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Appuntamento a Roero con il tartufo di dicembre

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Appuntamento a Roero con il tartufo di dicembre

Se sei un vero conoscitore di tartufo sai che sono queste le settimane in cui lo troverai più intenso e profumato. È il “tartufo di dicembre”, tondo e liscio, di colore ocra, profumo intenso ed elegante.
Dici tartufo e pensi ad Alba, la capitale morale delle Langhe, che ha fatto del prezioso fungo ipogeo un marchio di fabbrica conosciuto in tutto il mondo.
Quello che viene sarà l'ultimo weekend della Fiera internazionale del tartufo bianco d'Alba, il mercato del Tuber Magnatum Pico che attira in Langa schiere di appassionati ed enoturisti (perché una generosa grattata di tartufo chiama di default un buon bicchiere di Dolcetto, Barolo o Barbaresco).

A Roero la civiltà del tartufo
Ma la festa non finisce qui perché la domenica successiva è già in agenda un nuovo goloso appuntamento a Santo Stefano Roero. Già, perché il tartufo bianco d'Alba si cerca e si raccoglie anche nel Roero e nel Monferrato astigiano.
E il Roero giustamente rivendica una tradizione centenaria. Le Rocche del Roero, con i loro terreni sabbiosi, sono riconosciute come una delle più estese e pregiate tartufaie. Si può parlare di una vera e propria civiltà del tartufo - sottolineano i tartufai della zona - in ragione di documenti, attestazioni storiche, tradizioni commerciali, saperi custoditi e trasmessi di generazione in generazione da dinastie di trifolau.
E proprio nel Roero è stata ritrovata una delle prime definizioni storiche del Tartufo bianco d'Alba, descritto nel 1737 come “un frutto datto dalla Provvidenza a quei miserabili paesi di collina, col quale si soccorrono li abitanti, mentre col loro prezzo supliscono in parte al pagamento de' reggi tributi”.
Un “frutto della Provvidenza” che ha dato prosperità e fama a questi luoghi: doni preziosi che vanno tutelati.
Oggi questa tutela passa attraverso una piena consapevolezza del valore economico del paesaggio e della necessità di creare un sistema che, accanto ai tradizionali elementi gastronomici, sappia fare del “Tartufo bianco d'Alba Rocche del Roero” una sorta di “metafora”.
È così che vuol nascere una narrazione del tartufo in grado di salvaguardare e corroborare una corretta etica di paesaggio e di terroir.

La Carta di Santo Stefano Roero
Ed è in quest'ambito che si pone l'azione del Comune di Santo Stefano Roero.
Dopo essere stato di esempio con la creazione di tartufaie comunali e di stimolo alla nascita dell'Associazione tartufai delle Rocche del Roero, oggi propone la “Carta di Santo Stefano Roero”, con l'obiettivo di coinvolgere cuochi, chef e operatori del settore in progetti di tutela e di valorizzazione del “Tartufo bianco d'Alba Rocche del Roero”. Come? Chiedendo di proporlo al consumo accompagnandolo “con indicazioni di provenienza, con la valorizzandone delle speciali virtù olfattive, con la narrazione dei suoi contenuti storici e culturali”.

La carta verrà presentata ufficialmente domenica 3 dicembre. Si metteranno poi al centro i veri protagonisti: cani da tartufo e trifulau, “gli atleti delle Rocche di Roero”. Con un omaggio a Carlo Brezzo, classe 1942, patriarca dei tartufai della zona.

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