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Dian Diallo, lo champagne made in France per l’Africa

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NOME AFRICANO, GUSTO AFRICANO

Dian Diallo, lo champagne made in France per l’Africa

Dian Diallo e Remi Jacques (Photo by FRANCOIS NASCIMBENI / AFP)
Dian Diallo e Remi Jacques (Photo by FRANCOIS NASCIMBENI / AFP)

Quando è arrivato in Francia, nel 2001, Mamadou Dian Diallo pensava forse di lasciarsi alle spalle la propria terra – la Guinea – e di giocarsi la partita della vita in Europa. Ha studiato economia e management, lanciandosi poi nel mondo del lavoro. I casi della vita l'hanno portato a lavorare per alcune maison di Champagne come rappresentante e questo gli ha dato l'opportunità di conoscere da vicino quel mondo tanto ristretto – quanto lo è il terroir – e così francese fatto di lusso e bollicine.

Dopo aver visitato le più importanti caves di Épernay e aver venduto (ma talvolta anche degustato) i grand cru d'eccellenza, dopo aver frequentato i maîtres de cave di maison conosciute nel mondo come Laurent-Perrier e Moët et Chandon – nel 2014 è stato brand ambassador per la maison del gruppo LVMH - Dian Diallo ha deciso di trasformare la passione per lo champagne in un business e di scrivere il suo nome sull'etichetta.

È nato così nel 2017 Dian Diallo, il primo champagne che porta un nome africano. Non uno “campagne africano”, sottolinea l'imprenditore quarantenne, perché quello ovviamente non può esistere. “È stato vinificato e imbottigliato seguendo l'arte del metodo tradizionale – rimarca - Tutto è stato fatto in Champagne”.

Cuvée dedicate al gusto africano
Come alcune delle grandi maison, che comprano da piccoli produttori il prodotto vinificato e gestiscono l'assemblaggio nelle proprie cantine, anche Dian Diallo ha deciso di giocare la carta del marketing su un mercato che conosce meglio di molti competitor. Senza dunque trasformarsi in novello vigneron, si è affidato a Rémi Jacques, la cui famiglia produce champagne a Baye dal 1932.
Il progetto dell'imprenditore originario della Guinea nasceva però su una precisa strategia e su un target ben definito. Le ricerche di mercato lo hanno portato ad osservare come i consumatori africani e delle Antille siano attratti soprattutto dallo champagne dolce e fruttato. Niente Brut aggressivi, dunque, ma piuttosto un'aggiunta di zucchero di canna (che non è una cosa strana nella AOC) per rimuovere l'amaro e “ammorbidire” un po' lo champagne che lo stesso Dian Diallo ha descritto come “dedicato ai palati delicati”.

Con una produzione di 50mila bottiglie gestita da Rémi Jacques, Dian Diallo presenta quattro cuvée: brut tradizione, brut prestigio, cuvée reserve e brut rosé, ma in questi giorni la maison dovrebbe lanciare sul mercato una limited edition da 150 euro a bottiglia (con cui punta sul mercato Usa). Ad oggi, oltre ai “palati delicati” in Europa, Dian Diallo dichiara di vendere più di 10mila bottiglie l'anno in Africa (Côte d'Ivoire, Nigeria, Liberia, Cameroun, Gabon, Guinée e Burkina Faso). E le ambizioni sono internazionali.

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