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PROVATI PER VOI

Gavi in Gavi, storie e degustazioni in una terra di bianco nella patria dei vini rossi

Gavi è il vino bianco del Piemonte, ottenuto da uve Cortese. La Denominazione festeggia quest'anno i vent'anni dall'ottenimento della DOCG. Si estende su 11 comuni della parte meridionale della provincia d'Alessandria - Bosio, Carrosio, Capriata d'Orba, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tassarolo – territorio compreso tra Lombardia e Liguria, che dalla Pianura Padana arriva fino all'Appennino Ligure, forse a meno di 40 km dal mare.


La sesta edizione di Gavi in Gavi, domenica 26 agosto, organizzata dal Consorzio Tutela del Gavi, ha promosso anche le biodiversità del territorio con la Gavilonga, una lunga passeggiata nei vigneti. Nel pomeriggio nelle Corti di Gavi il momento clou della giornata, con gli assaggi dei vini e le degustazioni dei prodotti tipici e delle ricette degli 11 comuni della denominazione.

Antonino Cannavacciuolo promuove lo scambio tra terra e mare
Bagno di folla per Antonino Cannavacciuolo. Il noto chef è stato scelto come giudice unico dal Consorzio Tutela del Gavi per decidere il miglior abbinamento tra le 11 ricette presentate dalle Pro Loco dei comuni della denominazione ed il Gavi Docg. Sono stati premiati i Corzetti al Pesto proposti dalla Pro Loco di Pasturana. Cannavacciuolo ha visitato tutte le Corti, assaggiando i vini ed i piatti proposti, esortando i ristoratori del territorio a “fare squadra” e a valorizzare lo “scambio” tra terra e mare, peculiare di Gavi. “Il successo di una denominazione si ottiene attraverso il lavoro di squadra di istituzioni, organizzazioni, produttori che hanno una visione comune, come qui a Gavi” ha commentato lo chef. “Oggi, in televisione, ci vanno gli chef – ha aggiunto Cannavacciuolo – ma entro 10 anni, vedrete, ci andranno i contadini. Le mani dei contadini, secondo me, sono degne di essere nominate patrimonio dell'Unesco“. E sulla sostenibilità, uno dei temi al centro di Gavi in Gavi, così ha concluso: “Che cosa vuol dire sostenibilità? Significa pensare prima allo scarto e al suo riutilizzo, che alla stessa materia prima”.

Storia, leggende e territorio
A lungo sotto il dominio della Repubblica di Genova, la zona di Gavi era diventata sede delle dimore di campagna di ricchi, nobili e notabili. La cucina genovese, basata su pesce, carni magre e verdure, veniva esaltata dal vino bianco ottenuto dal Cortese, il vitigno della zona. Questo ha probabilmente fatto sì che Gavi diventasse terra di bianco in una regione, il Piemonte, nota in tutto il mondo per i grandi vini rossi. Le prime testimonianze storiche della viticoltura nel Gaviese sono datate 3 giugno 972: un documento conservato nell'Archivio di Genova parla dell'affitto a due cittadini di Gavi di vigne e castagneti da parte dell'Arcivescovo di Genova. Il nome Gavi è legato anche ad una romantica leggenda sulla principessa Gavia – sulla cui esistenza non vi è certezza storica – figlia di Clodomiro, (495 circa - 524), re dei Franchi. La principessa dovette scappare perché colpevole di un amore, sembra con un paggio, non approvato a corte. Durante la lunga fuga con il suo uomo ed il figlio da lui avuto, fu accolta, prendendovi dimora anche grazie anche all'intercessione del Papa, nel borgo che oggi si chiama Gavi in suo onore. La leggenda prosegue suggerendo che la principessa bella e “cortese” abbia ispirato anche il nome del vitigno del territorio, il Cortese appunto.

Il Gavi ed i suoi numeri
La denominazione comprende circa 1.500 ettari di vigneto, una produzione annua, con le naturali oscillazioni di ogni vendemmia, di 12 milioni di bottiglie, in gran prevalenza, oltre il 70 %, destinate all'estero.
Il Gavi DOCG, vino bianco esclusivamente da uve del vitigno Cortese, si produce in 5 diverse tipologie: Fermo, Frizzante, Spumante, Riserva e Riserva Spumante Metodo Classico.
Ciò che rende speciale questo vino è il microclima della zona, che risente del vento marino che soffia dal Mar Ligure. Due sono i tipi di terreni: quello bianco, marnoso e calcareo e quello rosso, argilloso.E' un vino bianco che a mio giudizio ha dei grandi potenziali d'invecchiamento, ad oggi ancora inesplorati dalla maggior parte dei produttori, anche se negli ultimi anni il vento sta cambiando e sono sempre di più coloro che vanno in questa direzione.

Un'ultima considerazione sul territorio prima di parlare degli assaggi: molte aziende vinicole oggi producono decisamente più vino sfuso rispetto a quanto imbottigliato con loro etichetta, ma la crescita del territorio può avvenire solo se queste proporzioni si invertiranno. Credo che questo sia il momento ideale per farlo: l'alto valore raggiunto dello sfuso – 3,40 €/l ed anche di più – garantisce una rete di sicurezza tale da poter rischiare di fare un po' di bottiglie in più.

E veniamo agli assaggi: vi presento 2 aziende, Marchese Luca Spinola e La Zerba, per poi riassaggiare le nuove annate di alcuni Gavi recensiti negli scorsi anni: mi riferisco a Broglia, Roberto Ghio e La Mesma

Marchese Luca Spinola – Rovereto di Gavi (AL)
La famiglia Spinola ha radici risalenti all'XI secolo nel territorio del Gavi, dove da secoli possiede terre e vigneti. Nel 2006 Luca Spinola decide di fare un passo indietro e di chiedere ai figli di occuparsi direttamente dell'azienda agricola di famiglia. Uno dei figli, Andrea, decide di lasciare il suo lavoro in una grande multinazionale a Milano per tornare nelle terre dove ha trascorso l'infanzia, a patto di poter fare alcune innovazioni, tra cui non limitarsi a produrre vino sfuso ma uscire con una propria bottiglia. Il legame col gaviese si rafforza col passare degli anni, tanto che Nora, la moglie tedesca di Andrea, propone di lasciare Milano e di trasferire tutta la famiglia in campagna, a Rovereto di Gavi, dal 2015.
L'azienda possiede 15 ettari di vigneti, tutti a Cortese, con i quali si producono 30.000 bottiglie, per l'85% all'estero. Il resto viene venduto come vino sfuso: le uve sono comunque vinificate tutte. Dalla vendemmia 2017 l'azienda è certificata biologica. L'enologo è Vincenzo Munì, mentre Davide Ferrarese è l'agronomo. Davide, che fa consulenza per diverse aziende del territorio, è il referente locale di Simonit & Sirch, che col loro metodo di potatura stanno spopolando tra le aziende vinicole di tutta Italia e non solo.Andrea è dotato di grande curiosità e voglia di sperimentare, da qui la realizzazione di un Cortese Col fondo, ed anche il prossimo inizio di un progetto Metodo Classico.
A riprova delle potenzialità d'invecchiamento del Gavi, ho assaggiato un vino del 2012.


Gavi del Comune di Gavi DOCG Tenuta Massimiliana 2012
Ottenuto da uve Cortese. Vinificazione e successivo affinamento in acciaio, è realizzato in circa 3.000 bottiglie, con tenore alcolico del 13%. Nel bicchiere è di colore giallo paglierino dai riflessi dorati. Al naso piacciono i sentori di frutta matura, le note di erbe officinali, la delicatezza della Stella Alpina. Al sorso colpisce per la sua elegante semplicità, con un potenziale di evoluzione nel tempo ancora tutto da scoprire.
Prezzo in enoteca: € 30 (l'annata corrente, il 2016, è venduta a 12 €)

La Zerba – Tassarolo (AL)
L'azienda vinicola prende il nome dalla cascina risalente a fine Ottocento. Acquistata nel 1973 da Livio ed Ida Lorenzi, genitori degli attuali conduttori, emigranti in Piemonte dal Trentino nel dopoguerra, e desiderosi di ritornare alla campagna dopo una vita di lavoro come affilatori di coltelli prima e nel commercio poi. Maria Grazia, la figlia, mi racconta come la mamma, vista la cascina, disse al marito di non presentarsi a casa senza averla comprata. C'erano già alcune vigne, ma Livio ne ha impiantate altre ed ha costruito la cantina di vinificazione. Nel 1989 si inizia a vinificare, prima si vendevano le uve, iniziando negli anni ad imbottigliarne con propria etichetta anche una parte. Oggi vi sono 12 ettari di vigna, si fanno 3 etichette di Gavi, tra cui l'ultima che è una sperimentazione in anfora, ed una di Barbera, per un totale di circa 35.000 bottiglie, vendute per il 90% all'estero. A portare avanti l'azienda ora sono i figli di Livio, che adesso si limita ad assaggiare qualche vino, Luigi e Maria Grazia, e soprattutto Andrea, il marito di Maria Grazia che si occupa personalmente della cantina. Tra i diversi nipoti non si sa ancora chi potrebbe portare avanti l'azienda in futuro: forse Lorenzo, attualmente impegnato a fare birra in Inghilterra. L'agronomo è anche qui Davide Ferrarese, mentre l'enologo è Piero Ballario. L'imminente vendemmia 2018 è la prima certificata biologica.
Ho assaggiato il Terrarossa.

Gavi DOCG Terrarossa 2017
E'il cru aziendale. Ottenuto da uve Cortese. Dopo la raccolta manuale in cassette, la vinificazione è in acciaio, così come il successivo affinamento di circa cinque mesi. Prodotto in 17.000 bottiglie, ha un tenore alcolico del 13,5 %.
Il colore è un intenso giallo paglierino. Si distingue per le fresche note di bosco e di muschio, tra i frutti prevale il frutto giallo. E' un vino lineare, semplicemente elegante, estremamente armonico, di grande bevibilità e piacevolezza.
Prezzo in enoteca: 7-9 €

I RIASSAGGI
Questa settimana torna nella mia rubrica la sezione “I Riassaggi” in cui vado ad assaggiare le nuove annate di vini recensiti negli scorsi anni, indicando anche il link della precedente recensione. Sono vini legati all'argomento dell'articolo in essere, quindi in questo caso il Gavi DOCG

Broglia – Gavi (AL)
E' una delle aziende di riferimento del territorio. Sempre più importante col passare degli anni il ruolo della terza generazione, ovvero Bruno ed i suoi cugini Roberto e Filippo. L'azienda negli ultimi anni è in continua crescita, siamo arrivati infatti alle 730.000 bottiglie. Confermatissimi agronomo ed enologo, ovvero Davide Ferrarese e Donati Lanati.
Al seguente link, trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell'azienda ed una recensione del Gavi del comune di Gavi Bruno Broglia 2013 DOCG . Il mio riassaggio è dedicato all'annata 2016

RIASSAGGIO:
Gavi del comune di Gavi Bruno Broglia 2016 DOCG
Ottenuto da uve Cortese provenienti da vecchi vigneti, piantati nel 1953 e 1955. Vendemmia manuale in cassetta, vinificazione e affinamento di 18 mesi in acciaio. La produzione è di 25.000 bottiglie. Il tenore alcolico è del 14 %.
Di colore giallo paglierino con riflessi dorati, decisamente brillante.
E' un vino fresco, estremamente complesso nei suoi profumi, si individuano sentori floreali, note salmastre, la macchia mediterranea, frutti anche esotici, tra cui il frutto della passione. Spicca una delicata nota mielata, acacia e millefiori. Al sorso è elegante, rotondo, morbido, dotato di corpo e struttura, estremamente persistente.
Prezzo in enoteca: 25-30 €

La Mesma – Gavi (AL)
Le tre sorelle Rosina (Paola, Francesca ed Anna) continuano il loro percorso di crescita con la loro azienda, ora certificata biologica.
Leggermente aumentato il numero di bottiglie prodotte, sono diventate 60.000, ed un'etichetta in più, INDI, realizzata con una selezione di lieviti indigeni. Ancora ottimo il Metodo Classico. L'enologo è sempre Massimo Azzolini, l'agronomo Davide Ferrarese.
Al seguente link trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell'azienda ed una recensione del La Mesma Gavi del Comune di Gavi DOCG Etichetta nera 2005 e 2007 . Il mio riassaggio è dedicato all'annata 2017

RIASSAGGIO:
La Mesma Gavi del Comune di Gavi DOCG Etichetta nera 2017

Cortese in purezza, con uve da vigne vecchie, a 350 m s.l.m., a Monterotondo.
Tenore alcolico del 13 %. La produzione è di circa 10.000 bottiglie. Vinificazione in serbatoi di cemento a temperatura controllata, a cui segue un affinamento in acciaio per 5 mesi.
Alla vista è di colore giallo paglierino, molto chiaro. Al naso fiori bianchi, frutti bianchi e gialli, penso alla pesca, erbe medicinali, salvia e macchia mediterranea. In bocca è sapido, minerale, equilibrato, deciso e lineare, di ottima persistenza.
Prezzo in enoteca: 12-14 €


Azienda Agricola Ghio Roberto – Bosio (AL)
Roberto continua nel suo percorso di valorizzazione del territorio attraverso i suoi vini e non solo: ha aperto in centro Gavi un'osteria dai sapori antichi, l'Osteria Piemontemare, in cui si propongono le antiche ricette del territorio, quelle del secolo scorso, patrimonio delle nonne delle nonne. Recentemente è diventato anche Presidente del Consorzio di Tutela del Gavi.
Al seguente link, trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell'azienda ed una recensione del Gavi del comune di Bosio DOCG “ Le Zucche” 2002 . Il mio riassaggio è dedicato all'annata 2014

RIASSAGGIO:
Gavi DOCG Riserva Vigna Le Zucche 2014

Cortese in purezza. Gradazione alcolica del 12,5 %. La produzione è di 4.000 bottiglie.La vinificazione è “sur lie” in legno piccolo, a cui segue un affinamento in bottiglia di almeno un anno. Di colore giallo paglierino con riflessi dorati, è un vino dalla grande mineralità, che gioca con note ossidative, di idrocarburi e di pietra focaia. Non mancano acidità e freschezza, leggera la striatura eterea. Deciso e persistente al sorso.
Prezzo in enoteca: 22-25 €

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