Storie d’impresa

Fope: «La propensione all’acquisto di gioielli di fascia medio-alta non è calata»

L’azienda vicentina limita i danni e conferma i propri obiettivi di crescita. L’80% del prodotto è venduto sui mercati internazionali

di Barbara Ganz

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I punti chiave

  • Le catene a maglia brevettata
  • All’estero l’80% dei ricavi Fope
  • Showroom a Dubai, corner a Kuala Lampur

4' di lettura

Fope, azienda orafa fondata a Vicenza nel 1929, limita i danni di un anno condizionato dall'emergenza sanitaria e conferma i propri obiettivi di crescita: una crescita che si fonda sul proprio tratto distintivo, le catene a maglia d'oro flessibili – grazie a una innovazione brevettata di piccole molle – sia dando una seconda vita ai modelli più tradizionali che creando nuove forme. L’80% del prodotto è venduto sui mercati internazionali.

«Anche alla luce dei risultati del 2020 raggiunti in una situazione difficile, guardiamo al 2021 con ottimismo e crediamo nella capacità di ottenere risultati positivi, nonostante il periodo di emergenza sanitaria non consenta di sciogliere tutte le incertezze riguardo la risposta dei mercati. È tuttavia positivo, e in linea con le nostre aspettative, il riscontro avuto finora dai nostri migliori concessionari» spiega l'ad Diego Nardin.

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Quali cambiamenti avete introdotto nei negozi e / o negli ambienti di lavoro (uffici e impianti produttivi)?

Abbiamo aperto nel 2020 una boutique Kuala Lumpur e presto a Dubai aprirà un nuovo show room all'interno di un mini mall; è appena stato firmato un contratto per un punto vendita nell'isola di saint Thomas, nei Caraibi, secondo il format shopping shop, il progetto avviato da qualche anno che prevede l'apertura di corner all'interno di concessionari: nel 2020 ne sono stati inaugurati sette e quest'anno procediamo. Negli uffici e nei reparti produttivi ci sono procedure di salvaguardia, uso di Dpi e distanziamento, la sicurezza è assicurata in sede dagli ampi spazi disponibili anche in produzione. Seguiamo un processo continuo di innovazione in una azienda tecnologica; la applichiamo al prodotto, creando bracciali flessibili con una metodologia brevettata di piccole molle di oro all'interno dei componenti della maglia, ed è una tecnologia sempre sviluppata all'interno, applicata all'intero processo produttivo.

Quali novità resteranno oltre la pandemia?

Ci siamo abituati nel corso del 2020 a usare strumenti per la connessione remota che oggi usiamo in maniera professionale; appena possibile torneremo a viaggiare e incontrare i clienti, ma nel frattempo abbiamo imparato utilità e potenzialità di questi strumenti che cambieranno comunque il nostro modo di lavorare. Leggermente diverso è il rapporto con il cliente: abbiamo presentato le collezioni e raccogliamo gli ordini da remoto, ma stiamo facendo di necessità virtù, sarà diverso quando potremo tornare a incontrare le gioiellerie.

Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?

Difficile dare una statistica, però i riscontri dai nostri clienti ci dicono che nessun calo è avvenuto rispetto alla propensione all'acquisto di un gioiello, non solo del nostro brand. Chiaramente ci riferiamo al nostro ambito legato a un posizionamento medio alto: se guardiamo ai dati non troviamo differenze di mix: ci potevamo aspettare la scelta di prodotti meno costosi, invece è rimasto invariato.

Rispetto alle collezioni per la PE 2020, in che misura sono state ridotte quelle dell'AI 20-21 e della PE 21?

Come gioiellieri non abbiamo due stagioni, ma una unica a inizio anno, presentata in occasione della fiera Vicenza Oro di gennaio e con incontri mirati. Questo nel 2020 è avvenuto regolarmente, e nel 2021 abbiamo continuato a lavorare su maglia e design. In questo senso la pandemia non ci ha influenzati, andiamo avanti con i nostri progetti.

La pandemia ha cambiato il vostro approccio ai social e alla comunicazione B2C attraverso i social?

Diciamo che da parte nostra c'è sempre stata grande attenzione, ma nel 2020 ci abbiamo investito di più, spaziando da Instagram a Facebook.

Quanto ha aiutato l'e-commerce? Eravate pronti o avete aumentato gli investimenti e/o internalizzato piattaforme e logistica?

La premessa è che io credo molto in questo canale anche per la gioielleria: abbiamo un e-commerce sul nostro sito, in questo momento non raggiunge ancora un valore significativo di vendita ma va detto che molte vendite Fope passano attraverso i siti e-commerce dei nostri clienti.

Quanto ha pesato l'impossibilità di incontri B2B in presenza (fiere, congressi, showroom ecc)? La versione virtuale di questa modalità di presentazione delle collezioni può bastare?

Nel 2020 per fortuna la pandemia è esplosa a marzo, quando avevamo già presentato la collezione. Quando quella fase è passata, abbiamo fatto di necessità virtù e coltivato i rapporti con i clienti. La scorsa estate la nostra rete commerciale ha ripreso e mi auguro che quanto prima si possa ricominciare. In America è già così, noi siamo influenzati dalla situazione italiana che in questo momento è critica. Saremo pronti per le riaperture, dall'Inghilterra alla Germania.Il 2020 è alle spalle.

Quale è stata la perdita di fatturato (e/o di redditività)?

Il dato di chiusura dei ricavi è superiore alle aspettative, peraltro molto prudenti; la flessione del 25,7% rispetto al 2019, e in particolare dell'11% se compariamo il dato relativo ai soli Paesi con significativo impatto turistico, è un risultato che ci conforta rispetto alla rilevanza che il brand ha per i nostri concessionari e come prima scelta per le nostre clienti. L'attenta gestione dei costi nelle fasi di lockdown e le vendite, realizzate con le marginalità precedenti all'emergenza sanitaria, hanno consentito di mantenere un adeguato livello di profitto e la distribuzione di dividendi nel corso del mese di dicembre 2020. La gestione finanziaria, che non ha subito impatti significativi in seguito ai periodi di chiusura, ha consentito di procedere con gli investimenti programmati.

E quali conseguenze sul fronte dell'export, sia in termini quantitativi sia dei cambiamenti tra mercati esteri?

Il nostro export si attesta sull'80 per cento. La flessione, come detto, ha colpito i mercati dove è mancato il turismo, come le isole spagnole, le città d'arte, i Caraibi, ma altri Paesi sono invece cresciuti con una riduzione delle perdite totali.

È confermata la ripresa della Cina?

Non siamo presenti per scelta su quel mercato.

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