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Dal Sangiovese alla Falanghina, vendemmia aperta agli ospiti

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enoturismo

Dal Sangiovese alla Falanghina, vendemmia aperta agli ospiti

C’è chi – in Franciacorta - ha raccolto i primi grappoli di Chardonnay già il 7 agosto scorso e chi – alle pendici dell’Etna – dovrà attendere fino a ottobre inoltrato per riempire le cassette di Nerello Mascalese. L’Italia del vino è nel pieno della vendemmia. Un momento atteso e benedetto, che fino alla vigilia tiene con il fiato sospeso produttori e appassionati di tutte e 20 le regioni. I capricci delle stagioni non si possono governare e da loro solamente dipende la perfetta maturazione delle uve e dunque i volumi e la qualità di ogni annata. Dopo l’annus horribilis 2017, i numeri sono positivi: +15% (pari a 49 milioni di ettolitri) per Uiv e Ismea, addirittura +21% (pari a 55,8 mln/hl) secondo le stime di Assoenologi, dati che collocherebbe il 2018 al secondo posto della produzione degli ultimi 20 anni e che confermerebbe la leadership mondiale dell’Italia tra i Paesi produttori. Tra le regioni è la Puglia la più generosa (con 11,9 milioni di ettolitri), seguita da Veneto, Emilia Romagna e Sicilia. La qualità, da Nord a Sud, sembra eterogenea. Le bizzarrie climatiche hanno costretto gli enologi a dare il meglio di sé.

Una sfida ideale per uno dei winemaker più conosciuti e apprezzati, Carlo Ferrini, che con Giodo - nei cinque ettari di vigna di proprietà a Montalcino - può confrontarsi con il suo vitigno feticcio, il Sangiovese. Il 2018 sarà, secondo lui, un’annata importante: «dopo molte vendemmie anticipate, finalmente quest’anno c’è stato un inverno freddo, una primavera piovosa e un’estate non eccessivamente calda. Abbiamo iniziato la vendemmia alla fine della prima settimana di settembre e i grappoli raccolti sono bellissimi e con acidità rilevate molto alte che lasciano prevedere vini capaci di durare a lungo nel tempo».

Da Montalcino alla Vallagarina, in Trentino, dove si produce da oltre 25 anni il San Leonardo, uno dei più grandi “bordolesi” (cioè un assemblaggio di Cabernet Sauvignon e Merlot in primo luogo) italiani. Il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga freme in attesa di iniziare la vendemmia ed è fiducioso, nonostante la partenza in salita: «Le tante piogge di inizio estate hanno messo a dura prova gli agricoltori che si sono dovuti impegnare molto per proteggere le piante dalle malattie. Le uve sono sane e abbondanti, ci aspettiamo vini corposi ma molto profumati e aggraziati, per merito delle escursioni termiche». A Borgonato, in Franciacorta, la vendemmia dei 39 ettari di vigna di Mosnel è durata 20 giorni ed è già conclusa. La grandinata di luglio ha dato molti pensieri e ha causato diverse perdite, «ma ci riteniamo comunque soddisfatti – commenta il produttore Giulio Barzanò – sia delle rese finali che della qualità, soprattutto per Chardonnay e Pinot Bianco. Una raccolta positiva che ci rinfranca dopo le fatiche dell’annata 2017 flagellata dalle gelate».

Uno sguardo più a Sud, ora, con Pierpaolo Sirch, direttore tecnico di Feudi San Gregorio. A lui il compito di monitorare l’eterogeneo parco vitato dell’azienda (250 ettari suddivisi in 800 appezzamenti): «in Irpinia – spiega - la vendemmia è iniziata il 6 settembre, in lieve anticipo, con la raccolta delle uve di Falanghina. Le piogge importanti della seconda metà del mese di agosto hanno creato difficoltà nei vigneti più bassi di Aglianico ma settembre è iniziato all’insegna del bel tempo e questo fa presagire un ideale prosieguo della maturazione». Intorno al Vulture – dove Feudi dal 2011 gestisce anche i 25 ettari di Basilisco – la situazione è praticamente perfetta: uve sane, maturazione ottimale e giusta quantità. Servirà ancora qualche giorno per raccogliere l’Aglianico e portarlo nelle cantine dell’azienda, situate nelle grotte dello Shesh che Pier Paolo Pasolini scelse per ambientare “Il Vangelo secondo Matteo”.

Il periodo della vendemmia, annata dopo annata, si conferma quello più apprezzato dagli enoturisti per scoprire i territori del vino e vivere un’esperienza tra le vigne. In Sicilia - dove è terminata la vendemmia della parte Sud-orientale e, in attesa dell’Etna, si è a metà dell’opera - il turismo del vino è una risorsa: «rispetto a regioni pioniere come la Toscana - commenta Alessio Planeta, ad dell’azienda di famiglia e presidente di Assovini Sicilia – siamo partiti in ritardo ma stiamo crescendo molto nel numero e nella qualità delle strutture e siamo ora pronti a dialogare con il mercato mondiale. Planeta ha 5 diverse tenute, tutte visitabili, e nell’area ospitalità registriamo una crescita del 15% anno su anno. Il cliente cerca professionalità e contenuti di alto profilo, dalle degustazioni verticali alle esperienze gastronomiche ai festival culturali. Noi creiamo esperienze su misura di ogni territorio e su misura di ogni ospite, non tralasciando mai la parte estetica: i vini buoni si fanno in posti belli».

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