tempistiche pressanti, in spazi spesso ristretti, in ambienti con alte temperature e con la presenza di fumi e vapori continui, insieme alla postura scorretta e a un sollevamento di pesi costante, provoca a lungo andare danni alla salute dell'organismo».
Tutte osservazioni condivise appieno dalla Federazione italiana cuochi. «È un mix di componenti che viene messo in gioco - rincara infatti il presidente nazionale Fic Rocco Pozzulo -, sia quello psicologico-relazionale, sia quello fisico, in quanto il cuoco è chiamato a lavorare in periodi festivi, in orari disagiati e con richieste molto pressanti. È per questo, forse, che un alto numero di cuochi lascia la professione dopo 10/15 anni di lavoro cercando un contesto lavorativo più favorevole».
Oltre al riconoscimento come lavoro usurante, il tavolo di lavoro aperto nei giorni scorsi propone anche un rafforzamento della professione sul piano della formazione, favorendo sia una riorganizzazione di tempi e metodi di lavoro, ad esempio ruotando i diversi compiti della cucina in modo da svolgere più mansioni diverse tra loro, sia abitudini personali in grado di prevenire comportamenti a rischio, come ad esempio lo sport.

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