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L'elisir di lunga vita? Il minestrone. Lo dice l’esperto…

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I PIATTI DELLA TRADIZIONE

L'elisir di lunga vita? Il minestrone. Lo dice l’esperto della longevità

(Marka)
(Marka)

L'elisir di lunga vita? Il minestrone. Perché, “nell'insieme degli ingredienti che si mescolano in cottura, ci sono tutte le proprietà per vivere bene e a lungo”. Ne è convinto Roberto Pili, medico ricercatore e presidente della Comunità Mondiale della Longevità che per portare avanti la teoria, illustrata recentemente anche a Minsk in Bielorussia, è andato a studiare le abitudini alimentari dei quasi 500 centenari che vivono in Sardegna. Con i territori e i loro abitanti (compresi coloro che hanno vissuto la guerra) che si sono trasformati in laboratori a cielo aperto.

Ad accomunare tutte le storie il cibo “semplice ma ricco”. Che non è rappresentato, chiarisce Pili, dal “porcetto arrosto o dalla panada (una sorta di calzone con dentro carne d'agnello e piselli o anguille), tipici delle festività» ma da un prodotto comune e senza elaborazioni: il minestrone sardo. L'elemento che caratterizza la quotidianità. «Un pasto unico composto da legumi, patate, erbe, radici e qualche tocchetto di carne - chiarisce – ricco di essenze e profumi, proteine e carboidrati per quella che viene definita una sorta di “fucina alchemica di prodotti salutari”».

Una sorta di marcia in più in grado di garantire le energie necessarie per superare le fatiche di una giornata trascorsa sui campi. «Possiamo dire che, per la loro importanza e ricchezza, si tratta di una sorta di centrali nucleari di antiossidanti e vitamine, profumi e gusto capaci di farci vivere bene». Un esempio? «Il nostro metabolismo per poter funzionare al meglio ha bisogno di almeno 25-30mila molecole. Ebbene in questi minestroni ci sono tutti questi elementi capaci di farlo funzionare dando il giusto apporto nutritivo». La rivoluzione alimentare, che si lega a un'adeguata attività fisica funzionale, almeno per chi studia la longevità, guarda al passato e alla tradizione agropastorale.

No alle diete penitenziali
«Naturalmente, in chiave moderna, tutto deve essere rivisto con i dovuti accorgimenti – argomenta Pili - perché oggi non si ha il tempo per far cuocere cinque ore una zuppa o un minestrone e non si può andare in campagna a prendere radici o erbe». Bando, a sentire il medico ricercatore, inoltre alle diete penitenziali e «all'idea che la rinuncia alimentare possa essere utile». «La salute non viene con le privazioni. Il cibo deve essere nutriente e gustoso. Diciamo pure che è necessario mangiare in maniera sobria alimentandosi con cibi nutrienti». Come il minestrone, piatto unico ma ricco di elementi e considerato «uno degli artefici della salute e della longevità da record dei sardi». L'alimento «per tutte le fasi del ciclo di vita, essendo in grado di generare benessere e di tenere a freno le più frequenti malattie dell'invecchiamento».

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