Preziosi

Fope argina la crisi e prepara il debutto nel lusso di Dubai

di Barbara Ganz

3' di lettura

Una azienda che ha come data di fondazione il 1929 può dire di averne viste, di crisi: Fope, storica azienda della gioiellerie di alta gamma fondata a Vicenza nell’anno della Grande depressione americana, da laboratorio ha saputo cambiare pelle e adattarsi. Per un periodo si è occupata di orologi, dalle casse ai cinturini, poi, negli anni Ottanta, ha iniziato a produrre gioielli con un design che oggi è un suo tratto distintivo. Sempre rimanendo di proprietà familiare, oggi alla terza generazione.

La crisi del 2008 è stata superata, e così sarà per la pandemia, spiegano nel quartier generale da poco ampliato: «L’azienda ha contenuto i danni nell’anno peggiore dell’emergenza sanitaria, limitandoli quasi solo ai Paesi dove a fermarsi è stato il turismo». Per Diego Nardin, amministratore delegato, si può essere soddisfatti: «Il dato di chiusura dei ricavi è superiore alle aspettative, molto prudenti; la flessione del 25,7% rispetto al 2019, e in particolare dell’11% se compariamo il dato relativo ai soli Paesi con significativo impatto turistico, è un risultato che ci conforta rispetto alla rilevanza che il brand ha per i nostri concessionari e come prima scelta per le nostre clienti. L’attenta gestione dei costi nelle fasi di lockdown e le vendite, realizzate con le marginalità precedenti all’emergenza sanitaria, hanno consentito di mantenere un adeguato livello di profitto e la distribuzione di dividendi nel corso del mese di dicembre 2020. La gestione finanziaria, che non ha subito impatti significativi in seguito ai periodi di chiusura, ha consentito di procedere con gli investimenti programmati».

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Anche per questo si guarda al 2021, continua l’amministratore delegato, «con ottimismo: crediamo nella capacità di ottenere risultati positivi, nonostante il contingente periodo di emergenza sanitaria non consenta di sciogliere tutte le incertezze riguardo la risposta dei mercati. Risulta tuttavia positivo, e in linea con le nostre aspettative, il riscontro avuto fino ad ora dai nostri migliori concessionari».

Fope vende per l’80% sui mercati internazionali: con l’emergenza sanitaria mercati dai risultati importanti come i Caraibi hanno segnato pesanti riduzioni, e lo stesso vale per le isole spagnole o le città d’arte come Firenze e Venezia. L’operazione di dimagrimento delle spese ha fatto il resto, limitando l’impatto negativo: «Siamo orgogliosi di avere rispettato tutte le scadenze con i nostri fornitori, come richiede una gestione del business responsabile, e a dicembre 2020 abbiamo distribuito il dividendo fermato ad aprile per cautela. Confermate anche le campagne di marketing, che proporranno le nuove collezioni firmate da Claudia Piaserico, product manager in Fope dal 2019, con i classici Fope – le catene nelle diverse tipologie, in particolare Vendôme ed Eka – reinterpretati anche con l’inserimento di pietre preziose di colore dopo un attento studio sui gusti, le preferenze e le esigenze del pubblico di riferimento. A questo si aggiungono nuovi investimenti nell’efficienza e nella qualità delle linee produttive e dei prodotti, guardando anche a una fascia di clientela più giovane da conquistare andando oltre i best seller - tipicamente bracciali e collane - con una rinnovata proposta di anelli e orecchini in abbinamento a ogni collezione.

L’azienda non si è fermata con il lockdown: «Direi che abbiamo solo alzato il piede dall’acceleratore. Germania, Uk e Usa si sono dimostrati mercati molto resilienti alla pandemia. Sugli Stati Uniti, in particolare, abbiamo grandi aspettative di crescita: a oggi circa il 20% del nostro fatturato ma si tratta di un mercato dalle grandi potenzialità. La Germania si prevede riaprira gradualmente e l’Inghilterra a fine aprile. Nel frattempo stiamo lavorando per aprire un nuovo spazio di vendita a Dubai in un innovativo mall del lusso sullo stile di quello aperto a Kuala Lumpur proprio in ottobre del 2020».

La difficoltà a organizzare visite aziendali e incontri, a causa delle restrizioni legate all’epidemia, è stata affrontata con un investimento in tecnologia per poter mostrare immagini delle collezioni più realistiche e dettagliate.

Gli investimenti guardano anche al capitale umano e ai giovani talenti: l’azienda sarà referente di tesi per 19 studenti e studentesse dell’Istituto europeo di Design, 11 saranno pronte già per luglio.

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