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La scommessa vinta di Ao Yun, il cabernet cinese di Lvmh

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La scommessa vinta di Ao Yun, il cabernet cinese di Lvmh

Ao Yun People Winemaking
Ao Yun People Winemaking

Non sai dove finisce il mito e dove inizia l'impeccabile professionalità. Non sai se preferisci farti soggiogare da paesaggi sognanti o dalla perfezione che scopri nel bicchiere. Un bel match quello di Ao Yun, il vino cinese di Lvmh. Un Cabernet Sauvignon che convince anche i più arcigni dei degustatori e fa decollare la fantasia di chi dietro a un'etichetta cerca territori, storie, persone.

Siamo alle pendici del Monte Sacro Meili (6.740 metri di altezza), nell'area dei Tre Fiumi Paralleli (Yangtze, Mekong e Salwen). Qui si trovano i villaggi di Adong, Xidang, Sinong e Shouri che, con le loro 314 sezioni di vigne - distribuite su una superficie di appena 27,7 ettari - hanno convinto il grande gruppo francese a buttarsi in un'avventura ai tempi ancora molto audace. Si parla di una decina di anni fa quando venne l'idea di creare un grande rosso cinese, grande secondo i parametri dell'enologia occidentale e dei migliori winemaker su piazza.

Un terroir unico
E ci sono voluti quattro anni di esplorazioni per identificare la regione che potesse corrispondere alla mitica Shangri-La descritta da James Hilton in Orizzonte Perduto. Dopo lunghe ricerche, la svolta: eccola, è la contea di Degin, situata a Nord-Ovest della provincia di Yunnan, un fazzoletto di terra capace di offrire le condizioni migliori per la nascita di eccezionali vini rossi. Questo perché le caratteristiche del terroir sono uniche al mondo: il clima ricorda quello della regione di Bordeaux, ma con le peculiarità tipiche dell'alta montagna (i vigneti Ao Yun si trovano ad altitudini comprese tra i 2.200 e i 2.600 metri). Il periodo di maturazione delle uve è maggiore di quello del suo corrispettivo francese, ma gode di un finale di stagione secco e soleggiato. La presenza delle vette protegge le vigne dai monsoni da Est e Ovest dello Yangtze e le piogge estive non sono abbondanti. L'elevata altitudine compensa la bassa latitudine: le viti non hanno necessità di produrre bacche, come invece accade nella regione Ningxia, a nord della Cina. La pendenza, inoltre, fa beneficiare i vigneti di raggi UV più intensi, anche se l'assolazione non è grande.

Queste condizioni hanno fatto sì che, nel 2008, il progetto Ao Yun potesse finalmente prendere corpo. Quando si decise di avviare la produzione, la grande sfida per la squadra diretta dal winemaker Maxence Dulou - che si è trasferito lì con la famiglia - fu quella di riuscire ad adattarsi, come già fatto in passato dagli abitanti della zona. Nei villaggi che facevano parte della tenuta non c'erano strade o elettricità e a quelle altezze si respira aria più rarefatta (con il 25% in meno di ossigeno). Tutte condizioni estreme che hanno reso questa impresa una vera, nuova frontiera della vinificazione.
La carta vincente è stata coinvolgere - sin dall'inizio - la popolazione locale. 120 famiglie che collaborano attivamente alla produzione di questo vino particolare. Il 100% delle operazioni sui vigneti è svolto a mano, secondi i principi della produzione biologica e della centenaria tradizione locale.

Nel 2013 nasce il primo Vintage Ao Yun, seguito dal 2014 e dal 2015. I tre vini sono stati presentati nei giorno scorsi a Milano durante una cena da Armani Nobu. In Italia arriverà solo qualche centinaio delle 25mila bottiglie prodotte. Ad un prezzo adeguato alla complessità di una produzione così estrema.

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