PASTI A DOMICILIO

Foorban, primo ristorante digitale, punta alle aziende, treni e aerei

di Gianni Rusconi

4' di lettura

«Sono le 13:27, ordina ora e ricevi il pranzo in meno di 30 minuti». L'home page che accoglie i visitatori del sito di Foorban con un messaggio simile a questo e invita gli utenti a verificare la copertura del proprio domicilio, visualizzando i piatti disponibili (con tanto di ingredienti, valori nutrizionali e ovviamente prezzi di ognuno) e quelli eventualmente già “sold out”. La storia di questa startup milanese attiva dal 2016 si specchia perfettamente nel boom del food delivery in Italia, il cui giro d'affari è arrivato a 400 milioni di euro, con un marchio di fabbrica ben preciso nel panorama nazionale: essere il “primo ristorante digitale” a controllare in modo integrato tutto il processo, dalla preparazione dei piatti (approvati da una nutrizionista e pensati per essere serviti dopo il tempo di trasporto) alla gestione dell'ordine (via app o sito Web) fino alla consegna (un algoritmo individua il percorso ideale per ottimizzare i tempi e fare in modo che i piatti arrivino in perfetto stato) con packaging studiato in casa.

E non solo. Foorban rivendica anche il titolo di primo food delivery tricolore ad aver portato offline il proprio servizio, consolidando la sua evoluzione in ottica “omnichannel” e aggiungendo al portfolio dei servizi offerti ai consumatori un format retail rivolto alle aziende. Il primo negozio fisico è stato avviato infatti a novembre 2017 all'interno della sede di Amazon a Milano, in Viale Monte Grappa, e serve in modo esclusivo gli oltre 500 dipendenti dell'azienda. Come funziona? Direttamente dai frigoriferi a vista è possibile fare il pick-up dei piatti del giorno cucinati freschi dagli chef Foorban, facendosi guidare nella scelta del pasto dalle informazioni relative ad ogni piatto indicate sugli schermi posizionati lungo le pareti del locale.

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Nuove aperture nelle aziende
Dalla classica app si passa quindi al ristorante fisico con un format di pausa pranzo che resta veloce ma al contempo si fa sano ed originale, anche nell'ottica dell'evoluzione dei concetti di benefit al dipendente. Ed è proprio in questo solco che sono previste le novità per il 2019 di Foorban, anticipate in anteprima al Sole24ore.com: cinque nuove aperture retail “offline” tra il capoluogo lombardo e Roma, la presenza di una caffetteria all'interno di alcuni store aziendali e la disponibilità di un'app b2b dedicata per ordinare il pranzo dalla scrivania e ritirare il proprio pasto direttamente in negozio, saltando il passaggio in cassa.

Dietro la sua poderosa crescita, che l'ha portata a consegnare fino a oggi più di 150mila pranzi nel centro di Milano (nel 2018 il numero di pasti serviti è triplicato rispetto all'anno precedente) con oltre 1.200 ricette diverse preparate, a raddoppiare l'organico e a porre le basi per attivare il servizio consumer in altre città italiane, ci sono sicuramente i finanziamenti ricevuti in questo triennio (oltre 2,6 milioni di euro nel complesso) ma c'è soprattutto la visione dei suoi tre giovani fondatori, Stefano Cavaleri, Marco Mottolese e Riccardo Pozzoli, tutti trentenni. La strategia che la startup ha in serbo per l'anno nuovo verte soprattutto sull'idea di digitalizzare anche il comparto del catering aziendale, un mercato che vale attualmente oltre 500 miliardi di euro su scala globale ed è destinato a raggiungere i 700 miliardi nel 2023 (fonti Imf, Gira e Koncept's Global Contract Catering Market Report).

Aggredire ulteriormente il b2c con i servizi di delivery, puntare forte sul segmento delle piccole e medie imprese con una proposta di smart catering per mettere a disposizione dei dipendenti una piattaforma dedicata attraverso la quale ordinare il pranzo su base settimanale (scegliendo tra un menu di oltre 20 opzioni sempre diverse) e trovare sbocco nelle grandi aziende con il format retail: questo, in sintesi, il piano di sviluppo della società per i prossimi dodici mesi confermato ufficialmente dai diretti interessati. Ma perché un'azienda dovrebbe affidarsi a Foorban e non a un servizio di catering o di mensa tradizionale?

A precisa domanda, Mottolese e Cavaleri, ribadiscono innanzitutto come l'ampliamento del servizio in ottica aziendale rappresenti l'evoluzione naturale del modello di business focalizzato sulla pausa pranzo di moltissimi lavoratori milanesi. “L'opportunità di aprire lo store in Amazon – spiegano - è nata proprio dal rapporto di fiducia già instaurato, attraverso il servizio consumer, con moltissimi dipendenti dell'azienda che ordinavano singolarmente dalla nostra app. Ci differenziamo da altri operatori perchè proponiamo un'esperienza completamente diversa rispetto a una classica mensa aziendale, con una qualità del cibo e dei menù decisamente superiore e un'esperienza di consumo del lavoratore estremamente personalizzata e veloce. Non dovendo allestire una cucina negli uffici, inoltre, eliminiamo odori, code e confusione”. Ricercatezza delle materie prime, attenzione agli aspetti nutrizionali e velocità del servizio sono quindi gli ingredienti di una ricetta che vuole soddisfare in toto le esigenze “food” del nuovo consumatore, a casa come in ufficio. “La sfida – concludono infatti i due co-founder - è quella di creare un'esperienza multicanale che sia coerente in tutti gli aspetti del servizio: unire l'online e l'offline e il pranzo a domicilio e l'in-store, digitalizzare il punto fisico e mantenere una componente fisica e umana nella consegna dei piatti, dal sorriso del rider all'assistenza del servizio clienti”. Con l'ambizione non nascosta di portare, nel futuro prossimo, le proprie specialità anche a bordo di treni e aerei. Anche a cena.

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