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Supertuscan, il vino toscano “fuori dalle regole” che sa…

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Supertuscan, il vino toscano “fuori dalle regole” che sa innovare

(Silvia Pieraccini)
(Silvia Pieraccini)

Ai “Supertuscan”, i vini prodotti al di fuori delle denominazioni d'origine, la Toscana deve un grande tributo: per lo spazio che hanno fatto guadagnare sui mercati internazionali e per gli investimenti che hanno stimolato sul territorio, spesso portando rivoluzioni in vigna e in cantina. Innovazioni come quelle che introdusse, nel lontano 1985, il marchese Bernardo Gondi nella tenuta Bossi di Pontassieve, sulle colline intorno a Firenze nel cuore della Docg Chianti Rufina, dove decise di impiantare Cabernet Sauvignon per produrre un vino all'epoca davvero lontano dalla tradizione toscana.


La scelta, racconta Gondi, nacque sia dalla vocazione della fresca zona del Chianti Rufina - che ha forti escursioni termiche tra il giorno e la notte nel periodo estivo, e che già nell'Ottocento era stata area di sperimentazione di vitigni francesi - sia dai risultati ottenuti dalle prime vinificazioni. “Cercare di fare qualcosa di nuovo mi diverte, è una sfida - spiega Gondi - e sono convinto che i terreni della tenuta Bossi abbiano grandi potenzialità”.
E' nato così l'Igt rosso Mazzaferrata, che prende il nome dallo stemma della famiglia Gondi - raffigurante due mazze ferrate a croce di Sant'Andrea - e che ha appena festeggiato i 30 anni di vita (1989-2019) con una degustazione verticale di nove annate a partire dagli anni Novanta. Wine tasting che si è svolta in Palazzo Gondi a Firenze, di proprietà della famiglia, uno degli edifici più prestigiosi della città, costruito da Giuliano da Sangallo alla fine del Quattrocento sull'esempio di Palazzo Medici e di Palazzo Strozzi, con vista spettacolare sul Duomo, sulla basilica di Santa Croce, su Palazzo Vecchio che sorge proprio davanti.


Mazzaferrata è un 100% Cabernet Sauvignon prodotto dal vigneto Pietraviva (2,7 ettari), situato a un'altezza di 250 metri con esposizione sudest su un suolo ricco di galestro e argilla con sedimenti calcarei. Fermenta in tini di cemento e riposa 24 mesi tra botti di rovere e barriques e almeno 24 mesi in bottiglia. “Non è un vino dell'enologo - spiega Fabrizio Moltard che dal 2007 è il consulente della famiglia Gondi - ma è un vino del territorio e della personalità del proprietario della tenuta”.

La produzione
Oggi il Mazzaferrata è diventato il Supertuscan d'eccellenza dell'azienda: se ne producono circa cinquemila bottiglie, sulle 60mila totali della tenuta Bossi che conta 19 ettari a vigneto e appartiene alla famiglia Gondi dal 1592. Una famiglia che ha fatto la storia di Firenze fin dalla fine del 1100, e che annovera commercianti, banchieri e agricoltori. Imparentati con i Medici, i Gondi arrivarono anche in Francia, aiutando Caterina de' Medici e i Valois alla corte di Parigi dove per due secoli ricoprirono alti incarichi di governo, militari e ecclesiastici. Oggi Bernardo Gondi gestisce i 315 ettari della tenuta Bossi (con oliveti, cereali, boschi e agriturismo) con la sorella Donatella e con i figli, Gerardo e Lapo. Proprio loro hanno appena seguito le orme del padre nel voler fare un Supertuscan che interpretasse il territorio secondo la loro visione: ha appena debuttato Fiammae, 100% Sangiovese, selezione da un singolo vigneto che si trova a 300 metri d'altitudine con una parte di uve che viene appassita e l'altra subito vinificata, affinato in barrique per 18 mesi e poi 12 mesi in bottiglia. Per adesso è un piccolo progetto di sole 500 bottiglie: ma il passato insegna che potrà crescere.

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