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Semaforo gialloverde per grilli, cavallette e larve. Pronti a vincere…

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NOVEL FOOD

Semaforo gialloverde per grilli, cavallette e larve. Pronti a vincere il tabù degli insetti a tavola?

(Adobe stock)
(Adobe stock)

Gli insetti costituiscono uno dei più radicati tabù alimentari degli europei. Ce lo testimoniano le cronache delle carestie medievali e dell'età moderna. Quando descrivono le condizioni estreme in cui si ritrovavano i morti per fame non nominano quasi mai gli insetti – il quasi è cautelativo, in realtà si potrebbe scrivere mai.

Il peggio del peggio non era mangiare la terra (sappiamo che si può ingerire, come testimoniano le signore che ingollano argilla per ragioni salutistiche) o la corteccia (l'alburno di alcuni alberi, tipo la betulla, può essere essiccato, macinato e ridotto in farina). Il massimo del minimo era «morire con l'erba in bocca», ovvero ridursi allo stato animale, mangiare l'erba, come le mucche o i somari (che, naturalmente, erano già stati macellati).

La popolazione tedesca durante la guerra dei Trent'anni (1618-1648) si è dimezzata, da circa venti milioni, a una decina. Gli eserciti razziavano il razziabile e la fame ha avuto un ruolo determinante nella strage. Le cronache, ancora una volta, riferiscono di episodi sconvolgenti: cannibalismo, autofagia (ci si tagliava un arto per mangiarlo e cercare, quasi sempre inutilmente, di sopravvivere), ma pure in queste tragiche relazioni non si parla di insetti.

Sappiamo anche di esploratori bianchi dell'Ottocento che hanno preferito morire di fame piuttosto che mangiare insetti e larve. Eppure è un tabù tutto europeo, infatti in altre parti del pianeta gli insetti contribuiscono in maniera determinante alla dieta, oltre due miliardi di esseri umani si nutrono anche di insetti e non per motivi di povertà, ma perché l'entomofagia fa parte delle loro tradizioni culturali. Si tratta pure di un tabù che riguarda gli animali terrestri. Mangiamo allegramente, e anzi apprezziamo assai, la versione marina dei ragni (granchi, granseole) o degli scorpioni (aragoste, scampi).

Sarà quindi interessante vedere che succederà quando anche in Italia potranno comparire gli insetti negli scaffali dei supermercati. In altri paesi europei accade già: si confezionano barrette energetiche a base di farina di insetti, soprattutto grilli, che, ricordiamolo, dal punto di vista nutrizionale non sono meno che ottimi.

Cosa prevede la normativa europea
In Italia, invece, abbiamo deciso di rimanere fuori dalla normativa europea del 15 maggio 1997 che ammetteva il «novel food» tra le derrate alimentari. Niente insetti, quindi, nei negozi della penisola, ma nulla impedisce di rifornirsi di barrette energetiche in Austria, Germania o Svizzera. Quest'ultimo Paese, poi, non fa nemmeno parte dell'Unione europea ed evidentemente non è un caso che l'avanguardia italiana degli allevatori di insetti, i fratelli pordenonesi Antonio e Giuseppe Bozzaotra, abbiano costruito a Lugano un impianto di trasformazione, in funzione del 2014. In Italia allevano insetti in quel di Monselice, sui colli Euganei, in provincia di Padova. Stannoaspettando i decreti attuativi di una legge votata ormai un anno fa, ma tra campagna elettorale, elezioni, cambio di governo, tutto è rimasto fermo. Antonio Bozzaotra confida nella nuova maggioranza, dice di aver avuto assicurazioni sia dai Cinque Stelle, sia da Matteo Salvini, che i decreti arriveranno presto.

«Siamo pronti a commercializzare tre insetti», spiega Bozzaotra, «grilli, cavallette e larve di tenebrio, ovvero le farfalline della farina». Gli insetti saranno veduti sotto forma di farina e costituiranno un additivo per altri alimenti, per esempio la pasta, in modo da ottenere un prodotto dall'alto valore proteico. Il pastificio Felicetti ha già sperimentato la pasta agli insetti, con ottimi risultati. «Riceviamo messaggi, mail sul nostro sito, l'aspettativa è molto alta», continua Bozzaotra, «soprattutto tra chi frequenta le palestre, tra i vegetariani che vedono nelle farine di insetti una possibile integrazione ricca di vitamina B12, e fra i giovani tra i 20 e i 25 anni. Molto più diffidenti, invece, gli ultraquarantenni».

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