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Ford, maggiori costi da 1 miliardo per l’inflazione. Il titolo affonda

Le preoccupazioni derivano anche dalle tensioni sui mercati finanziari per il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse. Il timore è che l’economia precipiti in una recessione

di Alberto Annicchiarico

Inflazione Usa, la Fed verso un nuovo maxi-rialzo dei tassi

2' di lettura

Il profit warning di Fed Ex è stato il primo. Oggi è toccato al secondo costruttore americano di automobili. Le azioni di Ford sono scese del 10% dopo che la casa di Dearborn ha comunicato che una combinazione di inflazione e carenza di componenti lascerà l’azienda con un numero di veicoli non finiti superiore a quanto previsto in precedenza. La stima è che i costi dei fornitori legati all’inflazione nel terzo trimestre saranno superiori di circa 1 miliardo di dollari rispetto a quanto previsto. «I costi inflazionistici sono preoccupanti in quanto potrebbero persistere nel quarto trimestre e nel 2023», ha affermato l’analista di Wells Fargo, Colin Langan. La società a luglio aveva stimato costi superiori pari a 3 miliardi di dollari per l’anno proprio a causa delle pressioni inflazionistiche.

I risultati preliminari del terzo trimestre di Ford hanno fatto cadere anche le azioni della rivale General Motors del 5% poiché alcuni analisti hanno affermato che potrebbe servire più tempo all’industria automobilistica per riprendersi dalla carenza di chip. «Sembra che in tutto il settore la carenza di chip e componenti possa migliorare a un ritmo più lento del previsto», ha affermato l’analista di Deutsche Bank, Emmanuel Rosner. Non è risolta, quindi, un’emergenza iniziata a fine 2020 per effetto della pandemia (quando la domanda del settore automotive era esplosa dopo mesi di stop e aveva messo in difficoltà i produttori) e che è costata alle case un calo dei volumi per milioni di unità e ai consumatori attese più lunghe per le consegne e un forte rialzo dei prezzi.

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Tornando alle performance borsistiche, un produttore di veicoli elettrici come il campione Tesla, tuttora la società a maggior capitalizzazione del settore (tornata negli ultimi mesi a ridosso del trilione di dollari), ha contenuto le perdite sotto l’1%, apparentemente lontana dai destini delle case nate e cresciute con il motore a combustione interna.

Le preoccupazioni per Ford, e non solo, derivano anche dalle tensioni sui mercati finanziari per il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse, decisi dalla Federal Reserve per tentare di domare l’inflazione. Domani è atteso un ulteriore rialzo di 75 punti base. Il timore è che l’economia precipiti in una recessione.

Ford, che dovrebbe riportare i risultati del terzo trimestre il 26 ottobre, ha tuttavia confermato lunedì i suoi utili rettificati al lordo di interessi e tasse compresi tra 11,5 e 12,5 miliardi di dollari. Le azioni Ford sono state scambiate intorno a 13,5 dollari, la performance peggiore da febbraio, per poi riguadagnare qualche decimale.

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