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Milano torna a fare il vino in città, come una volta

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CANTINA URBANA

Milano torna a fare il vino in città, come una volta

Cantina Urbana
Cantina Urbana

Fare vino in città, come si faceva una volta nelle cantine delle periferie cittadine, che sfumavano verso la campagna. L'idea è nata da Michele Rimpici, grande appassionato di viticoltura ed enologia, un passato di sei anni da Signorvino e lunghe permanenze tra Londra, New York, la Toscana e il Trentino. Infine Milano.
“Il mio sogno è sempre stato quello, un giorno, di produrre vino secondo la mia esperienza e il mio gusto – racconta Rimpici. Non avendo nessuna radice o attaccamento particolare a specifiche zone di produzione vinicola, ho deciso di fare il vino in città e di fondare Cantina Urbana, non un format, ma un marchio che ho registrato”. Così Michele ha riunito un gruppo di amici, ‘vignerons' illuminati e artigiani del vino, e ha creato il Wine Collective. Ovvero un nucleo di piccoli produttori artigianali uniti dallo stesso spirito e dalle stesse idee: vini buoni, rispettosi della natura, senza utilizzo di chimica spinta in campagna e in cantina.

Sui Navigli la cantina che non c’era
Lo spazio giusto Michele lo ha trovato in via Ascanio Sforza 87, sul Naviglio Pavese di Milano. “Lo abbiamo attrezzato come una vera cantina di produzione con i vasi vinari (serbatoi in acciaio per la vinificazione e lo stoccaggio), la pigiatrice per le uve, il torchio, l'imbottigliatrice, la tappatrice e l'etichettatrice. Infine, anfore di terracotta e barriques per gli affinamenti”.
Così dallo scorso ottobre, Cantina Urbana, ha aperto le porte. Un luogo dove non si parla di vino, ma si fa il vino, si vive, si beve, si condivide. Offrirà degustazioni, vendita, servizio delivery e sarà a disposizione per eventi. Le uve appena vendemmiate, tramite camion frigo, vengono vinificate nel sito milanese con un processo tradizionale. In seguito, il vino viene venduto fresco, sfuso o in bottiglia, oppure affinato nei vasi vinari, e successivamente venduto.
“La mia idea di produzione si basa sul gusto e sull'accessibilità – specifica Michele. Non utilizzo nient'altro che materia prima super selezionata e passione. Non mi piacciono le descrizioni noiose e gli orpelli, mi piace fare il vino e condividerlo con le persone sperando che, coinvolgendo la gente nella produzione, ci sia meno timore reverenziale verso questa bevanda. Tornare a fare il vino non solo ‘come una volta', ma meglio, perché abbiamo internet e tecnologia, con due capisaldi: artigianalità e convivialità”.


Cantina Urbana nella prima fase venderà vini prodotti ‘a quattro mani'. Selezionando vignerons di alta qualità e di fiducia, ha scelto le uve e studiato il blend per le bottiglie che metterà in vendita. I primi vini realizzati in loco, invece, saranno quelli della vendemmia 2018. Inizialmente saranno proposte due linee. La prima di vino sfuso: un rosso, un bianco e un rosé. “Tutti di alta qualità produttiva – sottolinea Rimpici –, freschi e con bassissimi livelli di solfiti”. In un'altra linea si potranno trovare sia vini imbottigliati ed etichettati in loco sia piccoli gioielli di altri produttori scovati in Italia e portati in cantina urbana in edizione limitata. Infine nel 2019 saranno pronti il Naviglio Rosso e Bianco, i primi vini fatti in anfora, vinificati e affinati in città, con metodo artigianale, come una volta.

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