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La rivincita dei bistrot: tappa al Laboratorio di Ale Lanzani

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A BRESCIA

La rivincita dei bistrot: tappa al Laboratorio di Ale Lanzani

E' il momento dei bistrot. Piacciono molto quelli d'autore, griffati da uno chef stellato. Ma per avere successo, essere noti dalle Alpi a Lampedusa ed avere un posto di rilievo nelle guide non è fondamentale. Un esempio tra i più illustri è quello di Ale(ssandro) Lanzani, 45enne di grande comunicativa e ampia visione: non può essere certo rimproverato di sedersi sugli allori, tanto più in una città ritenuta sonnacchiosa come Brescia.

In cinque anni ha trasformato la storica gastronomia di famiglia, in via Albertano, in una Bottega & Bistrot su due piani, recensita dalle maggiori guide enogastronomiche con il plus delle Tre Cocotte del Gambero Rosso, il massimo per la tipologia bistrot. Nel locale in zona Stadio – semplice e piccolo – si respira il piacere di offrire cose buone, dalla colazione (valida caffetteria e brioches perfette) sino all'aperitivo, ancora più gradevole se consumato nella veranda esterna. Nello spazio a livello strada funziona la bottega (vera) e ci sono i tavoli per un pranzo veloce: salumi e formaggi al top, il famoso Lanzburger con chips di patate, i piatti del giorno.


Al piano inferiore, c'è il bistrot vero e proprio con una linea di cucina curata dal bravo e solare Augusto Pasini, allievo di Fusari e Leveillè, sempre più centrato nella proposta italiana e locale, con tocchi intelligenti. Qualche esempio: Tartare di manzo ‘omaggio' al Manzo all'olio di Rovato; la sardina essiccata di Monte Isola incontra il Mediterraneo; melanzane alla bresciana con Fatulì e Bagoss estivo; cacio e pepe con rigatoni di Paolo Petrilli; gamberi, patate ratte, salsa alle spezie dolci e tartufo estivo; filetto di manzo selezione Lanzani laccato con soia e miele; millefoglie con crema chantilly, fragole, lime e menta. Da alcuni tavoli si può ammirare una delle migliori cantine di Brescia: un migliaio di etichette, con un'ampia sezione dedicata allo Champagne e chiaramente al Franciacorta, con bottiglie introvabili altrove. Del resto, la passione di Lanzani per l'orgoglio enoico dei bresciani lo ha portato a gestire i wine bar del Consorzio durante Expo 2015 e durante l’installazione di Christo The Floating Piers sul lago d’Iseo.


Poteva bastare ma Lanzani ama molto il suo lavoro e ancora di più la sua città natale, così gli è venuta un'idea coraggiosa, poco meno di due anni fa: aprire un loft, inizialmente per mera necessità, poi per il piacere di offrire qualcosa di inedito a Brescia, finendo per dare un segnale importante. “Per l'esigenza di trovare uno spazio di lavoro, soprattutto per i servizi esterni, ho iniziato a ragionare con Livio Palatini, l'architetto di fiducia - racconta il patron – nel 2015 mi ha portato in via Milano, all'interno di uno dei palazzi degradati che mi ha richiamato subito le atmosfere di quelle zone post-industriali diventate cool. Ero appena stato a New York e quindi è stato un colpo di fulmine”. Pura gentrification, anche se inizialmente era una mezza follia. “Pensavo a cosa rappresentasse via Milano per noi bresciani e cosa era diventata. Ovvio che tutti, parenti in testa, mi davano del matto, ma io ero convinto, e quando ho incontrato, grazie a un amico comune, Stefano Rabolli Pansera il progetto ha preso forma”. Ma più che l'architetto e l'urbanista, Lanzani ha trovato nell'illustre bresciano - residente a Londra - l'uomo giusto per una visione d'insieme. “Ha visto la location e ci siamo capiti in pochi minuti: l'ha definita un ‘palinsesto urbano' dove si doveva ritrovare il passato e studiare un nuovo utilizzo dello spazio, fra le pieghe della storia. E in otto mesi ci siamo riusciti”.

L’offerta gastronomica del Laboratorio
In effetti, il Laboratorio – questo il nome del locale - è suggestivo sia nell'arredamento interno - vintage vero, superfici grezze e tavoli ricavati dalle vecchie porte - sia nel vigneto di città (scelta geniale per noi) che copre la corte di 200 mq (sugli 800 totali dell'opera) e il muro esterno. C'è un doppio bancone, enorme, che lo rende d'impatto. E l'offerta culinaria è giustamente ampia: dall'ampia selezione di ostriche dell'oyster bar ai lievitati croccanti; dalle tartare di pesce e di carne alle paste, dalla costata alla griglia ai gamberoni al forno. Il tutto accompagnato dai vini della già citata o da buoni cocktail. Un successo di pubblico, giovane in particolare, che viene per mangiare e divertirsi . “Io giro parecchio, per vedere e provare locali in tutto il mondo. Ero sicuro che Brescia fosse pronta per un posto del genere sennò mi sarei fermato al solo spazio di servizio. Ovvio che non ho pensato solo ai bresciani, ma anche a chi è pronto a percorrere 50 o 70 chilometri per un ‘salto' al Laboratorio. Però, sarei felicissimo se nascessero altre iniziative simili, questa città ha un potenziale incredibile: tiriamolo fuori”.

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