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Decennale FIVI a Piacenza, perché “piccolo è bello”

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IN FIERA

Decennale FIVI a Piacenza, perché “piccolo è bello”

Con più di 2.500 vini in degustazione in un'area espositiva di 13mila metri quadri, con 600 vignaioli e 20 artigiani del cibo presenti, il Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti alla Fiera di Piacenza celebra quest'anno i 10 anni di vita della FIVI – l'associazione italiana nata sul modello dei Vigneron Independant d'oltralpe. L'ottava edizione del Mercato si terrà sabato 24 e domenica 25 novembre e i Vignaioli Indipendenti - produttori che seguono l'intera filiera vitivinicola dalla vigna alla cantina - arriveranno da ogni parte d'Italia. I visitatori potranno incontrarli, ascoltare i loro racconti, degustare e acquistare i vini.

Poggi: “indipendenza e lotta alla burocrazia”
Il Mercato è anche l'occasione per fare il punto con la presidente Matilde Poggi sui 10 anni di vita di FIVI, che attualmente conta 1.200 produttori associati da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 11mila ettari di vigneto (in media circa 10 ettari vitati per azienda) e quasi 80 milioni di bottiglie commercializzate.


Presidente, il bilancio dei primi 10 anni è positivo?
É sicuramente positivo. In dieci anni siamo cresciuti tantissimo in termini di associati (siamo partiti in 400) ma anche in termini di reputazione. A FIVI viene riconosciuto ormai da più parti un ruolo attivo per la presentazione di interrogazioni e proposte su tematiche cruciali riguardanti la vita quotidiana delle imprese vitivinicole. In questi anni abbiamo sostenuto diverse istanze e battaglie e stilato il dossier burocrazia, un documento che riassume una serie di proposte concrete pensate per ridurre la burocrazia che grava sul vignaiolo e nate dalle reali esigenze e dal disagio raccolto tra gli associati.

Qual è il vero elemento distintivo dei FIVI?
Il fatto di essere indipendenti. È il vignaiolo che coltiva le proprie uve, produce il vino e lo vende senza l'intervento di terzi. Al tempo stesso la nostra associazione ha dato prova di indipendenza rispetto ad appartenenze politiche.

La presenza di FIVI ha cambiato lo scenario della viticultura in Italia?
Siamo riusciti a dare voce a chi prima non l'aveva. Il nostro prossimo obiettivo è quello di riuscire a cambiare i criteri di rappresentatività all'interno dei Consorzi di Tutela, sarebbe una rivoluzione positiva.


I produttori sono piccoli, ma lavorano su scala internazionale?
I mercati sono sempre più internazionali – i produttori FIVI esportano per circa 280 milioni - anche se per paradosso l'export verso i Paesi europei è spesso più complicato di quello fuori dell'Unione. La vendita è sempre più spesso diretta al consumatore finale, grazie al web e ai contatti diretti in fiere e manifestazioni, eppure non è possibile spedire direttamente ai privati fuori dall'Italia.

Nel vino piccolo è bello?
L'importante per il Vignaiolo Indipendente è produrre un vino che sia testimonianza viva del territorio da cui nasce, di cui è custode e narratore allo stesso tempo. Sicuramente essere di dimensioni ridotte ci permette di non perdere mai di vista questo rapporto.

È una questione di storytelling?
Lavorando la vigna, giorno dopo giorno, ne conosciamo ogni metro e, oserei dire, ogni pianta. Il nostro obiettivo è ricavare la massimo espressione qualitativa di quella vigna. Per questo lo storytelling ci viene naturale: ogni bottiglia che produciamo parla per noi.

Vignaioli indipendenti e vino naturale... quale liaison?
La FIVI rappresenta un modello produttivo (il vignaiolo). I nostri associati scelgono il regime agricolo che preferiscono, che sia convenzionale, biologico, biodinamico o naturale.

E come vi relazionate alla viticoltura eroica?
La viticoltura eroica e il recupero dei vigneti storici sono sicuramente due aspetti centrali nell'istanza sulla tutela del vigneto che FIVI sta portando avanti. Nelle aree dove la viticoltura eroica è praticata, i piccoli vigneti sotto i mille metri quadrati sono un patrimonio enorme che va preservato e tutelato. Il pericolo è che siano abbandonati o espiantati e che si perda l'ultima testimonianza di varietà genetiche e di pratiche di coltura ormai dismesse, ma importantissime per queste realtà. Per questo abbiamo proposto una mappatura di questi vigneti, indipendentemente dalla loro estensione, per garantirne la sopravvivenza.

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