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Foodora: con il decreto «dignità» via dall’Italia. Di Maio: no ai ricatti

di Redazione Roma


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2' di lettura

Foodora Italia lancia un messaggio al governo: con il decreto dignità saremo costretti a lasciare l’Italia. E l’esecutivo replica, prima Luigi Di Maio e poi con Matteo Salvini. Il primo avverte: no ai ricatti. Il secondo, durante un comizio a Cinisello Balsamo, chiarisce la sua posizione: totale sostegno al collega di governo nel braccio di ferro con le multinazionali.

«Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare» queste attività, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio in un post pubblicato su facebook, dopo che in in’intervista a Il Corriere della Sera Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, aveva attaccato il nuovo governo perché « ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l’Italia».

«Ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore - è stata la replica del ministro -. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro - ha concluso Di Maio -. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto».

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A stretto giro, la replica della multinazionale alle parole del ministro. «Siamo contenti che adesso il Ministro dichiari di voler favorire la crescita delle attività della Gig economy. Ascolteremo con grande interesse le sue proposte per la crescita. La tutela dei rider è la nostra priorità da sempre, insieme a quella di far crescere l’azienda. Lo abbiamo dimostrato con i fatti dal 2015, garantendo le tutele più elevate del settore», ha detto Cocco.

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