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Forbes toglie Domenico Dolce e Stefano Gabbana dalla lista dei miliardari. Ma è uno sbaglio e arrivano le scuse

di Giulia Crivelli


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5' di lettura

Schadenfreude, letteralmente: il piacere che si prova di fronte al dolore degli altri. È una delle parole tedesche, tutte altrettanto belle e intraducibili (in italiano e non solo), raccontate nel libro Piccolo viaggio nell’anima tedesca, di Vanna Vannuccini e Francesca Pedrazzi, uscito per Feltrinelli nel 2004 e da allora costantemente ripubblicato (siamo alla dodicesima edizione). Tiffany Watt Smith, storica inglese, si è spinta oltre e alla parola tedesca ha dedicato un intero saggio, Schadenfreude [sciadenfroide]. La gioia per le disgrazie altrui, appena pubblicato da Utet. A parte la curiosità di mettere nel sottotitolo la pronuncia in italiano e la traduzione leggermente più dura di quella proposta qualche riga sopra, la curiosità per la scelta è legittima. Un libro di quasi 200 pagine per una sola parola? Ebbene sì, ma forse è bene che sia così: è utile riflettere su questa umana, troppo umana, reazione, di provare una qualche forma di soddisfazione quando persone che conosciamo o delle quali sentiamo parlare fanno un passo falso, hanno un momento di sfortuna o addirittura cadono in disgrazia.

Torneremo sul libro di Tiffany Watt Smith, già autrice di Atlante delle emozioni umane, ma è un recente fatto di cronaca giornalistica, potremmo dire, a fornirci un esempio quasi perfetto di Schadenfreude. Accade che la rivista Forbes, tra i più famosi e diffusi (anche nella versione online) magazine di economia e finanza americani, il 5 marzo pubblichi la classifica 2019 dei miliardari (Billionaires - The richest people in the world).

Nulla di nuovo, lo fa da decenni, fornendo nei giorni successivi materia per quasi tutti gli organi di stampa, che sulla classifica ricamano traendone conclusioni su come – si presume – la distribuzione della ricchezza mostra i cambiamenti della società. e degli equilibri tra Paesi o tra vecchie e nuove professioni. T ra gli esercizi più diffusi, quello di vedere chi è entrato e chi è uscito. Con relative sfumature di invidia o, appunto, Schadenfreude. E persino proteste: c’è chi si è rifiutato di accettare l’entrata di Kylie Jenner, 21 anni, record di età per la classifica Forbes, che la definisce imprenditrice digitale. Rifiutato nel senso che ci sono ancora persone che non concepiscono la professione di influencer come una forma di imprenditoria digitale. Ma fin qui sarebbe, probabilmente, solo invidia.

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Dalla classifica, nella prima versione, veniva però segnalata l’uscita di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, fondatori e proprietari del marchio Dolce&Gabbana e dell’omonima azienda. Venivano indicati come “drop offs” (caduti, fuoriusciti) nell’articolo a corredo della classifica, intitolato Billionaire Drop-Offs: Tough Year For Superrich As Hundreds Drop Out Of Ranks. Articolo ripreso da siti e giornali americani ed europei, citando a vario titolo l’incidente diplomatico-economico del novembre 2018, quando Dolce&Gabbana cancellarono il mega show previsto a Shanghai per una bufera scatenata da Instagram dopo alcuni post di Stefano Gabbana che criticavano aspetti della cultura cinese. O almeno, che furono interpretati come insulti della cultura cinese.

Non è chiaro, a oggi, se gli annunciati boicottaggi minacciati nei giorni successivi all’incidente avranno conseguenze sulle vendite in Cina del brand e quindi sui suoi bilanci. Ma sicuramente non potrebbero venire riflessi da una classifica che guarda alla ricchezza dell’anno che, al momento dei fatti di Shanghai, stava per chiudersi, insieme ai relativi bilanci aziendali. Citare (lo hanno fatto in molti) lo show cinese cancellato, le cause di quella cancellazione e una non meglio “attitudine” di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, considerati stilisti dal carattere imprevedibile e a tratti rissoso o comunque permaloso (ma chi, tra gli stilisti, non lo è, di grazia?): ecco un bell’esempio di Schadenfreude. E un bell’esempio di come, purtroppo, anche quando una notizia sbagliata o falsa viene rettificata, lo spazio dato all’ammissione dell’errore è sempre molto inferiore a quello dell’annuncio.

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È accaduto anche a Forbes, che all’interno dell’articolo correlato, quello sui drop-offs, ha inserito una Editor’s note (letteralmente, nota del direttore). Quattro righe, che recitano così: «Due to a reporting mistake, Forbes incorrectly listed Domenico Dolce and Stefano Gabbana as drop-offs from the 2019 Billionaires List. The Italian fashion entrepreneurs are worth $1.3 billion each. Forbes regrets the error» («A causa di un errore giornalistico, Forbes ha scorrettamente inserito Domenico Dolce e Stefano Gabbana tra i fuoriusciti dalla lista 2019 dei miliardari. I due imprenditori italiani della moda valgono ciascuno 1,3 miliardi. Forbes è dispiaciuto (SIC) per l’errore»). La nota è stata inserita il 21 marzo, ben 16 giorni dopo la pubblicazione dell’articolo principale del 5 marzo. Sedici giorni nell’universo di internet sono un’eternità. E la Schadenfreude 4.0 ha dato il meglio di sé.

Un episodio trascurabile, si dirà. Forse. Ma forse dovrebbe farci riflettere, ripetiamo, sulla modalità con la quale organi di stampa – in tutto il mondo, persino negli Stati Uniti, che dovrebbero essere un esempio per tutti in fatto di etica e buone pratiche giornalistiche – ammettano gli errori e si scusino (si noti al proposito la scelta del verbo, to regret, che significa essere dispiaciuti, non porgere scuse). A maggior ragione nell’era digitale, dove tutto sembra contenuto in un acceleratore simile a quello di istituti di ricerca come il Cern di Ginevra.

Ma ancora di più, anche per chi non segue le vicende legate al mondo della moda e al suo dietro le quinte (che significa prima di tutto una filiera da 92 miliardi e 600mila occupati diretti, non gossip), l’episodio ci potrebbe servire per indagare quel lato semi-oscuro, possiamo dire così, di noi, che ci porta a godere per le piccole o medie o grandi sfortune altrui. Come scrive Tiffany Watt Smith nel suo libro, ognuno di noi può provare Schadenfreude quando, ad esempio:

- Un pendolare ti spintona per raggiungere il suo treno, e poi lo perde
- Il belloccio dell’ufficio fa lo splendido sulla sedia girevole e si ribalta
- La tua ex / il tuo ex annulla all’ultimo il matrimonio per motivi ignori
- Una folata di vento porta via il parrucchino di un passante
- Il campione mondiale di castelli di carte starnutisce a fa cade tutto.

«Dovresti dispiacerti, invece non riesci a toglierti dalla faccia quel sorrisetto. Ecco cos’è la Schadenfreude», scrive Tiffany Watt Smith . Forse, aggiungiamo noi, è un sorriso tossico, che nulla a che vedere con quelli che scaturiscono da situazioni autenticamente divertenti, dove nessuno soffre in alcun modo. Oggi più che mai ci sarebbe bisogno di empatia, comprensione, capacità di mettersi nei panni degli altri. Con leggerezza, magari un pizzico di (auto)ironia, se la situazione non è drammatica. Ma sempre evitando di assecondare quel lato semioscuro di noi. Perché chi di Schadenfreude ferisce, di Schadenfreude, quasi certamente, perisce.

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