l’inchiesta sul megayacht

Force blue, Briatore indagato per corruzione

(ANSA)

2' di lettura

Arresti domiciliari per Andrea Parolini, commercialista di Flavio Briatore, e l’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Genova Walter Pardini.
La guardia di finanza ha eseguito le misure questa mattina. L’accusa è di corruzione. Per la stessa vicenda è anche indagato Flavio Briatore. Secondo l’accusa, il professionista avrebbe corrotto il funzionario pubblico, per tentare di “ammorbidire” la posizione di Briatore per la maxi-evasione fiscale legata al
suo yacht, il Force Blue
.

Flavio Briatore è un personaggio «arcinoto alle cronache mondane, indubbiamente scaltro e
spregiudicato»
. È la descrizione che il giudice per le indagini preliminari Ferdinando Baldini fa nell’ordinanza di custodia emessa nei confronti del commercialista dell'imprenditore, Andrea Parolini, e dell'ex direttore delle Entrate di Genova Walter Pardini. «Briatore - prosegue il gip - ha accettato l’accordo correttivo su suggerimento dei suoi avvocati penalisti facendosi promotore in prima persona delle iniziative dell'indagato (Parolini, ndr)».

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Briatore lo scorso febbraio è stato condannato a 18 mesi per i reati fiscali legati al noleggio del Force Blue, il megayacht sequestrato dalla Guardia di Finanza al largo della Spezia nel 2010 mentre a bordo c'erano Elisabetta Gregoraci e il figlioletto, e una ventina di membri dell'equipaggio. I giudici hanno dichiarato prescritti i reati commessi nel 2008 e hanno diminuito così la condanna rispetto ai 23 mesi del primo grado.

Secondo l’accusa, Briatore era amministratore di fatto e proprietario della Autumn Sailing Limited e, quindi, effettivo proprietario e armatore dello yacht. L'accusa era quella di aver simulato un'attività commerciale di noleggio che avrebbe consentito di utilizzare il Force Blue iscritto in un Paese extracomunitario e di proprietà della Autumn Sailing Limited con sede nelle Isole Vergini Britanniche, per uso diportistico in acque territoriali italiane dal luglio 2006 al maggio 2010 senza versare la dovuta Iva all'importazione per 3,6 milioni di euro.

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